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Passione e cuore: il tifo secondo i laziali

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Calcio, Serie A

Passione e cuore: il tifo secondo i laziali

“Qual è il tuo sport preferito? Il calcio”. Così risponderebbero la maggior parte degli italiani. Il calcio è quello sport che ci accompagna mano per mano da quando siamo piccoli, quando solchiamo quei campi verdi con l’obiettivo, un giorno, di diventare i più forti al mondo, a quando siamo anziani. Che sia per sport o per lavoro, il Calcio non ci lascia mai. E poi c’è l’elemento principale: la passione, che ci fa capire quanto questo sport sia insito in noi, prendendoci per mano e trascinandoci come un vortice sugli spalti o sul divano ogni domenica a sostenere la nostra squadra del cuore. Non importa se piove, nevica, c’è un sole che spacca le pietre o che si fanno mille chilometri. Noi ci saremo sempre per lei, indipendentemente dai risultati.

Il calcio è dei tifosi“. Quante volte abbiamo sentito questa frase? Ed è vero, i tifosi sono la parte romantica del calcio, sono i protagonisti, sono quel gruppo di persone che sostiene i propri colori durante i 90 minuti a squarciagola. Sono quelle persone che cantano, che si divertono e che sono pronte a dipendere da quello che succede in campo. Questo gruppo di persone mette al centro del proprio cuore una fede, un credo e no, non stiamo parlando di una religione, ma poco ci manca. 

Ci sono i luoghi simbolo, quei luoghi in cui i tifosi si riuniscono prima della partita con una birra in mano. Quelle persone che, più che un gruppo, costituiscono una vera e propria famiglia, un vero e proprio popolo. 

Non interessa il rendimento della squadra, perché loro saranno sempre lì a supportare. Non ci sono eventi che possano fermarli, interni o esterni alla società. Vogliono solo gridare un nome. 

Questo è il riassunto perfetto per introdurre il popolo biancoceleste.

FINE TRAGICA, INIZIO DA SOGNO

Sappiamo tutti cosa è successo nell’ultima giornata dello scorso campionato. La Lazio perde in casa contro il Lecce e quella che all’inizio sembrava utopia diventa realtà. Settimo posto in campionato e conseguente eliminazione dalle coppe per questa stagione. Una ferita profonda, troppo grande da essere guarita in poco tempo. E invece non è stato così, neanche lontanamente. Forse per l’addio dei senatori, forse per il caos che si stava verificando all’interno della società (mercato bloccato), i tifosi si uniscono e rispondono presente, dimostrando l’unione, tra di loro, che li contraddistingue ed il legame che li unisce alla Lazio.

Che poi, dicendo la verità, l’artefice di tutto è stato il ritorno di Maurizio Sarri sulla panchina della Lazio. La Lazio ha fiducia in Sarri, Sarri ha fiducia nella Lazio e lo dimostra la sua ammirazione verso la tifoseria. Alla chiusura degli abbonamenti a estate ormai finita, il numero degli abbonati si aggirava intorno ai 30mila, numero visto ben poche volte durante la gestione Lotito. Sono numeri da incorniciare e artefici di una tifoseria che vuole soltanto mettere una sciarpa attorno al collo, cantare e sognare in grande.

IN VIAGGIO PER TUTTA ITALIA

Se l’elemento che salta più all’occhio in casa Lazio non è il destro a giro di Zaccagni, non è la qualità nel difendere di Mario Gila o le sgroppate sulla fascia di Nuno Tavares, ma la tifoseria, non stiamo sbagliando. Il dato che colpisce non è tanto il numero di spettatori in casa, ma quello in trasferta. In ogni trasferta laziale, il settore è stato sempre polverizzato in poche ore. Anche nella prossima trasferta in quel di Parma, saranno circa 4 mila i sostenitori biancocelesti al Tardini, a dimostrazione dell’affetto e amore incondizionato che accompagna mister Sarri e i suoi calciatori in ogni impegno.

La tifoseria laziale è in ogni gara il 12esimo uomo in campo, che canta a squarciagola dopo Lazio 0-6 Inter. Che ti porta ad un passo dalla qualificazione dalla semifinale in Europa League. Un insieme di fattori che colpisce inevitabilmente i giocatori in campo, che hanno sempre espresso parole al miele verso quella curva che rappresenta l’essenza della squadra capitolina.

LO SPETTACOLO SUGLI SPALTI

Se i giocatori devono impegnarsi in campo, i tifosi devono farlo sugli spalti. La coreografia è la massima espressione artistica a cui si può assistere in una partita, al pari di una giocata ubriacante che manda in porta un compagno di squadra. E sicuramente la Lazio è molto preparata su questo aspetto, soprattutto dei derby di Roma e in Europa, come abbiamo assistito contro il Bodo-Glimt. Non soltanto un’immagine, ma anche una frase, che simboleggia la propria identità e il vanto di rappresentare una città. “You’re my Wonderwall”: così cantano gli Oasis e così risponde la Curva Nord, che nel frattempo ha già intonato “Quant’è bello esse Laziali” di Aldo Donati con le sciarpe al vento.

Una coreografia del tifo laziale

LA VICENDA DI BEPPE SIGNORI

Quanto una tifoseria ci tenga alla propria squadra, lo si vede dai piccoli gesti, che in questo caso piccoli non sono, in quanto testimoniano l’appartenenza ai colori di un’intera tifoseria. La protesta in Lazio-Lecce per la vicenda Vincenzo Paparelli, ma soprattutto l’episodio legato alla cessione di Beppe Signori. Il tutto risale al 1995. Beppe Signori è un uomo simbolo della Lazio, esempio di professionalità, dedizione e freddezza sotto porta. Nell’estate del 1995 il presidente Sergio Cragnotti decide di venderlo al Parma per 25 miliardi di lire. La Lazio stava per perdere il suo bomber, come se un Imperatore stesse perdendo il suo braccio destro, o come se Goku stesse perdendo il suo Vegeta. Ma tutte le storie hanno un lieto fine. E il lieto fine si trova anche qui.

I tifosi della Lazio, avendo compreso quello che stava succedendo, scesero in piazza a protestare, in quasi 5mila, in una torrida giornata di giugno a Roma. E vinsero loro, costringendo il patron biancoceleste Sergio Cragnotti a far saltare il trasferimento. Beppe Signori era parte della storia Laziale e non poteva essere mandato via così, senza neanche essere salutato. E Signori e la Lazio avevano ancora tanto da dare insieme.

La tifoseria Laziale è unione e famiglia nei momenti belli, unione e famiglia nei momenti più bui. Un’appartenenza che non viene affatto scelta, bensì in cui ci si immerge, viaggiando e facendo esperienze e conoscenze nuove con un comun denominatore: il tifo.

La tifoseria Laziale è un qualcosa che se non è vissuto dall’interno, non si può comprendere. E che è soprattutto sempre presente, perché potranno allontanarti dalla Lazio, ma la Lazio non sarà mai lontana da te.

Autore

  • 20 anni, studente e appassionato di sport. Solare, curioso e riflessivo: dal negativo estraggo sempre il positivo.

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