FuoriDalGioco Gli sport che ami, la voce che cercavi
Genio e sregolatezza, gracias Diego

5 min di lettura

Back to the past, Calcio

Genio e sregolatezza, gracias Diego

Diego Armando Maradona nasce il 30 Ottobre del 1960, esattamente 26 anni prima di dimostrare al mondo di essere il più forte di tutti con il gol più bello e più discusso della storia.

A Villa Fiorito, baraccopoli di Buenos Aires, Diego ci nasce, ci vive, diventa quella persona che tutti noi da piccoli avremmo sempre voluto essere. Venire dal niente e vincere un mondiale, questo sarà sempre l’immagine più bella del pibe de oro. Nel Mondiale 1986 arriva la sua consacrazione in D10S. Basterebbe raccontare le sue gesta durante la partita tra Argentina-Inghilterra, quei pochi minuti alla Maradona, prima il gol votato poi il più bello del secolo e la mano che lo ha reso celebre. Nella stessa partita Maradona ha tenuto fede alle due definizioni che lo hanno accompagnato nel corso della sua intera carriera: prima genio e poi sregolatezza. Soffermarci però solo su quei gol sarebbe un’offesa per il 10 più 10 di tutti.

Maradona e pochi altri

Maradona si siede nell’olimpo degli sportivi dove persona ed atleta non possono essere separati. Probabilmente insieme ad Ali è stato il personaggio più attivo socialmente e politicamente tra tutti gli sportivi della storia.

5 luglio 1984, “El pibe de oro” arriva a Napoli. Da lì in poi Napoli “na capit nient cchiù”. Raramente un calciatore si è identificato così platealmente nella cultura, negli usi e nei costumi di un altro popolo. Ma alla fine Buenos Aires e Napoli non sono così diverse e Diego col tempo lo aveva capito. L’esperienza di Maradona con la maglia azzurra è racchiusa in una frase a dir poco emblematica, rilasciata da Diego stesso qualche anno dopo il suo ritiro dal calcio “Sai cosa significa andare a Torino e darne 6 all’avvocato Agnelli?

Sud contro Nord, deboli contro forti ed ancora una volta non vi meravigliate se Diego era dalla nostra, vostra parte. Era nella sua indole, forse la sua miglior e peggior caratteristica all’unisono.

Napoli in quegli anni ha vissuto un senso di rivalsa sociale che col tempo forse è svanito. Battere la F.I.A.T, la Lega calcio, il Milan di Berlusconi non è da tutti, è da Maradona e basta. Quando si racconta che Diego nella storia ci è sempre entrato con la forza basti pensare al suo goal più bello con la maglia del Napoli. Casualmente lo siglò contro la Juventus, acerrima nemica sportiva da sempre.

Due scudetti, una coppa Uefa, magie e gol mozzafiato, Diego ha regalato alla sua Napoli e a tutti gli appassionati di calcio gli anni più belli di sempre della Serie A.

Genio e sregolatezza

25 novembre 2020 Napoli e l’Argentina si fermano, tutto il mondo si ferma, il più grande calciatore di tutti i tempi ci ha lasciato. La notizia della morte di Diego Armando Maradona rimbalza in ogni tv, radio o mass media possibile. Diego era una di quelle poche persone in ambito sportivo che con una sola parola poteva finire sulle prime pagine dei giornali. Tutti gli amanti del calcio ricorderanno dove e con chi quando la notizia della morte di Maradona ha iniziato a rimbalzare tra i vari media argentini. Quella data rimane un ricordo indelebile che ha segnato per sempre il panorama calcistico mondiale.

Nel Mondiale 1986 arriva la sua consacrazione in D10S. Basterebbe raccontare le sue gesta durante la partita tra Argentina-Inghilterra, quei pochi minuti alla Maradona, prima il gol votato poi il più bello del secolo e la mano che lo ha reso celebre. Nella stessa partita Maradona ha tenuto fede alle due definizioni che lo hanno accompagnato nel corso della sua intera carriera: prima genio e poi sregolatezza. Soffermarci però solo sui quei gol sarebbe un’offesa per il 10 più 10 di tutti.

“Y todo el pueblo cantó: Maradó, Maradó”

Due righe di una canzone scritta semplicemente in suo onore. Due righe che raccontano Maradona in tutto e per tutto.  “Tutto il popolo canta Maradò, Maradò”, il popolo sì, perché Diego coi forti non ci è mai voluto stare, lui era del popolo e giocava per il popolo. Un paese intero si riscattò in quel mondiale, “el diez” aveva annientato quell’Inghilterra odiatissima e paese invasore.

Diego e il sociale

In una delle sue numerosissime interviste fatte negli anni Diego dichiarò che uno dei momenti più belli della sua carriera, escluso il mondiale del 1986, fu quando decise di giocare ad Acerra per una raccolta fondi contro il parere del presidente Ferlaino. La sua voglia di essere sempre l’uomo del popolo andava oltre le figure autoritarie che doveva affrontare nella sua carriera.

Di Maradona si potrebbero scrivere centinaia e centinaia di articoli, libri, pagine bellissime e bruttissime allo stesso tempo. A Diego saranno sempre associati i suoi eccessi da chi non l’ha mai capito. Ma come può una persona che cade e si rialza decine e decine di volte non essere un esempio per le generazioni future?

“Maradona es ma grande que Pele” si canta in Argentina e forse oggi più che mai il dubbio amletico tra chi sia stato più forte tra El diez argentino ed il brasiliano Pelè lo ha risolto lo stesso asso giallo-verde dopo la morte di Diego.  Nel giorno della sua dipartita molti lo ricordarono in lacrime. Da Messi con la maglietta del Newell’s a Ronaldo, passando per la Juventus che reposta la magica punizione subita da Diego. A proposito quella punizione diventò poi oggetto di studio per la fisica. Il Napoli ha intitolato lo stadio a suo nome, il Boca ha costruito un enorme statua da mettere all’ingresso della Bombonera.

Il 30 ottobre non sarà mai un giorno normale per il calcio, oggi è il compleanno del diez.

Autore

  • In Fuori Dal Gioco sono referente della sezione Basket. Per voi con la penna per raccontarvi quanto più curiosità possibili sulla palla a spicchi.

Leggi altro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti