28 Agosto 2025
Gas a martello e andiamo! Con questo grido inconfondibile Guido Meda apre ogni sua telecronaca motociclistica. Ed è lo stesso pensiero che ha attraversato la mente di ogni tifoso – e di ogni fantallenatore, perché ormai il distinguo è inevitabile – al momento del fischio d’inizio delle gare inaugurali della Serie A 2025 – 2026.
Novanta minuti che non possono dire tutto della stagione che sarà, ma che hanno già provato a dire qualcosa. Il tentativo che faremo in questa sede è, dunque, immaginare l’anno che verrà – a partire dagli spunti della prima giornata ma analizzando anche il vissuto, più o meno recente, delle venti squadre in lotta.
Non servivano conferme, e non ce ne sarebbe stato bisogno neppure in caso di sconfitta contro il Sassuolo: il Napoli di Antonio Conte e Aurelio De Laurentiis fa davvero sul serio. La prova più evidente è la solidità del progetto, rilanciato dopo il trionfo del quarto scudetto conquistato al cardiopalma.
Dopo l’ennesimo capolavoro della sua carriera, il Generale leccese ha, infatti, preteso un innalzamento dell’asticella e il patron, senza esitazioni, ha provveduto a finanziare gli investimenti affidandoli alla competenza del direttore sportivo Giovanni Manna. In attesa di definire gli ultimi tasselli – Hojlund, Elmas e Juanlu (?) – il Napoli si è rinforzato ampliando, numericamente e qualitativamente, ogni reparto.
Tra i pali è arrivato Milinkovic-Savic, pronto a condividere i gradi con Alex Meret. In difesa Beukema rappresenta un ricambio prezioso per Rrahmani e soprattutto per Buongiorno, spesso condizionato da qualche acciacco nelle ultime stagioni. Sulla corsia mancina Miguel Gutiérrez offre un’alternativa intrigante: più propositiva rispetto alla solidità di Olivera e alla fragilità fisica, a tratti penalizzante, di Spinazzola.
In mezzo al campo, l’approdo di Kevin De Bruyne non ha bisogno di spiegazioni: il fuoriclasse belga innalza ulteriormente il livello, portando con sé qualità e personalità. In avanti, Lang aggiunge imprevedibilità, mentre Lucca garantisce centimetri e presenza, affiancandosi al funambolo Neres, al fedelissimo Politano e, naturalmente, a Lukaku.
Proprio l’infortunio del belga complica i piani di Conte: Big Rom è tatticamente fondamentale e Hojlund, almeno sulla carta, non ne sostituisce l’impatto. Curiosità, infine, su quello che sarà il cammino europeo del Napoli e su come Conte saprà gestire forze e uomini nei mesi a venire. II tecnico, in tal senso, è atteso al varco, spesso criticato per i suoi risultati non esaltanti nelle competizioni continentali.
Di solito, dopo una batosta come quella subita dall’Inter nella finale di Champions League contro il Paris Saint-Germain, si sceglie di cambiare: per ritrovare stimoli e motivazioni o semplicemente voltare pagina. A sorpresa, invece, in casa nerazzurra è prevalsa la linea della continuità.
Nessuna rivoluzione, big tutti confermati e l’arrivo di un talento cristallino come Petar Sucic. Già protagonista all’esordio con il Torino (5-0, lo stesso risultato della debacle di Monaco) con giocate di qualità assoluta, toccherà a lui trovare la costanza. All’Inter vanno riconosciuti i meriti per averlo bloccato già a gennaio. In attacco, poi, sono arrivate due alternative interessanti a Lautaro Martinez e Marcus Thuram come Ange-Yoan Bonny e, soprattutto, Francesco Pio Esposito. Una strategia di consolidamento che testimonia la fiducia nella forza di un gruppo che ad, aprile scorso, era ancora in corsa su tre fronti.
L’esordio contro il Toro – al di là del risultato – è stato incoraggiante, ma per i nerazzurri si attendono test più probanti. Il derby d’Italia alla terza giornata potrà dare delle risposte molto più precise sulla forza e sulle ambizioni dell’Inter. I dubbi, in tal senso, riguardano innanzitutto Cristian Chivu: tecnico intelligente e preparato, ma ancora poco esperto ad alti livelli, chiamato a gestire un calendario fitto e le insidie dell’Europa.
