28 Giugno 2025
Un campione straordinario, comune mortale nella vita di tutti i giorni. L’unico a vantare una bacheca personale degna di un intero club. Icona, idolo e fuoriclasse: definizioni che descrivono a pieno il mago gallese del Manchester United. Un omaggio all’ex «tuttofare», Ryan Giggs che ha saputo trasformare ogni dribbling in un’opera d’arte.
Ryan è figlio di un matrimonio misto: il padre sierraleonese, ex giocatore di rugby e madre gallese. Giggs cresce tra due culture e affronta sin da piccolo le difficoltà legate al razzismo. Va a trovare spesso i nonni e lì può sfogarsi dopo la separazione dei suoi, ma come? Giocando a calcio. Il suo sinistro inizia a farsi notare.
Durante una partita tra Salford e l’under 15 dello United, il giovane gallese firma una tripletta. Alex Ferguson che segue la partita da una finestra del suo ufficio, ne rimane colpito. Il tecnico scozzese decide di far firmare un contratto biennale di «formazione» al ragazzo. Nel 1990 diventa professionista e debutta contro l’Everton. Dal 1992 Giggs diventa titolare inamovibile ed inizia il famoso ciclo d’oro dei Red Devils.
La sua immagine conquista i giovani: capelli arruffati, fisico esile, talento, atteggiamenti da antidivo e tanta timidezza. L’Inghilterra idolatra Paul Gascoigne, rappresentazione di genio e sregolatezza: Giggs è l’opposto, dedizione e riservatezza. Ha sollevato 33 titoli in carriera, che non sono pochi per un ragazzo che arriva dal profondo Galles.
Fino ai vent’anni Ryan ha vissuto lontano dai riflettori mediatici, protetto dalla figura paterna di Sir Alex Ferguson, che ha saputo gestire al meglio la sua carriera sportiva e personale. La prima esclusiva arriva solo nel 1993 alla BBC. In questo calcio moderno in cui le «bandiere» sembrano scomparire, il gallese è un’eccezione. La sua carriera ha unito tifosi, allenatori e compagni in un coro di ammirazione e stima.
Sir Alex, sua guida per vent’anni afferma «le sue performance sono rimaste di altissima classe per 20 anni e ancora adesso è l’esempio di come con il sacrificio si possano raggiungere certi obiettivi». Al di fuori dell’Inghilterra la sua fama è consolidata. Zidane, ex centrocampista del Real Madrid e della Francia, dice: «se Ryan fosse nato in Francia, non avrei mai giocato una sola partita in nazionale». Cristiano Ronaldo, suo compagno al tempo del Manchester, ha dichiarato «è rimasto fantastico nonostante l’età: vorrei invecchiare come lui». A voi posteri l’ardua sentenza di giudicare il grande operato del centrocampista.
L’11 dicembre 2007 a Buckingham Palace, la regina Elisabetta consegna a Giggs la medaglia di Ufficiale dell’Ordine dell’Impero britannico. Una giornata memorabile per Ryan e famiglia, simbolo di un’intera carriera.

Ryan Giggs non è stato solo un goleador o un collezionatore di trofei: il suo marchio di fabbrica per anni è rimasto il gesto tecnico dell’esterno puro ossia «dribbling e cross». In un fazzoletto di campo delimitato dalla linea bianca laterale, che contemporaneamente è il punto di riferimento di ogni esterno, lui sapeva danzare. Per farlo c’è bisogno di gambe forti, fantasia e tanta corsa.
Il principe gallese nella culla del calcio e del gioco sugli esterni ha incarnato questo ruolo in maniera scolastica, rendendolo arte. Giggs nel 4-4-2 trova la sua migliore espressione. Quando riceve palla punta l’uomo, lancia il «guanto di sfida» come nei duelli di un tempo. Poi lo «smarcamento» in cui riesce a sterzare e mandare fuori gioco l’avversario. «La fuga» è quando il dribbling spiazza il marcatore, che può solo commettere fallo. Infine, il «traversone»: uno sguardo rapido al centro e il mancino che disegna assist, un invito per i suoi attaccanti. Il mago è stato davvero il prototipo dell’ala moderna.
I gol, certo non sono mancati, molti dei quali sono stati capolavori. 14 aprile 1999 FA Cup, Arsenal-Manchester United è terminata 1-2 per i Red Devils. Sul punteggio di 1-1 Giggs prende palla nella propria metà campo e dribbla tutti come una scheggia impazzita. Non ha potuto nulla la scivolata di Tony Adams. L’11 deposita la palla in porta.
25 febbraio 2003, durante la notte europea allo stadio Delle Alpi contro la Juventus, Giggs intercetta un passaggio bianconero, accellera e in velocità supera Ferrara e Montero e con il destro chirurgico brucia Buffon. Solo silenzio e applausi.
Infine, il 20 marzo 2004 arriva il gol contro il Tottenham. Con un inserimento eccezionale ed un fiuto del gol da vero rapace d’area impreziosisce la partita con un gol di tacco. «Amazing», come dissero anche in diretta.
L’immagine in evidenza è presa dal sito del Manchester United
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