06 Giugno 2026
Dopo la bruciante eliminazione dai playoff per mano dei Knicks, I Cavs sono chiamati a fare i conti con una realtà difficile da ignorare. Costruita per puntare al titolo, la squadra ha fallito nel momento più importante della stagione, alimentando dubbi sul futuro del progetto. Tra i principali imputati c’è James Harden: il Barba, autore di prestazioni ben al di sotto delle aspettative, è finito al centro delle critiche per il suo rendimento deludente. Ora il suo futuro è più incerto che mai e le prossime settimane potrebbero rivelarsi decisive.
Questa iconica frase deriva da un discorso che nel 2023 fu veramente virale, a dirla fu Brian Dameris commentatore e analista dei Dallas Mavericks. Il suo messaggio principale era molto semplice: secondo lui, Harden tendeva a dare la colpa agli altri quando le cose andavano male, senza riconoscere il proprio ruolo nei problemi delle squadre in cui ha giocato. Dameris sosteneva che il barba avesse avuto durante la carriera moltissime opportunità e concessioni. In particolar modo a Houston dove i giocatori e gli allenatori erano scelti anche in base alle sue richieste. Nonostante ciò, sosteneva l’analista, James ha forzato varie volte la mano per cambiare squadra con anche metodi poco professionali. Ma la parte più famosa del monologo fu quella della metafora dei coinquilini:
“Ci sono persone che si lamentano continuamente di avere cattivi coinquilini, ma non si rendono conto che forse il cattivo coinquilino sono loro”.
Da lì arrivò la conclusione diventata assai celebre: “ James you are the problem“. Frase che ad oggi sembra più attuale che mai.
Harden ha dimostrato negli anni di essere indubbiamente uno dei giocatori offensivi più forti di questa generazione. Il barba oltre ad essere l’ultimo MVP americano è stato anche un giocatore dalle statistiche folli. Per rendere bene l’idea non vincendo l’MVP nella stagione 2018/2019 ha chiuso con 36,1 punti ad allacciata di scarpe. Per trovare qualcuno che ha fatto meglio di lui bisogna tornare alla stagione 86/87 dove Jordan tenne una media di 37,1 punti a gara.
Come ha fatto un giocatore così dominante a non aver mai vinto un anello? Non c’è una sola risposta a questa domanda. Innanzitutto potremmo parlare della difesa: il barba tutto ciò che dà in attacco lo toglie in difesa. Il secondo punto sono le sue prestazioni ai playoff: quando il livello si alza le sue prestazioni non si sono mai alzate di conseguenza, anzi si sono sempre ridotte.

Se in un lato del campo il numero 1 dei Cavs è sempre stato dominante possiamo dire che nell’altro vi è un vero e proprio rovescio demoniaco: Harden è uno dei peggiori difensori della lega. Fa ridere pensare che sia entrato nella lega come specialista difensivo vedendolo difendere oggi. Il vero problema non è che non sappia difendere, ma è come se non gli interessasse. Questo ha fatto sì che in svariati casi gli sia stato messo un bersaglio addosso.
Nelle gare contro NY questa tecnica per approfittarsi di lui è stata veramente evidente: Brunson lo andava sempre a cercare con un pick’n roll, per poi attaccarlo uno contro uno. Per quanto coach Atckinson abbia provato a nascondere le sue lacune facendogli marcare Hart, ciò non è bastato. Il risultato è stato un 4-0 del tutto netto a favore dei Knicks che sono ora alle Finals.
Sono anni ormai che sentiamo notizie e statistiche che trattano questo problema del barba: quando arrivano i playoff le sue statistiche calano vertiginosamente. A calare non solo è il numero dei punti ma sono anche le percentuali con cui tira. Ciò probabilmente è dovuto anche al suo stile di gioco. Il barba è da sempre un grandissimo attaccante di 1 contro 1 e questo su singola partita gli dà un grandissimo vantaggio: quello di essere imprevedibile. Allo stesso tempo però in una serie di più partite, il suo attacco fatto di tendenze e movimenti noti, lo rendono prevedibile. C’è inoltre da sottolineare come la sua forma atletica non sia più quella dei tempi migliori. Ciò fa si che il suo primo passo non sia più quello di una volta. Primo passo che abbinato alla sua capacità di prendersi step back difficili lo hanno reso chi era.
James infatti è più quel killer da 36 punti di media dei tempi di Houston, è una versione appannata di se stesso. Il barba non riesce più a tenere il ritmo delle partite playoff e molte volte prende scelte sbagliate anche dovute alla fatica andando fuorigiri. Nella serie contro i Knicks in 3 delle 4 partite disputate il barba ha fatto registrare almeno 5 palle perse. Il suo plus minus è sempre sempre stato ampiamente negativo, sintomo che con lui in campo la squadra costruiva poco in attacco e difendeva male. Harden è stato per tutta la serie il tallone d’Achille dei suoi Cavs. La squadra dell’Ohio si ritrova però ora nei guai, avendo un salary cap completamente pieno e poco margine di lavoro sul mercato.
A seguito di queste brutte prestazioni i tifosi Cavs si sono scagliati contro il barba additandolo come causa degli insuccessi di squadra. Il vero problema è che in questo momento Harden è praticamente impossibile da scambiare. Il classe 89′ va per i 37 anni e ha un opzione giocatore da 42 milioni che non penso voglia rifiutare. Per i Cavs questa sarà un grossa gatta da pelare durante l’estate se vorranno essere competitivi l’anno prossimo. A mio modo di vedere il numero 1 rimarrà ai Cavs e poi a fine contratto tra un anno potrebbe ritirarsi. La cosa certa è che i Cavaliers si staranno mangiando le mani pensando a cosa hanno dato in cambio per un trentasettenne poco prestante come Harden.


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