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Cholismo: ascesa e flessione di una filosofia anti-estetica

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Calcio, Campionati esteri

Cholismo: ascesa e flessione di una filosofia anti-estetica

Diego Simeone abbraccia i colori dell’Atletico Madrid nel 2011, a pochi giorni dal Natale. Il 23 dicembre. Torna da allenatore, dopo aver vestito la maglia dei Colchoneros già da giocatore in due diverse esperienze. E forse nemmeno nelle più rosee aspettative avrebbe pensato di costruire una fortezza a sua immagine, di ridare lustro a una piazza e di riaffermare il nome dell’Atletico in Spagna e nel mondo. Simeone plasma un’idea di calcio non nuova, ma talmente tanto radicata alla sua essenza da venire denominata cholismo. Un’espressione che è stata estrema, dirompente e infine vincente. Ma oggi c’è ancora spazio per quella dimensione?

L’era Simeone: una trasformazione storica

Simeone subentra in un ambiente in apnea. Squadra decima in classifica, a cui manca vincere la Liga da quindici anni e che si trova davanti i colossi di Real e Barcellona. Il modello Simeone, tuttavia, è fin da subito determinante e al termine della stagione 2011-2012 permette ai Colchoneros di mettere in bacheca l’Europa League. Appena due anni la posta in palio si alza. È il turno di un’indimenticabile Liga. La numero dieci nella storia del club.

Ad oggi, sono in totale otto i trofei sollevati dal Cholo, a cui si aggiungono i rimpianti drammatici ma certamente epici delle due finali di Champions League perse contro i rivali del Real Madrid. Una ai rigori e un’altra strappatagli per un soffio dal colpo di testa, anch’esso iconico, di Sergio Ramos al 93esimo, che portò l’incontro ai supplementari, nei quali i blancos dilagarono. Questi dati da soli rendono Simeone una colonna portante dell’Atletico Madrid. Il suo calcio merita, però, un’analisi distinta e più accurata.

In foto, le statistiche di un Bayern Monaco – Atletico Madrid, valevole per la semifinale di Champions League del 2016.

Il cholismo: estetica del sacrificio

Il “cholismo” è una filosofia prima ancora che un sistema di gioco. E, come tutte le rivoluzioni, anche quella di Simeone ha avuto un inizio esaltante, un consolidamento e una fase di flessione. I concetti per comprendere le fondamenta del sistema le ha sempre esplicitate il diretto interessato: lo stile non conta, la vittoria sì. E per vincere, si sa, conta non subire gol, o comunque subirne il meno possibile. È da questa base che si erge la diga. Simeone valorizza all’estremo la compattezza difensiva e l’occupazione spaziale delle zone di campo. Concede il pallino del gioco all’avversario, ma, tramite pressing e posizionamento, mira a ridurre al minimo le linee di passaggio utili. Più che controllare il pallone, è fondamentale controllare il contesto.

Ecco perché, soprattutto agli inizi, il pressing alto sul primo possesso avversario riveste un ruolo centrale. Appena recuperata palla si ribalta il tavolo. La fase offensiva è fulminea: transizioni rapide a premiare gli inserimenti degli attaccanti. Pochi preziosismi, massima concretezza. A oleare ulteriormente questa macchina perfetta contribuisce la punta di diamante del lavoro di Simeone, ossia l’aspetto mentale. Aggressività, “tigna”, fame agonistica. L’argentino riesce a trasmettere ai suoi ragazzi i tratti salienti del suo portamento. Restituisce i Colchoneros alle loro radici, alla loro identità, rendendoli al contempo sua diretta manifestazione in campo.

Un semplice catenaccio

Un semplice catenaccio e contropiede. Molti hanno definito così il “non-gioco” di Simeone. Un paragone alquanto superficiale. Il catenaccio era un sistema difensivo puro a blocco bassissimo, con l’obiettivo primario di non concedere gol e colpire se possibile in modo episodico in ripartenza. Il cholismo, invece, è un dominio differente della partita. Far giocare non significa subire. Simeone utilizza la fase di non possesso per indirizzare i ritmi e i tempi. In questo senso, la differenza è prima di tutto culturale: il catenaccio è una strategia di resistenza, il cholismo una forma alternativa di controllo. In secondo luogo, il sistema di Simeone è basato su principi collettivi. Per funzionare, i movimenti dei calciatori devono essere sincronizzati sempre: per creare e chiudere spazi, per dettare ed esercitare pressing, per aprire linee di passaggio, e infine per concludere.

