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Pochi dribbling in Serie A? Ci pensano i giovani

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Calcio, Serie A

Pochi dribbling in Serie A? Ci pensano i giovani

Si dice tanto che in Serie A non si dribbli più, ma è davvero così? Effettivamente si: sempre meno spazio alla fantasia e sempre più tatticismo e mania del controllo. Inevitabilmente, così facendo, si vanno a perdere le giocate dei singoli, quelle che ci hanno fatto innamorare del pallone. 

Moduli che tengono sempre più raccolti dietro la linea della palla, la scelta del sempre più stagnante 532 e la preferenza di uomini di palleggio, di gestione e di affidabilità rispetto a giovani dall’inventiva, dallo sprint e dalla voglia di dimostrare stanno facendo scomparire l’arte dell’1 contro 1. 

I giovani dribblano ancora

Una caratteristica che in Italia si sta perdendo, ma non del tutto, specie nei giovani. Prendiamo i primi 10 calciatori under 23 dei top 5 campionati europei per dribbling riusciti, 4 giocano attualmente in Serie A. Kenan Yildiz, Marco Palestra, Nico Paz e Arthur Atta. Sembra impossibile ma è tutto vero.

Yildiz comanda

Yildiz è chiaramente il calciatore simbolo del dribbling in Serie A: 70 dribbling riusciti su 130 tentati. Il turco è la stella polare della sua Juventus, che sembra dipendere quasi unicamente dalle sue sterzate. Il 10 viene da un periodo complicato a livello fisico, complice qualche acciacco. Nonostante questo, Yildiz rimane, anche a mezzo servizio, il calciatore più pericoloso dei suoi. In stagione sono 11 i gol e 9 gli assist, di cui 10 e 6 in Serie A, che rendono il turco il bianconero ad aver preso parte a più gol in tutte le competizioni. La doppia doppia, parlando in termini cestistici, è dietro l’angolo, basta un solo passaggio vincente, che magari arriverà già il prossimo weekend contro l’Hellas Verona.

Palestra insegue

Sorprendente è il dato di Marco Palestra, che su 113 dribbling ne ha completati 61. Il suo 1 contro 1 è totalmente diverso da quello di Yildiz: più palla nello spazio che dribbling nello stretto, ma comunque efficace. Il classe 2005 è uno di gamba, di strappo, piuttosto che di tecnica nel breve, e il suo ruolo ibrido tra terzino e esterno alto gli permette di sfruttare al meglio questa sua caratteristica. Destro o sinistro non fa differenza quando punta l’uomo, il che lo rende doppiamente più pericoloso perché l’avversario non sa mai dove indirizzarlo.
Alla sua prima stagione con i grandi, dopo l’esperienza in Serie C con l’Atalanta u23, nessuno si sarebbe mai aspettato un exploit del genere da parte di Palestra. Non a caso, top club italiani ed europei si sono già fiondati sul gioiellino bergamasco.

Nico Paz e Atta: genio e sregolatezza

Nico Paz e Atta rappresentano al meglio l’evoluzione del dribblatore nei sistemi di gioco di adesso: centrocampisti fantasisti, super tecnici, che hanno ancora, per fortuna, nell’1 contro 1 il metodo principale per creare superiorità. 

Il migliore per rapporto tra tentativi e dribbling completati è Nico Paz, con il 54.5%: 60 su 110. Il suo puntare l’uomo è unico: pura tecnica, quasi esclusivamente nello stretto, spostando la palla all’ultimo. L’argentino è uno degli ultimi veri 10 rimasti in Serie A, probabilmente ancora per poco. Non dà riferimenti alla mediana avversaria, svaria su tutto il fronte offensivo, si fa trovare sempre posizionato bene con il corpo per puntare la porta. Se non è il calciatore più forte del campionato, poco ci manca.

Arthur Atta, invece, è forza fisica unita a una tecnica sopraffina. E la doppietta nel 3-3 contro la Lazio ne è l’esempio. Il francese non ha forse ancora trovato una sua vera collocazione in campo: un po’ mezz’ala, un po’ trequartista, un po’ mediano. Quello che serve ad Atta per sprigionare i suoi cavalli è campo da macinare, da arare con le sue lunghe leve. Trovare un centrocampista che unisce potere fisico a dominanza tecnica è ormai diventato molto difficile e Atta è uno dei pochi della Serie A. 50 dribbling in Serie A completati su 95 per una mezz’ala, in un campionato diventato ormai di attesa più che di spazi aperti, testimoniano come la sua qualità si manifesti anche negli spazi stretti e non solo a campo aperto. Le sirene della Premier incombono sul classe 2003.

dribbling in serie A
dribbling in serie A

Viva l’1 vs 1

Il calcio in Italia è sempre più votato al controllo piuttosto che al rischio, ma quando c’è da sparigliare le carte in tavola ci si rivolge sempre a loro. A quella razza in via d’estinzione dei dribblatori, tanto accantonati quanto fondamentali. Non sarà un caso se uno dei migliori acquisti di questa stagione è Alisson Santos: istinto puro, coraggio, portatore di caos. Proprio quello che manca e serve tremendamente tanto al calcio italiano. 

Viva l’1 contro 1, sempre e per sempre. 

Autore

  • Ragazzo di 23 anni, matto per il calcio e il suo racconto quotidiano. Seguo il gioco tra campo e numeri, cronaca e analisi, con attenzione ai dettagli e alle storie che ne spiegano l’evoluzione. Un modo diretto e coinvolto di vivere e raccontare il calcio in tutte le sue forme.

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