A questo si aggiunge il fatto che dal mercato non sono arrivati i due rinforzi di spessore tanto attesi: Manu Koné, ma soprattutto Ademola Lookman. Il nigeriano dell’Atalanta era considerato il profilo in grado di sparigliare le carte, l’uomo dell’imprevedibilità e del dribbling capace di aggiungere un’arma diversa al reparto offensivo. La sua mancata acquisizione potrebbe pesare col passare dei mesi, così come in difesa la carta d’identità di alcuni titolari, De Vrij e Acerbi su tutti, rischia di rappresentare un limite. Una cosa, però, sembra essere certa: l’Inter rimane competitiva e lotterà per le prime posizioni. Se sarà (anche) vincente, lo dirà solo il tempo.
Completamente diverso rispetto a un anno fa l’approccio della Juventus, che ha lavorato lontana dai riflettori e senza stravolgere l’organico. Igor Tudor sembra aver riportato ordine nelle idee e nelle gerarchie, restituendo – da ex giocatore – anche un po’ di quella tipica “juventinità”.
Il suo 3-4-2-1 appare ben calibrato sulle caratteristiche dei migliori interpreti bianconeri, mentre il ritorno di Bremer offre maggiore solidità a una difesa che lo scorso anno era priva di un leader. L’arrivo di Jonathan David, invece, promette di aggiungere nuove soluzioni offensive. Attaccante dotato di ottima tecnica, sa dialogare con i compagni e creare spazi per trequartisti e centrocampisti. Nel 2-0 contro il Parma ha siglato anche un gol di grande qualità, anticipando il difensore in area piccola con un tocco preciso e delicato.
In attesa di chiarire il futuro di Dusan Vlahovic – poco propenso a rinunciare ai benefici economici dell’ultimo anno in maglia bianconera, durante il quale percepirà un milione al mese – e causa del rallentamento nella trattativa per il ritorno di Kolo Muani, la dirigenza valuta se intervenire ancora per un altro centrocampista, dopo la partenza di Douglas Luiz, e\o per un altro esterno di piede mancino, soprattutto se dovesse uscire Nico Gonzalez.
Per il resto, la Juventus sembra pronta per una stagione di alto livello e appare la squadra più in grado di contendere il primato a Napoli e Inter. Molto dipenderà anche dalla definitiva esplosione di Kenan Yildiz, che con il doppio assist all’esordio ha già dimostrato di avere cattive intenzioni.
Un’estate serena e propositiva, prima che la Cremonese esponesse sotto le luci di San Siro gli scheletri che da tempo abitano l’armadio rossonero. È bastato poco affinché sul pianeta Milan si scendesse dal piedistallo e si tornasse coi piedi per terra.
Ma andiamo con ordine: i rossoneri hanno perso il loro top player Tijjani Reijnders e il treno Theo Hernandez con l’obiettivo di rimodellare il centrocampo. Dentro il metronomo Samuele Ricci, il tanto desiderato Ardon Jashari, miglior giocatore dello scorso campionato belga, e il genio Luka Modric. Alla soglia dei 40 anni, il Pallone d’Oro ex Real Madrid è stato tra i migliori in campo contro la Cremonese. Tre acquisti giusti che, all’apparenza, sembrano aver ridato un po’ di logica a un centrocampo privo di sensibilità e raziocino – fatta eccezione, ovviamente, per Tiji.
I centrocampisti dai quali Allegri si aspetta i goal – 15 in due, sue testuali parole – sono Youssouf Fofana e Ruben Loftus-Cheek. Ambizioso? Forse. Loftus-Cheek ha già dimostrato di avere confidenza con la porta, ma resta un’incognita per i problemi fisici (e forse di personalità). Fofana, invece, appare meno efficace negli ultimi metri, sia per precisione che per attitudine. Ecco perché nelle ultime ore è tornato in primo piano un vecchio pallino di Max: Adrien Rabiot. Il tuttocampista francese potrebbe garantire a un centrocampo ricco di qualità ma povero di cattiveria, quella dose di fosforo che ancora sembra mancare.
