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Juve Stabia: Abate ha fatto un miracolo

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Calcio, Serie B e

Juve Stabia: Abate ha fatto un miracolo

Mentre fuori dal campo le ipotesi distopiche sul futuro societario e le voci di corridoio rischiavano di destabilizzare la stagione, sul rettangolo verde di Castellammare si è assistito a una storia completamente diversa. Sì, perché la stagione della Juve Stabia è un capolavoro di isolamento e resilienza. Un’impresa sportiva che porta una firma ben precisa: quella di Ignazio Abate, il vero uomo al comando, in un club demolito a livello societario. Arrivato tra lo scetticismo generale, l’ex tecnico del Milan Primavera ha trasformato una polveriera potenziale, il caos che ha afflitto la società giallo blu, in una macchina da punti solida e reattiva.

Possiamo dirlo: molti allenatori si sarebbero dimessi o avrebbero perso la bussola dopo qualche prestazione negativa. Motivo per cui Abate merita grandissimi applausi per il settimo posto in classifica e per essersela giocata alla pari contro il Monza ai playoff, una squadra sicuramente molto più esperta e più attrezzata per la conquista della promozione in Serie A.

Oltre lo Scetticismo

Per Abate, Castellammare rappresentava un banco di prova cruciale. La parentesi alla Ternana di oltre un anno fa si era chiusa lasciando diverse domande aperte sul suo reale impatto nel calcio dei grandi. Poi la Serie B è uno dei campionati più complessi per un allenatore, specie se giovanissimo come Abate stesso.

In Campania si è visto, oltre le aspettative, un allenatore di categoria, deciso, preparato, flessibile e, soprattutto, un grande motivatore e gestore di risorse umane. Abate ha fatto tesoro della sua esperienza da calciatore, adattandola alle caratteristiche di una rosa che aveva bisogno di certezze, non di esperimenti. D’altronde, ricordiamo che fu terzino titolare in un Milan formato da grandissimi campioni: Ibrahimovic, Seedorf, Nesta, solo per dirne tre. Abate è passato dal gestire la pressione di San Siro all’isolare i gialloblu dal caos burocratico di Castellammare. Se in quel Milan ha imparato cosa significa la mentalità vincente e la gestione di spogliatoi pesanti, alla Juve Stabia ha dovuto applicare quei principi al contrario: non per gestire campioni, ma per proteggere dei lavoratori del calcio dal crollo delle certezze esterne.

Il capolavoro psicologico

Il vero capolavoro di Abate, però, è stato sia tattico che psicologico. In un contesto dove lo spogliatoio avrebbe potuto facilmente sfaldarsi – tra scadenze burocratiche incerte e la pressione della piazza, dopo l’ottima stagione disputata nel 2024/25– l’allenatore ha costruito un muro invalicabile attorno alla squadra.

La stagione della Juve Stabia dimostra una certezza. Quale? Le idee, il lavoro quotidiano e la determinazione possono ancora colmare il gap con club sulla carta più ricchi e strutturati. Comunque vada a finire il destino societario, questa stagione resta il manifesto di un allenatore vero.

Le dichiarazioni di Abate dopo la sconfitta nella semifinale di ritorno contro il Monza confermano questa tesi:

“Mi arrabbio con chi dice che alleno solo da due anni, perché questi due anni sono sembrati sette. Sono cresciuto, ho avuto la possibilità di fare esperienza. Si è pronti solo dopo che è arrivata una chiamata, che ti viene data la possibilità. Ho avuto un direttore giovane che ha avuto il coraggio di scegliermi e di farmi crescere tanto. “

Le sue parole che sanno di consapevolezza e di umiltà. Sa di non avere molta esperienza, ma ritiene di dover mettersi in gioco per crescere. Possiamo sbilanciarci? Abate può definirsi il miglior allenatore di questa stagione di Serie BKT (al pari di Aquilani e Alvini). Se Aquilani però incarna l’estetica e il gioco e Alvini la proposta tattica, Ignazio Abate ha vinto il campionato della resilienza. Portare questa Juve Stabia ai Playoff per giocarsela alla pari contro la corazzata Monza, mentre attorno la società evaporava, è un’impresa che vale quanto una promozione. La Serie A è avvisata: Ignazio Abate è pronto per il grande salto.

