31 Agosto 2026
C’è un momento, nel salto con l’asta, in cui una gara sembra essere già finita. L’asticella è stata superata dagli altri concorrenti, il vincitore è praticamente deciso e restano soltanto i tentativi dell’atleta che ha dominato la competizione. Per Armand Duplantis, però, è proprio in quel momento che comincia la parte più attesa.
La misura necessaria per vincere è stata superata, ma l’asticella viene spostata ancora più in alto. È lì che il pubblico torna a guardare, non più per sapere chi vincerà, ma per capire se cadrà un altro record.
È questo il vero fenomeno costruito da Duplantis: ci ha abituati all’impossibile.
Il 12 marzo 2026, a Uppsala, lo svedese ha portato il record mondiale a 6,31 metri, migliorando di un centimetro il precedente e stabilendo il quindicesimo primato mondiale della sua carriera.
E forse non c’è un episodio che lo racconti meglio della sua sconfitta a Stoccolma, nel giugno 2026. Duplantis non ha vinto, non ha stabilito un record e si è fermato a 5,80 metri. A vincere è stato Kurtis Marschall, con 5,90. Una normale sconfitta sportiva, se a subirla fosse stato un atleta qualunque. Nel suo caso, però, è diventata una notizia proprio per la sua eccezionalità.
Prima di quella gara, infatti, Duplantis aveva vinto 40 competizioni consecutive, una striscia iniziata nel luglio 2023 e durata quasi tre anni.
È il paradosso di chi ha trasformato la normalità in eccezione: quando perde, fa notizia. Quando vince, la domanda diventa ormai quanto riuscirà a saltare.
Il dominio di Duplantis, però, non si misura soltanto attraverso le vittorie.
Il 12 marzo 2026, a Uppsala, lo svedese ha portato il record mondiale a 6,31 metri, migliorando di un centimetro il precedente e stabilendo il quindicesimo primato mondiale della sua carriera.
Un numero che, da solo, racconta la solidità di un percorso. Duplantis ha infatti riscritto per quindici volte il record mondiale di salto con l’asta, migliorando di volta in volta la misura che lui stesso aveva stabilito. Un dominio che lo ha portato a diventare l’atleta ad aver stabilito più volte il primato mondiale nella storia della specialità.
Dal 6,24 realizzato nel 2024 al 6,31 attuale, il record è stato alzato di sette centimetri in poco più di due anni, attraverso una successione di misure che hanno trasformato progressivamente l’eccezione in qualcosa di quasi abituale.
Il dato diventa ancora più significativo se confrontato con il resto della storia della specialità. Il 6,31 di Duplantis rappresenta oggi la vetta assoluta, mentre il secondo miglior salto di sempre è il 6,17 di Emmanouil Karalis.
Quattordici centimetri che possono sembrare una differenza minima, soprattutto per chi osserva il salto con l’asta da fuori, ma a questi livelli rappresentano un’enorme distanza.
Il greco è riuscito ad entrare in una dimensione che fino a pochi anni fa sembrava riservata solo a Duplantis, ma ha creato una distanza significativa anche rispetto ai grandi specialisti contemporanei. Forse è questo l’aspetto più particolare del dominio dello svedese: non si limita a essere il migliore della sua generazione, ma ha creato una distanza significativa anche rispetto ai grandi specialisti contemporanei.
Eppure, la gara di Zurigo del 27 agosto 2026 racconta qualcosa di diverso. Perchè se il 6,31 rappresenta la distanza che ancora separa Duplantis dagli altri, il confronto con Karalis dimostra quando quella distanza possa ridursi quando i due si trovano sulla stessa pedana.
Il greco ha infatti superato 6,20 metri, nuovo record nazionale, mentre Duplantis ha imposto con 6,25, la misura che gli è valsa la vittoria. Per la prima volta, però, il racconto non è soltanto quello del campione che salta e degli altri che lo inseguono: Karalis è rimasto davvero vicino a Duplantis, trasformando la gara in un vero duello. Entrambi hanno poi provato la misura di 6,32, senza riuscire a superarla.
È un dualismo che rende ancora più interessante il dominio dello svedese. Karalis non è più soltanto il secondo miglior saltatore della storia: è diventato uno degli atleti capaci di mettere realmente alla prova Duplantis. La distanza tra i due resta enorme se si guarda i record mondiale, ma la gara può diventare molto più sottile.
E forse è proprio questo il punto: Duplantis continua a rimanere il punto di riferimento assoluto, ma adesso c’è qualcuno sempre più vicino a lui. E quando il dominio incontra veramente una vera sfida, anche una misura come 6,25 può raccontare qualcosa di più di una vittoria.
Eppure quando Duplantis entra in pedana non possiamo parlare soltanto di medaglie e vittorie. Il suo palmares comprende due titoli olimpici, tre ori mondiali outdoor e quattro indoor e, nel 2026, anche il quarto titolo europeo consecutivo. Numeri che normalmente basterebbero per raccontare una carriera straordinaria, ma che il suo caso sembrano non bastare.