Accorgersi di queste – e di altre – lacune solo dopo il pesante ko contro la squadra di Davide Nicola è un limite di cui la società rossonera dovrebbe farsi carico. Già, perché al di là della richiesta esplicita per Rabiot, al Milan continuano a mancare un centravanti e un difensore centrale. Per il primo il nome scelto sembrava essere quello di Conrad Harder, ma sono sopraggiunti dei problemi nella trattativa dopo i tentativi già sfumati per Højlund e Boniface. Per il secondo, invece, in Via Aldo Rossi si è preferito – erroneamente – sorvolare, salvo ricredersi nelle ultimissime ore.
In attesa delle 20 del 1° settembre, quando il calciomercato chiuderà finalmente i battenti, la vera certezza del Milan sembra restare Massimiliano Allegri: piaccia o meno, il suo curriculum parla da sé. La sensazione, però, è che i rossoneri continuino a muoversi in equilibrio precario, sospesi tra ambizione e improvvisazione. Le ultime indiscrezioni – con da una parte il tandem Tare-Allegri portatore di idee concrete e dall’altra l’asse più istituzionale guidato da Giorgio Furlani – evidenziano una spaccatura che non può durare a lungo. Servirà una presa di coscienza rapida e decisioni chiare. Allegri e il suo staff potranno lavorare serenamente e ambire a un campionato all’altezza dei tifosi soltanto se prevarrà una reale unità d’intenti.
L’era Gasperini è iniziata e la Roma ha subito mostrato i primi tratti distintivi del suo nuovo allenatore. Nell’esordio contro il Bologna, terminato 1-0, si è vista una squadra aggressiva, intensa, capace di pressare alto e di recuperare palla con ordine: il marchio di fabbrica del “Gasp” è già evidente.
Il protagonista della serata è stato Wesley. Al debutto in giallorosso, l’esterno brasiliano ha trovato il gol che ha deciso la partita, confermando la fiducia che il tecnico ripone in lui. Una rete che ha acceso l’Olimpico e che rappresenta il miglior biglietto da visita possibile per un giocatore chiamato a incidere subito.
Accanto a lui, Evan Ferguson ha mostrato perché Gasperini lo consideri un tassello centrale del suo progetto. Pur senza andare a segno, il giovane attaccante ha dato profondità, si è mosso con intelligenza e ha messo in difficoltà la retroguardia avversaria. Non è un caso che abbia già scavalcato Dovbyk nelle gerarchie, diventando di fatto il riferimento offensivo della nuova Roma.
La sensazione, al di là dei volti nuovi, è che la Roma abbia intrapreso una strada chiara, che però avrà bisogno di completarsi. Gasperini, infatti, ha ribadito più volte l’urgenza di altri tasselli: sfumato Sancho, serve un esterno offensivo capace di dare imprevedibilità, mentre in rosa manca ancora un’alternativa credibile ad Angeliño sulla fascia sinistra e forse anche un centrocampista per allungare le rotazioni. Sono richieste precise, funzionali al sistema di gioco del tecnico, che non lascia spazio a compromessi.
Il nodo principale sarà il rapporto tra Gasperini e l’ambiente romanista: se il tecnico saprà calarsi nella piazza, trasformando la sua proverbiale rigidità in un valore e trovando sintonia con tifosi e società, allora le prospettive possono davvero diventare rosee.
Il Bologna arriva a questa stagione con aspettative più alte rispetto al passato: la vittoria in Coppa Italia ha acceso entusiasmo e la squadra punta almeno al sesto posto per confermare la partecipazione all’Europa League. La rosa, però, è in fase di (ri)costruzione: via due pilastri come Beukema e Ndoye, sostituiti rispettivamente dal promettente Vitik e dal funambolico Rowe, arrivato dal Marsiglia dopo gli screzi con Rabiot. Gli arrivi “nostalgici” di Immobile e Bernardeschi rappresentano una scommessa. L’ex bomber della Lazio sarà fermo due mesi per infortunio, mentre l’ala ex Fiorentina e Juventus dovrà scrollarsi di dosso la polvere americana. La sconfitta all’esordio contro la Roma ha evidenziato qualche fragilità, ma le certezze restano. Mister Vincenzo Italiano, già capace di ridisegnare rapidamente la squadra, può ancora contare sulle due colonne portanti Remo Freuler e Riccardo Orsolini.
