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E se gli Oscar venissero assegnati nel calcio?

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Sport & cinema

E se gli Oscar venissero assegnati nel calcio?

La notte più importante per il cinema nel mondo si è conclusa: quella degli Oscar. Tra statuette alzate, polemiche e chi, invece, ha giustamente vinto, oggi ci poniamo una domanda particolare: e se gli Oscar fossero assegnati nel mondo del calcio?

Quindi seguitemi in questo futuro fantasioso in cui le singole partite diventano i film ai quali assegnare il premio.

L’Oscar per il miglior attore protagonista

Questo è sicuramente il premio più ambito. La categoria che fa più discutere, soprattutto quest’anno dopo che Timothée Chalamet si è praticamente auto-eliminato dalla corsa dopo le sue dichiarazione sull’Opera e il balletto.

A trionfare è stato Michael B Jordan, per il suo ruolo da protagonista in “Sinners”, film che ha anche superato “Titanic” per il numero di candidature.

E quindi, nel mondo del calcio, la statuetta più ambita da tutti non può che prendersela colui che ultimamente ha ricordato al mondo perché Toni Kross gli ha lasciato in eredità il suo numero di maglia: Federico Valverde.

Citando una famosa intervista di Fernando Siani a Kalulu “Ci eravamo un pò dimenticati di te”. Perché infatti, soprattutto nel periodo in cui sulla panchina madridista sedeva Xabi Alonso, molti si erano dimenticati di quanto Valverde fosse fondamentale nel giro dei blancos. E perché a prendersi la scena era stata la scelta di schierare sempre titolare il giovane Arda Guler. Eppure, per chi come me ha sempre stimato “El Pajarito”, il fatto che ultimamente abbia ripreso in mano le chiavi del centrocampo del Real non è assolutamente un fatto sconvolgente.

Vincere il Pallone d’Oro sembra essere ancora una sfida molto ardua, ma dopo la prestazione contro il Manchester City, la statuetta da miglior attore protagonista è certamente la sua.

Oscar Valverde
L’esultanza al gol di Valverde

Il miglior film

Quest’anno la lotta era molto avvincente. “Hamnet”, “Marty Supreme”, “Sinners”, “Una battaglia dopo l’altra”. A trionfare è stato proprio quest’ultimo, il film diretto da Anderson e con protagonista Leonardo Di Caprio si è portato a casa la statuetta, battendo la storia di uno dei più grandi giocatori di ping pong della storia, un racconto strappalacrime come Hamnet e I Peccatori.

Se dovessimo trasmutare questo premio, dovremmo scegliere una partita specifica che è stata giocata fino ad ora. La scelta è molto complessa, perché di partite avvincenti ce ne sono state. Ma se dovessimo pensarne una sola, per il risultato, il ribaltamento di quest’ultimo, l’importanza che ha nel paese, Juve-Inter 4-3 vincerebbe questo premio.

Non me ne vogliano i tifosi nerazzurri, che dovranno far fronte con il ricordo del gol di Azdic allo scadere, ma per quanto tempo i big match nel nostro campionato sono stati definiti noiosi e ripetitivi, con risultati scontati dettati dalla paura. Il derby d’Italia d’andata, invece, è stato tutto l’opposto, con le due più grandi squadre del nostro campionato che non si sono risparmiate. Come non si sono risparmiati i due fratelli Thuram dallo sfidarsi in lontananza a colpi di gol.

Anche perché, quale modo migliore per descrivere ogni derby d’Italia se non con “Una battaglia dopo l’altra”.

Leonardo Di Caprio in una delle scene di “Una battaglia dopo l’altra”

L’Oscar per il miglior cast

Una nuova candidatura, aggiunta quest’anno, che va a premiare quale pellicola ha al suo interno il miglior cast. Fa strano pensare che sia stata aggiunta solo quest’anno, vista comunque l’importanza che il cast ha all’interno di un film.

A trionfare è stato anche questa volta “Una battaglia dopo l’altra”, praticamente gli Oscar sono stati una sfida a due tra quest’ultimo e Sinners, con qualche statuetta presa di sfuggita da Hamnet (Marty Supreme ha chiuso la serata con 0 premi).

