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Éric Cantona, genio ribelle

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Back to the past, Calcio, Calcio e politica

Éric Cantona, genio ribelle

“Domani mi sveglierò e avrò cinquant’anni, e farò ancora questo schifo. Ma non fa niente, va benissimo. Tu sei seduto su un biglietto della lotteria, ma sei troppo smidollato per incassarlo. Ed è una stronzata. Perché farei qualsiasi cosa per avere quello che hai tu, e lo farebbero anche gli altri ragazzi”. Lo dice Chuckie Sullivan a Will Hunting, in uno dei tanti iconici dialoghi che hanno sopraelevato il film Will Hunting – Genio Ribelle. Generazione dopo generazione, esiste da sempre una ristretta cerchia di persone che nasce con un dono fuori dal comune. Predisposte a grandi cose. Diverse dalla massa. Padroneggiare le proprie abilità, tuttavia, non è semplice. Will è un genio della matematica, con una testa calda che lo porta a cacciarsi nei guai. Il suo percorso, narrato nella pellicola, è un caposaldo della formazione e della crescita personale. Re Eric, Éric Cantona, il protagonista del nostro articolo, ha seguito un’orbita differente.

Nella sua carriera, ha fatto della sregolatezza il suo marchio di fabbrica. Risulta ancora oggi una delle figure più complesse e controverse apparse nel panorama calcistico inglese.

Un fenomeno complesso

Considerato inequivocabilmente uno dei talenti più cristallini della sua generazione, Cantona ha raggiunto il suo apice, calcistico e di temperamento, con la casacca del Manchester United, concorrendo al nuovo rinascimento del club negli anni Novanta, con la vittoria di quattro Premier League e due FA Cup. “Mi chiedo se Manchester sia abbastanza per me”, disse provocatoriamente agli albori della sua esperienza in red devils. Forse no. Forse nessuna piazza era abbastanza per contenere tutta l’esplosività e l’esuberanza di Eric. Cantona era sensazionale, imprescindibile in campo non solo per doti tecniche ma anche per senso di leadership. Un trascinatore nato. Se il giocatore è difficilmente discutibile, l’uomo ha invece rivelato un comportamento complicato da gestire. Cantona era un vulcano, era indisciplinato, focoso e spigoloso. Vittima eterna delle umane passioni. Probabilmente le stesse che alimentavano il suo estro con il pallone tra i piedi.

Cantona, episodi di straordinaria follia

Alcuni episodi che lo hanno coinvolto sono entrati di diritto nell’immaginario collettivo calcistico. Nel 1991, quando ancora militava in Francia, tirò una pallonata al direttore di gara per via della frustrazione scaturita da alcune decisioni. Venne squalificato per un mese. Di tutta risposta, definì “idioti” i membri della commissione che prese il provvedimento. E, come al culmine di una commedia comica, gli “idioti” gli aumentarono la squalifica a tre mesi. Cantona minacciò anche di ritirarsi, ma fu convinto da Michael Platini a ripensarci. Se quanto riportato può sembrarvi esaustivo della personalità di King Eric, sappiate che non è il gesto più folle che ha combinato. Quattro anni dopo, nel 1995, in un Crystal Palace – Manchester United, infatti, ha tirato un calcio a un tifoso dei padroni di casa, rimediando nove mesi di stop. Il motivo? Era stato insultato.

Essere Cantona

La sua spettacolarità, il suo essere costantemente borderline e fuori dalle righe, il suo carisma uniti alla straordinaria bravura sul rettangolo verde contribuirono all’iconizzazione della sua immagine pubblica. Scrive libri e ne scrivono su di lui. Partecipa a diversi film, in uno dei quali, “Il mio amico Eric”, interpreta sé stesso. La sua filosofia, la sua attitudine, il suo impatto sul mondo del calcio diventano l’emblema di un fenomeno irrealizzato e turbolento. Perché, se è vero che, pur nell’irrequietudine, almeno a Manchester, Cantona è riuscito a fare la differenza, è altresì vero che rimane l’amaro in gola per quello che avrebbe potuto dare al mondo dello sport con una testa differente.

E chissà se, ormai cinquantanovenne, si sia fermato a riflettere per un istante sul biglietto della lotteria che si era ritrovato tra le mani. Quello di cui parlava Chuckie. Quello che avrebbe potuto scrivere un’altra storia. Magari più gloriosa. Ma non da Genio Ribelle.

Autore

  • Classe 1998, laureato in Lettere Moderne. Ho maturato esperienze di scrittura per diversi siti web, trattando sport, cultura e tradizioni popolari. Attualmente affianco la mia passione per la penna alla professione d'archivio presso la Camera di Commercio di Milano. Per Fuori dal Gioco racconto lo sport alternando la mia lente analitica alla mia vena romantica. Mediante analisi, approfondimenti, excursus su giocatori e grandi eventi e commenti dei match cerco di dare strumenti di riflessione e intrattenimento a chi quotidianamente ci legge.

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