La Lazio affronta una stagione in salita. Il blocco del mercato ha bloccato i piani di Maurizio Sarri, privo di una mezz’ala capace di spezzare le difese e di un terzino destro più performante dei vari Lazzari, Marusic e Hysaj. L’assenza dalle coppe può aiutare i biancocelesti a concentrarsi sul campionato, ma fino a gennaio servirà grande compattezza per non rimanere invischiati nella mediocrità.
La Fiorentina riparte dall’esperienza di Stefano Pioli e da un attacco assortito con Kean, Dzeko, Piccoli e Gudmundsson. Sulle fasce Dodo e Gosens garantiscono spinta e “bonus”, mentre il centrocampo e la difesa, con il trio titolare Comuzzo-Pongracic-Ranieri, lasciano qualche dubbio. Affidandosi alla guida esperta dell’ex tecnico del Milan, la squadra potrà aspirare a una stagione di rilievo – con la Conference League come traguardo concreto.
L’Atalanta, dopo l’era Gasperini, affronta una fase di transizione con Ivan Juric. Il pareggio all’esordio contro il Pisa ha evidenziato la necessità di tempo e adattamento. In attesa di definire il futuro di Lookman, le certezze restano Carnesecchi, Ederson, De Roon, e il ritorno (con goal) di Scamacca. Per la Dea, trovare continuità sarà fondamentale per non perdere il passo con le squadre più rodate e competitive.
Il Como entra in questa stagione con ambizioni mai viste. Sotto la guida di Cesc Fabregas – che ha spento senza pensarci troppo le sirene interiste – la squadra non solo ha guadagnato profondità e qualità, ma mostra già un’identità chiara e coraggiosa. A centrocampo e in attacco ogni titolare ha un ricambio valido e ciò rende la rosa più lunga e competitiva rispetto allo scorso anno, quando spesso calava dopo un’ora di partita.
La vittoria per 2-0 contro la Lazio alla prima giornata è stata un segnale forte. Il 3-4-2-1 di Fabregas funziona sia in fase di possesso che in quella difensiva. Nico Paz ha brillato con un gol su punizione e un assist strepitoso a Douvikas, mentre il canterano madrileno Jacobo Ramón, classe 2005, ha impressionato con una prestazione quasi perfetta: 90% di duelli vinti, 92% di passaggi riusciti e 100% di dribbling completati. E pensare che giocatori come Diao (infortunato), Baturina, Kuhn e Addai non sono nemmeno entrati in campo, a testimonianza della panchina lunga e competitiva.
Nonostante un’esperienza inferiore rispetto alle big e a squadre come Bologna, Lazio, Fiorentina e Atalanta, il Como ha tutte le carte in regola per sorprendere. L’entusiasmo crescente e un progetto ambizioso, che sta attirando attenzione internazionale, potrebbero portare la squadra a lottare per un posto in Europa.
Se , la battaglia nella parte destra della classifica sarà un vero e proprio spettacolo di nervi e colpi di scena. In pole position per catturare l’attenzione c’è il Torino, che ha investito pesantemente sull’attacco. Zapata, Adams, Simeone, Ngonge, Aboukhlal e Vlasic formano un reparto offensivo di grande qualità, capace di far male a qualsiasi difesa. Il problema, però, resta il centrocampo, dove Tino Anjorin è un buon innesto ma potrebbe non bastare a garantire equilibrio. Anche in difesa la situazione è delicata: l’infortunio estivo di Ismajli e la scelta di una linea a quattro non sempre adatta agli interpreti potrebbero complicare le cose. Marco Baroni, allenatore intelligente e tatticamente flessibile, dovrà mettere ordine e schierare sfruttare al meglio le qualità dei suoi attaccanti per evitare di rimanere invischiato nella zona calda della classifica.
Udinese e Genoa sembrano invece destinate alla solita stagione tranquilla, almeno sulla carta. I bianconeri hanno confermato il pragmatico Kosta Runjaic in panchina ma devono fare i conti con la partenza del tandem Lucca-Thauvin. Il peso dell’attacco è allora sulle spalle di Arthur Atta, Iker Bravo e Keinan Davis. Tre opzioni che offrono soluzioni interessanti, con la possibilità di costruire un attacco fisico ma anche imprevedibile. Il Genoa di Patrick Vieira si affida a una trequarti dinamica e creativa, con Gronbaek, Stanciu e Valentin Carboni pronti a dettare i ritmi e creare spunti interessanti. La solidità, rafforzata dall’arrivo di Ostigard e dalla conferma di Frendrup a centrocampo, rappresenta un punto di forza. Il nodo resta l’assenza di una vera prima punta: Lorenzo Colombo non convince pienamente e sarà fondamentale capire chi riuscirà davvero a caricarsi la squadra sulle spalle nei momenti decisivi.
