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Il paradosso del calcio italiano

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Calcio, Serie A

Il paradosso del calcio italiano

Il lavoro non è l’unica ragione per cui i giovani lasciano il nostro Paese: succede anche nel calcio. E purtroppo più spesso di quanto pensiamo. Dalla classica “Fuga di cervelli” siamo passati alla “Fuga di piedi”. Sono tanti i talenti italiani che scappano all’estero, per ottenere più fiducia e minutaggio. In Italia tantissimi non hanno chance per emergere.

Samuele Inacio, l’ultimo dei tanti

È il caso di Samuele Inacio, nato nel 2008 a Bergamo: entra subito nel settore giovanile dell’Atalanta e, nell’estate del 2024, passa alle giovanili del Borussia Dortmund, che lo porta persino in America per il Mondiale per Club. Ma non è l’unico giovane talento che, dopo essersi messo in mostra con le nazionali giovanili, decide di cercare più spazio all’estero.

Germania e Spagna sono infatti i contesti in cui i giovani si prendono il campo senza troppa paura. Anzi, sono le uniche nazioni che investono sui talenti del settore giovanile. In Italia, invece il percorso si interrompe sul più bello: il salto tra settore giovanile e prima squadra.

Eppure i talenti italiani non mancano. I risultati negli ultimi tre anni sono questi: Italia Under 17 campione d’Europa, un secondo posto al Mondiale U20 e Italia Under 19 campione d’Europa, negli ultimi tre anni. 

Il problema, ripeto, nasce dopo: c’è un divario enorme tra il calcio giovanile e quello dei “grandi”. Per molti ragazzi diventa difficile, a volte impossibile, trovare spazio e continuità.

Persiste l’idea che le promesse migliori arrivino sempre da fuori: nelle formazioni si sentono sempre meno cognomi italiani, mentre si spende sempre di più per acquistare giocatori già pronti, senza investire realmente nei propri vivai.

Samuele Inacio

Il modello spagnolo e la fiducia nei giovani

Sono i talenti italiani stessi a dirlo.

Andrea Natali è un altro classe 2008 che ha fatto il giro di diversi settori giovanili italiani, finendo poi in Spagna nelle giovanili di Espanyol e Barcellona.

In un’intervista rilasciata alla FIGC ha detto:

“Lì al Barcellona è incredibile come abbiano lo stesso stile di gioco dall’Under 10 all’Under 23“.  

Non sorprende quindi che in un paese come la Spagna, in cui i ragazzi esordiscono giovanissimi, questa sia la prassi: vivono di ragazzi nati nelle loro Accademy. Un sistema coerente, continuo, che accompagna il talento fino al professionismo.

In Italia invece viviamo il paradosso in cui siamo pieni di giovani promettenti, ma (senza nemmeno rendercene conto perché troppo occupati a guardare altrove) questi vengono valorizzati altrove.

Il talento richiede fiducia e continuità

Per fortuna c’è qualche segnale positivo. Abbiamo visto Antonio Arena essere chiamato da Gasperini all’80esimo minuto in Coppa Italia contro il Torino. Appena un minuto dopo era già a braccia aperte davanti alla bandiera del calcio d’angolo. Un’espressione incredula e con addosso la sensazione di aver segnato il primo gol con la Roma.

Come lui anche Massimo Pessina, esordiente col Bologna quasi per caso, che fa clean sheet contro il Napoli. E di altri talenti se ne potrebbero citare a decine, perché di gioielli il nostro calcio ne ha eccome.

Non mi credete? Allora vi cito Francesco Camarda, punta centrale cresciuta nel vivaio del Milan, dal talento evidente, ora è in prestito al Lecce. Mattia Liberali è un caso simile: anche lui grandissimo talento del vivaio rosso nero, per metà stagione panchinaro al Catanzaro in Serie B. Ma non appena Alberto Aquilani ha iniziato a dargli fiducia, ecco che Liberali inizia a mostrare il suo talento: 1 gol e 2 assist nelle ultime 3 partite del campionato cadetto. E cito anche vari giovani del Cagliari di Fabio Pisacane, tipo Marco Palestra. Un’altra conferma che siamo molto bravi a costruire grandi fenomeni e altrettanto a non valorizzarli fino in fondo.

talenti italiani
Mattia Liberali in azione con la maglia del Catanzaro

I numeri non mentono

I dati parlano chiaro: secondo il Report Calcio 2025 della FIGC, il minutaggio degli U21 italiani in Serie A diminuisce sempre di più, arrivando appena al 2,3% nella stagione 23/24.

Ma i talenti italiani ci sono, dovremmo solo lasciare loro il tempo di crescere, di sbagliare e farlo lontani da occhi perennemente giudicanti. Viviamo forse un campionato in cui è sempre più crescente la volontà di avere subito tutto pronto. Il tempo è fondamentale, ma soprattutto lo è la possibilità di sbagliare.

Se non giocano e anche se non commettono errori, come possono imparare? Come possono diventare grandi giocatori se non si mettono alla prova? Nessuno nasce imparato. Vi piacerebbe essere degradati e quasi licenziati al primo errore nel vostro lavoro privato?

Serve coraggio, non talento

Dunque, ripeto per l’ennesima volta: il problema non è la mancanza di talento, ma il coraggio di farlo emergere e valorizzarlo. In Italia continuiamo a formare giocatori eccellenti, salvo poi lasciarli in attesa di un’occasione che spesso non arriva mai. Siamo stanchi di vedere il nostro calcio non all’altezza? E allora iniziamo a puntare sui nostri giovani e sulla nostra identità calcistica. Se davvero vogliamo che i nostri giovani smettano di andare via, dovremmo guardare meno all’esterno e molto di più dentro casa.

Il futuro del nostro calcio non è altrove: è già qui, trepidante e sognante in panchina, in attesa che qualcuno abbia il coraggio di dargli spazio.

Si, è un rischio, ma Guardiola disse: “Non c’è cosa più rischiosa che tentare di non rischiare”.

Autore

  • Classe 2005. Studio Mediazione Linguistica con specializzazione in Sport Management a Milano.
    Lo sport è una delle mie più grandi passioni e mi esprimo attraverso la scrittura di articoli, raccontando emozioni, storie e tutto ciò che si nasconde dietro ogni gara e ogni atleta.
    Vivo di domeniche di Formula Uno, calcio e tennis. Se si parla di Ayrton Senna vado matta. La Premier League mi affascina. Ho origini sarde e il Cagliari occupa da sempre un posto speciale nel mio cuore.
    Il mio sogno è diventare giornalista sportiva e raccontare lo sport per ciò che è davvero: passione, storia ed emozione. Su Instagram curo la pagina sportandpassion.

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