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25 Novembre: Intervista Sofia Pederzani

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Calcio, calcio femminile e

25 Novembre: Intervista Sofia Pederzani

Uniti contro la violenza

In occasione della Giornata internazionale contro la violenza sulle donne, abbiamo pensato di adattare i nostri contenuti sullo sport, come potente veicolo di sensibilizzazione e cambiamento. Attraverso questa intervista, daremo voce a tre atlete che, con impegno e perseveranza dimostrano come il rispetto, la solidarietà e l’inclusione siano i veri valori che lo sport insegna e promuove. Parleremo di come lo sport possa diventare un alleato fondamentale nella lotta contro ogni forma di violenza e discriminazione.

Qui troverai l’intervista di due fondatori di FuoriDalGioco, Paolo Mazza e Gabriele Talarico a Sofia Pederzani, una delle tre atlete coinvolte in questo progetto.

Sono Sofia Pederzani, nata a Modena il 24/03/2001.

Ho iniziato a giocare a calcio “ufficialmente” all’età di 11 anni, nella squadra della mia città, l’Olimpia Vignola, con la quale a 14 anni ho esordito in serie C, per poi trasferirmi all’Osteria Grande, in provincia di Bologna militando in primavera regionale, per poi, dopo un anno, passare al Sassuolo, dove sono rimasta 3 anni, passando dalla primavera nazionale a svolgere allenamenti con la Serie A di mister Piovani. In questi 3 anni ho avuto la fortuna di arrivare in finale nella prima edizione di Viareggio Cup e di togliermi molte soddisfazioni personali e di squadra, ho vissuto momenti indimenticabili con quelle che ancora oggi sono delle mie grandi amiche. Dopo quegli anni ho giocato per 6 mesi nel Cittadella in Serie B e per altri 6 mesi nella Sassari Torres, nella medesima categoria; sono state esperienze molto diverse tra loro ma che hanno lasciato un segno dentro me e che mi hanno entrambe insegnato molto. Da gennaio 2022 gioco nel Riccione Calcio, in Serie C; anche durante questa esperienza ho avuto la fortuna di togliermi molte soddisfazioni, tra cui la finale di Coppa Italia lo scorso anno. Purtroppo nelle finali mi sento come la Juventus in Champions League, ma sono ancora in tempo per invertire la rotta.

Al di fuori dal calcio studio psicologia all’università telematica e lavoro presso la Uisp di Rimini, sogno di poter unire la mia grande passione per lo sport con il mio percorso di studi.

La passione per il calcio

Raccontaci un po’ di te: Com’e nata la tua passione per il calcio? Come vivi gli allenamenti e le partite?

Sofia:

“La mia passione per il calcio nasce grazie a mio papà, il quale, essendo un allenatore, fin dai primi anni d’età mi mise un pallone, quasi più grande di me, tra i piedi, e da li non ho mai smesso di volerci giocare.

“Purtroppo però la mia prima esperienza in una squadra maschile, a 8 anni, non andò benissimo, così scelsi di giocare a tennis fino alla prima media, quando finalmente trovai la mia prima squadra di calcio femminile: l’Olimpia Vignola, squadra della mia città. Fin da allora per me il calcio è stato tutto, una passione, che mi muoveva attraverso il tifo, un sogno da inseguire e molto altro. Tutt’ora provo questo verso il calcio, ed è stato così in tutte le squadre per cui ho militato, a prescindere dalla categoria.”

Vivo gli allenamenti come uno stimolo per provare a migliorare sempre di più e soprattutto come sfogo dal mondo esterno; mentre le partite le vivo in maniera contrastante, da un lato c’è la voglia di spaccare il mondo, dall’altro l’ansia di dover dimostrare capacità e aiutare la squadra a raggiungere la vittoria.”

Gli idoli

E quali sono i tuoi idoli sportivi da cui prendi inspirazione?

I miei principali idoli da piccolina erano De Rossi e Gattuso. Ha inciso molto il fatto che mi chiamassero “Ringhio”, dato che giocavo da mediano davanti alla difesa e facevo della grinta la mia principale arma; mentre oggi mi inspiro molto a Frattesi, in quanto gioco mezz’ala e cerco di rubargli i segreti per l’inserimento perfetto. In tutto ciò al di sopra di tutto c’è sempre stato Messi, per me vera e unica definizione di calcio. Amo molto seguire anche altri sport, su tutti il tennis, dato che quando non giocavo a calcio lo praticavo. Li non c’è mai stata storia, per me Nadal era sopra tutti.”