Grande curiosità anche intorno al Sassuolo, che nonostante la sconfitta all’esordio contro il Napoli può contare su un tridente Laurienté-Pinamonti-Berardi in grado di far divertirsi e far divertire. Fabio Grosso, dopo la promozione con il Frosinone, è chiamato al grande salto. La squadra è giovane, talentuosa e con le giuste motivazioni può puntare a una salvezza tranquilla senza rinunciare allo spettacolo.
Il Cagliari di Fabio Pisacane, invece, punta tutto sulla grinta e sul carattere, cercando di trasformare la determinazione – la stessa che aveva in campo l’ex difensore rossoblù – in punti concreti. La partenza di Roberto Piccoli lascia un vuoto in avanti, che dovrà essere colmato dall’apporto di Sebastiano Esposito e delle mezze ali Folorunsho e Adopo. Questi ultimi, insieme a Luvumbo e Gaetano, sono chiamati a farsi trovare pronte sia in termini di gol sia di dinamismo offensivo.
Dall’altra parte, il Parma di Carlos Cuesta -allievo di Mikel Arteta – si presenta come una squadra giovane ma di grande qualità. Delprato guida la difesa con sicurezza, Valeri garantisce corsa e assist sulla fascia, mentre Bernabé offre spunti di fantasia a centrocampo. In avanti, Pellegrino ed, eventualmente, Cutrone dovranno pensare ai gol. Da loro necessita quel brio necessario per trasformare il talento dei crociati in risultati concreti.
La Cremonese, invece, ha puntato tutto sull’esperienza. Audero, Baschirotto, Pezzella, Grassi, Payero, Zerbin e Sanabria sono tutti nomi che conoscono bene il campionato. La vittoria a San Siro contro il Milan è un segnale di ambizione, e l’indiscrezione di un possibile arrivo di Jamie Vardy darebbe ulteriore mordente a un reparto offensivo ancora alla ricerca di un vero bomber. Con Davide Nicola in panchina, specialista di salvezze e miracoli, la squadra ha le carte in regola per fare bene.
Infine, Lecce, Hellas Verona e Pisa – sulla carta più deboli, ma da tenere d’occhio per qualche intuizione azzeccata. I salentini si affidano alle intuizioni di Pantaleo Corvino e alla voglia di rivalsa di Eusebio Di Francesco. La partenza di Krstovic in direzione Bergamo lascia spazio a Camarda o a un possibile nuovo attaccante dal mercato. In difesa Baschirotto non è stato sostituito da un nome noto: Perez e Siebert avranno l’arduo compito di non far rimpiangere il suo addio.
D’altra parte, l’Hellas Verona ha perso giocatori chiave come Ghilardi, Coppola, Duda, Tchathcoua e Tengstedt. Tuttavia, in difesa è stata assoldata l’esperienza dell’ex Roma Nelsson e Unai Nunez, mentre in attacco il talento di Giovane e Gift Orban potrebbero garantire punti preziosi.
Il Pisa, pur sembrando la Cenerentola, può sorprendere se riuscirà a rinforzare centrocampo e difesa e sfruttare la qualità dei nuovi innesti (da ufficializzare) Stengs e Lorran. Nel frattempo Gilardino, dopo aver fermato al Gewiss Stadium l’Atalanta con una prova coriacea, si aspetta la doppia cifra da Mbala Nzola.
Commenti
Da tifoso neroverde, credo che i presupposti per una salvezza ABBASTANZA tranquilla per il Sassuolo ci siano, e credo che quest’anno anche la Cremonese, che è partita molto bene, possa salvarsi senza troppi patemi; chi vedo male sono il Pisa, che dopo il pareggio alla prima giornata sembra aver perso il ritmo, il Lecce (e mi spiace per Di Francesco), che non mi convince come solidità dell’organico, ed il Verona, che per quanto imprevedibile manca, a mio avviso, di giocatori di qualità che possano fare la differenza.