Quindi, il miglior cast. Difficile. Dovremmo andare a ricercare la squadra che ha negli 11 titolari il miglior roster possibile.

Il vincitore, per il mio modestissimo modo di vedere, va, per forza di cose, assegnato alla squadra che è momentaneamente al primo posto ne La Liga e ha parecchie possibilità di trionfare nell’Europa che conta. Il Barcellona.

Già solo citando il tridente d’attacco, potremmo fermarci. Yamal, Raphina, Lewa. I sostituiti sono Fermìn, Ferran Torres, giocatori che nel nostro campionato dominerebbero in lungo e largo. A centrocampo De Jong, Pedri, il rientro di Gavi. A difendere la porta Araujo, Koundé, praticamente se dovessimo basarci solo sui nomi, il Barcellona potrebbe dominare il calcio mondiale per i prossimi 10 anni.

Nella realtà non è così, perché potrebbe essere battuto da quella che secondo me è la squadra sul secondo gradino del podio, il PSG.

Comunque, a trionfare in questa nuova categoria per me, è il Barca di Flick.

Oscar Barcellona

Il ruolo più importante: la regia

Si, ora potrebbe venirvi da ridere.

Uno dei premi più importanti è quello alla regia, perché il regista è colui che coordina tutto. Deve far andare bene la scena, deve essere dentro a ciò che ha scritto, far funzionare gli attori.

A vincere, stranamente, è stato Paul Thomas Anderson con “Una battaglia dopo l’altra”. Ma se vi chiedessero di scegliere chi è stato il miglior regista fino ad ora, chi è quell’allenatore che ha giostrato in maniera perfetta i suoi calciatori in una partita?

No, non sto per citarvi Guardiola, Arteta o Flick. Perché siamo in Italia. E non parlerò neanche di Allegri, Chivu, Spalletti o Conte. Il premio va, invece, a Daniele De Rossi, per come è riuscito a leggere in maniera perfetta la partita contro la “sua” Roma.

Alla lettura delle formazioni siamo rimasti tutti stupidi, soprattutto per le scelte in attacco, che si sono rivelate invece perfette per far stancare la difesa di Gasperini e colpire poi inserendo i titolari (Colombo e Vitinha).

Perché essere un ottimo regista significa saper leggere i momenti, le scelte, non farsi tappare gli occhi dalle cose più facili e scontate, e De Rossi questa cosa l’ha capita in pieno.

Oscar De Rossi

La conclusione perfetta: l’Oscar per la fotografia

Probabilmente questo è il premio sul quale trovare un collegamento mi sono impegnato di più. Perché la fotografia in un film non riguarda solo un’immagine precisa, un frame, ma dietro c’é uno studio immagine per immagine, sequenza su sequenza.

Per assegnare questo premio, però, ho deciso di premiare un momento preciso, avvenuto sabato sera.

Magari molti voi sono usciti, sono andati a cena con la propria ragazza, altri invece si sono gustati un ottimo Udinese-Juve delle 20:45.

La fotografia che andrò a premiare è quella di fine partita, l’esultanza di Luciano Spalletti che non si contiene. Sì, vincere in casa dell’Udinese non è come vincere ad Anfield, ma ad Udine quest’anno sono cadute praticamente tutte, mentre invece i bianconeri hanno preso 3 punti fondamentali per la lotta Champions.

L’urlo liberatorio di Spalletti, secondo me, è servito anche per togliersi finalmente di dosso anche i fantasmi della nazionale. Perché questi ultimi ancora bussavano alla sua porta ogni tanto.

Autore

  • Cari lettori e care lettrici, io sono Gabriele Brunetti, ho 21 anni e vengo da Roma. Sono autore e referente della sezione Calcio di Fuori Dal Gioco. Mi piace raccontare le storie dello sport, soprattutto quelle passate, ma non vi preoccupate perché adoro anche discutere di attualità. Spero che i miei articoli, e quelli dei miei colleghi, vi piacciano!

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