È qui che Duplantis cambia il modo di narrare questa disciplina. Il record mondiale dovrebbe raccontare il punto più alto della carriera, l’episodio capace di interrompere la normalità. Con lui, invece, ogni nuovo record non chiude la storia, ma sembra aprirne subito un’altra.
Il centimetro diventa così qualcosa che va oltre la statistica. Il pubblico non ha bisogno di conoscere ogni dettaglio tecnico della rincorsa, dell’asta o dello stacco per comprendere cosa sta succedendo: basta vedere l’asticella salire, e sapere che, ancora una volta, Duplantis proverà a superarla.
Questa capacità di trasformare una misura in storia è probabilmente uno degli elementi che rendono Duplantis così particolare anche dal punto di vista della comunicazione sportiva. Il suo record non è soltanto un dato da registrare, ma diventa anche un momento da aspettare, raccontare e condividere.


La sua straordinaria continuità rende ancora più evidente questo fenomeno.
Prima della sconfitta subita a Stoccolma nel giugno 2026, Duplantis aveva vinto 40 competizioni consecutive, una striscia iniziata nel Luglio 2023 e durata quasi tre anni.
A interrompere questa striscia è stato Kurtis Marschall, capace di vincere con 5,90 metri contro i 5,80 dello svedese. Una sconfitta che, proprio per la sua rarità, è diventata una notizia quasi più che della vittoria.
È il paradosso di chi ha trasformato la normalità in eccezione: quando si perde, fa notizia; quando vince, la domanda diventa ormai quando riuscirà a saltare.
Il personaggio Duplantis, però, non si costruisce soltanto attraverso quello che accade in pedana. Fuori dall’atletica, lo svedese ha infatti sviluppato una seconda passione che negli ultimi anni è diventata sempre più concreta: la musica.
Con il nome d’arte Mondo, Duplantis ha iniziato a pubblicare i propri brani, trasformando quella che era una passione coltivata lontano dalle gare in una vera e propria seconda forma di espressione.
La musica, però, per Duplantis non è soltanto un passatempo. In un’intervista ha raccontato di ascoltarla anche prima delle gare: in occasione del record mondiale aveva scelto Bop, uno dei suoi brani.
“La musica dà energia, fa sentire giovani”, ha spiegato.
Nel 2026 Mondo ha scritto e interpretato Gold, inno ufficiale della prima World Athletics Ultimate Championship. La musica aggiunge così un altro elemento al personaggio, mostrando una dimensione che va oltre la pedana e contribuisce a rendere Duplantis riconoscibile anche al di fuori dell’atletica.


Il suo avversario, allora, sembra avere essere il suo stesso record.
Ogni volta che supera l’asticella, infatti, non deve soltanto difendere quella misura dagli altri: deve trovare un nuovo limite da battere.
Ed è forse proprio questo che rende il suo dominio diverso da quello di molti altri campioni. Duplantis non corre soltanto contro gli avversari, ma contro una misura.
E forse la gara di Zurigo lo dimostra meglio di qualsiasi altra. Perchè il suo limite resta ancora davanti a lui, ma per una sera c’è stato qualcuno disposto a seguirlo fin quasi lassù.
Karalis ha saltato 6,20. Duplantis 6,25. Poi entrambi hanno guardato ancora più in alto, verso quei 6,32 metri che nessuno dei due è riuscito a superare.
L’asticella è rimasta lì.
Il limite, invece, è ancora una volta diventato il centro della storia.
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