Il fenomeno Simeone: un amore così grande

Per anni Simeone è stato simbolo e leader emotivo. Il rapporto con i tifosi è stato quasi simbiotico, diretta conseguenza del suo essere. I giocatori stessi parlavano di una squadra pronta a “morire” per lui, segno di una leadership totale. Il cholismo ha rappresentato una rivincita identitaria contro il calcio “estetico”, contro i giganti economici e contro l’idea che l’Atletico fosse destinato a vacillare nella mediocrità. Simeone è stato percepito come l’uomo che ha reso possibile l’impossibile.

Cholismo
Il Cholo è un perno della cultura Colchonera, tanto da diventare emblema anche di parte del merchandising. Foto di: Cadena SER.

Una favola ben supportata

L’Atletico di Simeone, in realtà, può essere considerato underdog solo parzialmente. Lo è in relazione al binomio Barcellona-Real Madrid. Lo è di meno in termini economici, dove anzi a supporto del progetto tecnico del Cholo sono stati stanziati fondi molto ingenti. Seguendo la ricostruzione di Reuters, nelle ultime finestre di mercato hanno superato i 350 milioni spesi. L’ingaggio di Simeone è altresì importante, con un contratto da 34 milioni l’anno fino al 2027.

Un mito in bilico

La forte presenza economica contrapposta agli scarsi risultati conseguiti nelle ultime annate è una delle ragioni che ha portato a sollevare alcuni dubbi attorno alla gestione delle risorse. E anche sulla figura del Cholo. Vale la pena chiedersi se siamo di fronte a un ciclo che sta esaurendo i jolly. E non sarebbe poi così strano. È vero che contrastare l’egemonia di blaugrana e blancos è impresa assai ardua. Tuttavia, è altrettanto vero che se un allenatore ha la possibilità di costruire una rosa su misura delle proprie esigenze, che sono poi nella maggior parte dei casi top player (vedi Lookman in ultimo), aspettarsi dei guizzi che non siano la conquista del terzo posto è lecito.

Evoluzione e flessione del cholismo

Il problema principale cui gravita oggi l’affaire Simeone è culturale. Il calcio, negli ultimi tempi, ha spostato di netto la sua orbita verso nuovi orizzonti di ricerca e di metodo. Simeone ha provato anch’egli a modificare alcuni stilemi del suo diktat, con un Atletico più favorevole al palleggio e alla risalita del campo in conduzione. Tuttavia i risultati non sono stati eccelsi. I Colchoneros sono diventati più prevedibili e meno efficaci. Le statistiche dimostrano come abbiano perso in aggressività nella riaggressione e in dominio nelle transizioni.

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In foto Diego Pablo Simeone. Crediti di: Goal.com

Simeone: limite o risorsa?

Con un gioco che si evolve a velocità sconsiderata, rimanere fermi è un’assunzione di rischio. Simeone è un allenatore ancora giovane, quindi si presuppone con ancora tanta strada da fare. È alquanto improbabile pensare che possa rimanere schiavo dei suoi dogmi in eterno. Verosimilmente significherebbe fare un passo indietro rispetto ai grandi palcoscenici. Questo non significa che si vince solo se si adottano principi come propositività o costruzione dal basso. Anche perché è falso. Inoltre, chi scrive è assolutamente favorevole al pluralismo e a interpretazioni tattiche diversificate. Purché siano funzionali.

Dunque, la grande sfida personale di Simeone sarà proprio di ricerca. Ricercare modelli complementari ed evolutivi della sua dottrina, senza snaturarsi. Un primo spunto potrebbe essere quello di superare il cosiddetto “Cholo-taka” (come si divertono a chiamarlo in Spagna) in favore di manovre meno farraginose, con meno tocchi di palla sterili e maggiore sviluppo delle trame. Riprendere quel controllo alternativo del match in fase di non possesso, di cui abbiamo parlato nei paragrafi precedenti, e riuscire ad adeguarlo alla fase di possesso potrebbe favorire l’incisività, senza scalfire la padronanza territoriale.

Il lavoro di Simeone stabilirà le sorti di una delle dimensioni filosofiche più discusse del calcio contemporaneo. E da quel lavoro dipenderanno non le sorti dell’Atletico Madrid (perché un club è sempre più grande di ogni allenatore) ma di Diego Simeone stesso e della sua viscerale fame di successo.

Autore

  • Classe 1998, laureato in Lettere Moderne. Ho maturato esperienze di scrittura per diversi siti web, trattando sport, cultura e tradizioni popolari. Attualmente affianco la mia passione per la penna alla professione d'archivio presso la Camera di Commercio di Milano. Per Fuori dal Gioco racconto lo sport alternando la mia lente analitica alla mia vena romantica. Mediante analisi, approfondimenti, excursus su giocatori e grandi eventi e commenti dei match cerco di dare strumenti di riflessione e intrattenimento a chi quotidianamente ci legge.

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