02 Febbraio 2025
Milano. Una città dai mille volti, spesso in contraddizione
fra loro. Una città in cui il fascino dell’attesa ha lasciato spazio alla velocità come marchio di fabbrica della produttività. Milano è un tempio urbano che vive l’oggi in esclusiva funzione del domani. Ma, come tutti i templi, ospita la sua fede e in ragione di essa sa ancora quando fermarsi. Milioni di persone, a cadenza ciclica, volgono lo sguardo in direzione San Siro, per una stracittadina calcistica che divide, unisce, mozza il fiato, fa palpitare l’anima, risveglia gli istinti più reconditi dell’uomo che vive lo sport nella sua essenza più profonda e romantica. Milan-Inter, il Derby della Madonnina. L’iconico soprannome è legato al simbolo per eccellenza del capoluogo lombardo: la Madonnina in rame dorato che risplende sulla cima del Duomo, emblema di Milano e della milanesità.
Il dualismo tra Inter e Milan è davvero estensione e rappresentazione del popolo. Un tempo aveva anche forti radici sociali, come testimoniato dai soprannomi che i tifosi delle due squadre si scambiavano. “Casciavit” (cacciaviti) per il Milan, a rimarcare l’estrazione operaia del tifo; “Bauscia” (sbruffoni) per
l’Inter, legati agli ambienti altolocati meneghini. Domani, 2 febbraio, alle 18 ritorna l’appuntamento con un match che terrà sospese le speranze di milioni di tifosi e, probabilmente anche, di una fetta di Serie A. I nerazzurri, infatti, continuano la caccia al Napoli primo in classifica (che volerà a Roma) e non possono permettersi passi falsi. I rossoneri, dal canto loro, non hanno ambizioni strettamente legate al campionato. Ma sappiamo che i derby annullano ogni tipo di situazione extra-campo, ogni stato di forma, ogni logica. Vivono e muoiono di, e in, quei 90 minuti
Anche nell’economia interna al derby le due squadre arrivano in condizioni diametralmente opposte. L’Inter, dopo quel clamoroso filotto di sei vittorie consecutive, culminato nell’1-2 dello scorso aprile che valse matematicamente anche il 20esimo scudetto, è inciampata negli ultimi due incontri; il Milan, dopo il successo al fotofinish di Settembre e il ribaltone di Supercoppa, cerca una tripletta da capogiro che manca da ben quattordici anni. Sfida nella sfida, Sergio Conceicao diventerebbe il secondo allenatore del Milan negli ultimi 35 anni a vincere i primi due derby di Milano, dopo Massimiliano Allegri (2010/2011).
Il pareggio, che diciamolo, non farebbe i favori di nessuno, manca da quasi tre anni: marzo 2022, semifinale di andata di Coppa Italia; fu uno 0-0. Complessivamente, l’Inter ha pareggiato 56 volte con
il Milan. Più di quanto abbia fatto con ciascuna delle altre avversarie di A.
Milan che deve fare i conti anche con un reparto offensivo indebolitosi, dato l’addio di Alvaro Morata, unitosi in forza al Galatasaray. Lo spagnolo è stato sostituito da Santiago Gimenez, approdato a Milano nella giornata di ieri. E a causa di queste tempistiche molto ristrette l’attaccante messicanonon giocherà il derby.
I cugini hanno invece ritrovato tutto lo strapotere del “Toro” Lautaro Martinez: 7 gol nelle ultime 5. Lautaro ha un feeling molto particolare nella stracittadina, avendo messo a segno 9 centri. Punta il record personale di Ibrahimovic (10) e di Enrico Candiani (10). In cima ai goalscorer del derby figura Andriy Shevchenko (14).
La tavola è, dunque, imbandita con presupposti da urlo. E Milano, in queste fredde giornate di Febbraio, ribolle internamente di un fuoco mai sopito, pronto a dare l’ennesimo spettacolo.
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