14 Settembre 2026
Capi d’accusa e alibi potenziali corrono comunque di pari passo: la Juventus gioca male. A tratti malissimo. Il fallimento sportivo della stagione 25-26 è ancora fresco, ma rimbomba prepotentemente dopo un avvio 26-27 davvero sottotono. A prescindere dal risultato emerso con il Sassuolo, perché il match sarebbe potuto terminare in qualsiasi modo. Tra le due, però, ha vinto la formazione che ha meritato di più. Non può essere un caso.
Come non può essere un caso che la Juventus non abbia chiuso almeno al quarto posto pochi mesi fa. È un caso da analizzare, al tempo stesso, il fatto che Luciano Spalletti provi a giocare nello stesso modo della stagione precedente nonostante gli interpreti a disposizione siano cambiati quasi tutti. Nessuno ha lontanamente l’estro di Yildiz, gli strappi di Thuram o gli inserimenti di Mc Kennie. Tre assenze pesanti, guai a non sottoscriverlo, ma davvero non si può proporre qualcosa di diverso? Il materiale è modesto, ci mancherebbe, ma fare peggio di così è dura.

La Juventus ha completato 521 passaggi domenica sera, il Sassuolo 364. La percentuale di quelli completati nella terza parte di campo, però, è la stessa (77%). Già questo lascia intendere che il Sassuolo, là davanti, ha le idee molto più chiare. I neroverdi verticalizzano, corrono forte e hanno qualità. I bianconeri annoiano, abbassano i propri centrocampisti e palleggiano a un ritmo soporifero. La soluzione seguente è spesso quella di lanciare la moneta e sperare in un dribbling di Coincecao, Zhegrova, o dell’Alajbegović di turno, apparso ancora troppo leggero per questa Serie A e, soprattutto, con poca qualità di pensiero quando conta, al netto di una tecnica da potenziale fuoriclasse.
La soluzione numero due, a tratti tragicomica, è altrettanto spesso quella di pescare Kolo Muani. Da ariete, pivot, da numero nove puro: insomma da tutto quello che non è. Il francese bullizzò il campionato 24-25 in mezzo a dei compagni di squadra non così tanto superiori a quelli che lo circondano ora, ma fu valorizzato dal gioco di Tudor (che non siamo qui a rinnegare), che perlomeno regalava all’ex Tottenham la possibilità di esplodere tutte le sue caratteristiche. Un attaccante così non può essere proposto spalle alla porta, ma di fronte, con ampia possibilità di allargare la falcata e strappare. A oggi non ne ha la possibilità.

A oggi non c’è nemmeno un qualcuno che possa ricoprire il ruolo di riferimento centrale al posto suo. Woltemade o è fuori condizione o è fuori contesto. Probabilmente ambedue. Tornando a rovistare nelle statistiche, la manovra difensiva della Juventus ha intercettato appena due palloni, il Sassuolo il quintuplo (10). L’assenza di Locatelli, l’unico quantomeno a battagliare in mezzo al campo, non può bastare come alibi. Nulla può bastare come alibi quando viene proposto un centrocampo a due con Douglas Luiz e Koopmeiners. Non ci si può sorprendere il giorno dopo se nessuno abbia recuperato palloni.
Ci ha provato Nico Gonzalez, lui sì, ma è stato sostituito anzitempo consegnando le chiavi della gara a Matić, non proprio un fulmine ma infinitamente intelligente. Aprire la parentesi dichiarazioni post-partita sarebbe sparare sulla croce rossa, infierendo su un allenatore bravo, ma totalmente in confusione. Prenda appunti da Vicario, che il bicchiere non l’ha guardato affatto mezzo pieno.
“Abbiamo perso perché la volevamo troppo vincere“, ha analizzato Spalletti. A caldo sembrava già una frase eccessivamente forzata. A freddo, ragionandoci bene, la Juventus l’ha voluta proprio perdere. Non ha mai costruito una minima base per strappare bottino pieno in casa di un Sassuolo che, se dovesse confermarsi quello visto nelle prime quattro gare, sarebbe tanta roba. Peccato il portiere, l’unico che ha davvero provato a fare vincere la Juventus, ben due volte. Chapeau a tutti gli altri: Cinquegrano è intenso, Doig ha più polmoni del dovuto. Idzes è forte e basta, come Esposito e Laurientè. Come Aquilani, ma questo lo sapevamo già. Non sappiamo quanto lo potranno diventare Bakola e Adžić, però sono già a buon punto.
E quindi? Cosa resta? Resta una Juventus che senza Yildiz, Thuram e McKennie non può offrire il non gioco visto fino a oggi. Resta una squadra priva di un leader, in campo e fuori. C’è da cambiare qualcosa, in campo o fuori. Sacrificare una mezza punta per un centrocampista in più? Aggiungere un difensore e affiancare qualcuno a Kolo Muani? O allargarlo? Le ipotesi sono tante, chissà, ma di certo quella di domenica sera non è quella giusta.
Spalletti ha già fallito una volta. Deve necessariamente bissare? A lui, chi sennò, il compito di ribaltare questo orrore. Gli alibi potenziali non superano i capi d’accusa: corrono comunque di pari passo.
Commenti