La valorizzazione del talento

Tra i tanti che hanno dimostrato di avere più talento di quello che si pensasse a inizio stagione, oltre allo stesso Abate, c’è un ragazzino. Classe 2007, in prestito dal Torino, si tratta di Alessio Cacciamani. Dopo tutta la trafila nelle giovanili granata e appena 29′ in Serie A, l’ala marchigiana ha scelto di scendere al piano di sotto per racimolare minuti tra i pro e mettere in mostra il suo talento. Nonostante un inizio non del tutto convincente, con anche un’espulsione alla 5ª giornata, il mister non gli ha fatto pagare gli errori, ma lo ha aspettato. E così, nell’arco della stagione, Cacciamani si è trasformato in uno dei giovani prospetti più interessanti del campionato cadetto.

Alto 175 centimetri e destro di piede, il classe 2007 è la classica ala invertita. Parte largo a sinistra e ama accentrarsi per cercare la porta o il dialogo con i compagni. La sua caratteristica principale è la tecnica in velocità. Abbina perfettamente lo scatto al dribbling: è proprio quel tipo di profilo di cui l’Italia è particolarmente scarsa. Deve ancora migliorare, ma nelle 36 gare tra regular season e play-off ha dimostrato di poter dire la sua anche nel massimo campionato. Sotto la guida tecnica di Abate ha trovato 2 gol e 2 assist e ha lasciato intravedere un ampio margine di crescita.

Alessio Cacciamani con la maglia della Juve Stabia
Credits: x.com (Dolypee Sports)

Non solo Cacciamani

Eppure la Juve Stabia, guidata dal direttore sportivo Lovisa, in estate aveva provato più colpi di questo genere. Alessio Cacciamani non era l’unico talento prelevato da un settore giovanile della Serie A. Dall’Inter erano arrivati il 2005 Giacomo Stabile e il 2006 Giacomo De Pieri. Quest’ultimo aveva anche trovato il gol ad ottobre, ma nessuno dei due è riuscito a imporsi nel tempo con continuità. Oggi sono entrambi al Bari. Poi c’è il classe 2005 del Milan Kevin Zeroli. Ha avuto un po’ di concorrenza a centrocampo, ma è comunque riuscito a ritagliarsi qualche spezzone per far vedere la propria stoffa. Discorso simile per il 2006 della Roma Mattia Mannini, mentre il 2005 del Torino Aaron Ciammaglichella ha avuto più difficoltà a farsi spazio nelle gerarchie.

Anche grazie ad Abate e alla sua sinergia con la direzione sportiva, quindi, la Juve Stabia si è dimostrata un’ottima piazza dove assaporare la Serie B e il calcio professionistico senza troppi patemi. I risultati hanno superato le aspettative e molti giovani calciatori hanno avuto l’occasione di fare esperienza e accumulare minuti senza pressione e troppi occhi addosso. La maggior parte di questi torneranno alla casa base e valuteranno se tentare il salto in Serie A. Ma a Castellammare la direzione e già tracciata e altri talenti italiani potrebbero considerarla come rampa di lancio.

Autori

  • Fondatore di FuoriDalGioco. Studente di Scienze Giuridiche.
    Gestisco e coordino ogni attività diretta alla pubblicazione di contenuti come articoli e video, insieme alle pubbliche relazioni. Non mi pongo limiti di fronte alla possibilità di crescere e cerco l’avanguardia in ogni ambito. La mia missione è raccontare lo sport nella piena originalità.

  • 25 anni, laureato in Design e Comunicazione, giornalista pubblicista dal 2023. Collaboro con Fuori dal Gioco, piattaforma dove mi piace esprimere — in forma scritta — la mia decennale passione per tutte le sfumature del calcio, con l’obiettivo di trasmetterla al lettore.

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