20 Giugno 2025
Una foto, una domanda. “Perché tutto questo?”. La Juventus e Donald Trump sono come la pizza e l’ananas: un accoppiamento così strano (e impensabile) che quando ne senti parlare, da buon italiano, ti domandi il perché.
Lo studio Ovale della Casa Bianca di Washington diventa il teatro dell’assurdo: quella che sarebbe dovuta essere una visita istituzionale per promuovere il Mondiale per Club 2.0 – con tanto di presenza del presidente FIFA Infantino, John Elkann e una delegazione bianconera – si trasforma in uno stand-up (per nulla comedy) imbarazzante e fuori contesto. In primo piano un omone biondo che borbotta e provoca (come ci ha abituato da anni); dietro di lui una platea impietrita che si domanda: “Ma io cosa ci faccio qui?”.
Sguardi confusi, disorientati e privi di emozioni: alcuni dei calciatori più famosi del mondo prestati – come burattini – per un teatrino di potere e supponenza. Il calcio diventa la cornice involontaria di un qualcosa che è più grande (e serio) dello sport. La Juventus è complice senza volerlo, e saperlo. Le facce dei giocatori ne sono una prova, le parole di Weah una conferma ancora più chiara: “È stato tutto una sorpresa per me, onestamente. Ci hanno detto che dovevamo andare e non avevo scelta. Quando ha iniziato a parlare di politica, dell’Iran e tutto il resto, è stato tipo: io voglio solo giocare a calcio, amico”.
Sono 16 minuti di follia: una climax di pensieri e dichiarazioni che sprofondano nella politica. I giocatori non hanno colpe: chiunque di loro avrebbe preferito essere in un altro posto. Le loro facce sono una prova inconfutabile: una stanza degli specchi avrebbe reso meglio l’idea.
Non è più un 11 titolare a fare la storia, ma una foto di Trump con la Juventus. Con il presidente FIFA Infantino ed Elkann ai lati.

Un’istantanea grottesca e agghiacciante, una messa in scena voluta da chi sta seduto su quella scrivania e che, anche solo a parole, ha la forza di decidere il futuro dell’umanità. Trump, una discutibile cravatta gialla e Tudor alle sue spalle: sembra quasi un episodio crossover di The Office (con i microfoni fuori dall’inquadratura e una camera che punta sui primi piani), ma non c’è nulla di divertente. Si respira tutto tranne che leggerezza.

Anche i giornalisti presenti approfittano del momento e mettono ulteriore benzina sul fuoco (e qui la domanda sorge spontanea: non sarebbe stato meglio aprire le porte solo a giornalisti sportivi?). Trump sfrega le mani: non voleva altro che questo. Il Mondiale per Club è solo una scusa dovuta perché in America si parla anche di quello, il focus è un altro. E il calcio non c’entra nulla.
Una foto, una contraddizione figlia di un tempo che vive nel no sense e nel cringe. Un’istantanea tanto attuale quanto bizzarra. Un ossimoro fatto a immagine: valori di uno sport mixati e accostati a un uomo che rappresenta l’ideologia opposta. No, (purtroppo) non è IA.
Le immagini sono state prese da: https://x.com/pallonatefaccia/status/1935592489462935888
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