Pensi che lo sport sia veicolo di valori sani e libero da ogni stereotipo di genere?

Sofia: “Al giorno d’oggi purtroppo lo sport non è libero da ogni stereotipo di genere. Provate ad aprire un qualsiasi post Instagram sul calcio femminile e leggetene i commenti per credere…mi duole dirlo, ma purtroppo c’è ancora tanto da fare. Tuttavia rispetto al passato, qualcosa è cambiato…”

L’essere donna nello sport

Secondo te, quanto incide ancora oggi il fatto di essere giovanissima e donna sul modo in cui vieni trattata nel tuo ambito? Hai mai sentito risuonare qualche campanello d’allarme durante la tua attività agonistica?

Penso che si siano fatti grandi passi avanti rispetto al passato, in cui Tavecchio definiva il mondo del calcio femminile “quelle quattro lesbiche”, ma che ancora l’Italia sia indietro anni luce rispetto a paesi come la Spagna e la Francia, in cui le partite del femminile riempiono stadi. Questo senza dubbio è un bel campanello d’allarme se penso a come vengono trattate in Italia le calciatrici. “

“A volte penso “ma non sarebbe stato più facile scegliere un altro sport? Magari uno sport “da femmina’” ecco, proprio questi pensieri che ci vengono introdotti nelle sinapsi fin da piccole penso che siano il vero problema della nostra società; ancora oggi, in ambienti più che in altri, questi pensieri incidono sull’essere una donna nel mondo del calcio.”

“Non importa in che ruolo, se sei un’allenatrice di certo non sei all’altezza; se sei una giornalista di certo sei li perché sei figa o perché “chissà a chi l’hai data…”; se sei una calciatrice le strade sono due: o ti guardano come un essere mitologico/specie rara in via d’estinzione, oppure ti guardano con compassione, perché tanto è così, è così essere una donna al giorno d’oggi, sarai sempre sotto giudizio di qualche uomo e non sarai mai abbastanza, sarai sempre lì per merito altrui, d’altronde “dietro ad ogni grande uomo c’è sempre una grande donna” no? Mai che per una volta la grande donna stia davanti.

Le grandi donne esistono

“Spoiler al grande pubblico: le grandi donne esistono e le loro storie meritano di
essere raccontate.
Basti guardare le differenze tra i titoli delle principali testate nazionali, Jasmine Paolini va in finale a Roland Garros e Wimbledon e la Gazzetta titola “Bellissima”… certo perché lei grazie alla sua
bellezza ha raggiunto certi risultati sportivi, Sinner non mi pare sia mai stato definito “bellissimo”. Questo è solo uno dei tanti esempi che potrei farvi.”

L’essere donna è un ostacolo alla tua ambizione? Senti che gli uomini siano in qualche modo agevolati nella loro carriera?

Ciò che ho appena citato penso che sia uno dei più grandi ostacoli che al giorno d’oggi le donne debbano affrontare, perché essere donna non sarà mai un ostacolo all’ambizione di un’atleta, a me personalmente da uno stimolo in più.


“Non mi è mai piaciuto essere favorita. Penso che gli uomini siano agevolati dal solo fatto di essere nati di quel genere e ovviamente non ne faccio una colpa ai singoli, ma alla società che permette tutto ciò. So per certo essere una battaglia più grande di me, spero infatti, di non essere la sola a combatterla.

“Una bella notizia c’è: per la prima volta le olimpiadi del 2024 avevano lo stesso numero di atleti maschi e di atlete femmine e penso che sia un primo passo verso l’abbattimento degli stereotipi, anche se c’è ancora tanto da fare, ma le milioni di atlete nel mondo lo sanno e di certo non si fermeranno, per poter permettere ad altrettante giovani bambine che si stanno approcciando al mondo dello sport, di avere il trattamento che noi raramente abbiamo ricevuto, ma che meritano!”

Autori

  • Fondatore di FuoriDalGioco. Studente di Scienze Giuridiche.
    Gestisco e coordino ogni attività diretta alla pubblicazione di contenuti come articoli e video, insieme alle pubbliche relazioni. Non mi pongo limiti di fronte alla possibilità di crescere e cerco l’avanguardia in ogni ambito. La mia missione è raccontare lo sport nella piena originalità.

  • Paolo Mazza

    26 anni, calabrese, laureato in Media e Giornalismo e giornalista pubblicista. In Fuori dal Gioco mi occupo della parte amministrativa e operativa, oltre che della stesura di articoli e creazione di contenuti. Mi piace cercare la curiosità e non amo scrivere banalità.

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