17 Gennaio 2026
Alla fatidica domanda “chi è il miglior allenatore italiano del momento ?” è lecito aspettarsi nomi del calibro di Ancelotti, Izaghi, Spalletti, Allegrio Gasperini. Ma c’è un giovane allenatore toscano che, numeri alla mano, sta letteralmente ammazzando un campionato, e che viene spesso ricordato per i motivi sbagliati. Parliamo di Francesco Farioli, ora allenatore del Porto.
Facciamo alcuni passi indietro. Ex portiere dilettante, Francesco Farioli si siede in panchina già da molto giovane, ricoprendo il ruolo di vice allenatore alla Fortis Juventus in Serie d dal 2011 al 2015. Successivamente entra a far parte dell’Aspire Academy, un centro di sviluppo qatariota che ha lo scopo di formare i giovani talenti del paese arabo. Ma le prime esperienze importanti arrivano grazie a Roberto De Zerbi, che lo porta con sé a Benevento e a Sassuolo come allenatore dei portieri.
Nel 2020 arriva la vera svolta. Diventa prima vice allenatore all’Alanyaspor in Turchia, per poi subentrare a metà stagione sulla panchina del Fatih Karagumruk. Porta la squadra neo-promossa all’ottavo posto in classifica diventando così, a 31 anni, il più giovane allenatore italiano in un campionato europeo.
Nel dicembre 2021 torna poi all’Alanyaspor come primo allenatore, portando invece la squadra al quinto posto e in semifinale di Coppa di Turchia.
Nell’estate del 2023 arriva poi la chiamata che lo lancerà definitivamente nel calcio che conta. Approda al Nizza, e conduce una stagione estremamente positiva. Con lui gli “acquilotti” conquistano il quinto posto, valido per la qualificazione alle coppe europee. Farioli si toglie pure la soddisfazione di battere il PSG al Parco dei Principi, concludendo l’anno con la miglior difesa del torneo.
Nel 2024 arriva la grande chiamata. L’Ajax di Amsterdam ingaggia Farioli con un contratto triennale, rendendolo il primo italiano della storia a sedersi su quella prestigiosa panchina.
Nonostante una rosa con ben poche individualità di livello, Farioli va molto vicino a vincere l’Eredivisie, ritrovandosi con 9 punti di vantaggio sul PSV a cinque giornate dalla fine. Ma proprio sul più bello accade l’irreparabile.
Gli “Ajacidi”, forse schiacciati dalla pressione di poter vincere un campionato dopo 3 anni da incubo, si sciolgono e dilapidano tutto il vantaggio che avevano acquisito, perdendo malamente ad Utrecht e in casa contro il N.E.C., consegnando il titolo ai rivali di Eindhoven.
Il tecnico di Barga, alla fine dell’ultima partita, è visibilmente scosso e dispiaciuto. Lascerà il club poco dopo, consapevole di aver dato tutto e di non dover faticare troppo a trovare un altro impiego importante.


E ritorniamo così al punto di partenza, alla domanda che ci siamo posti.
Approdato al Porto nell’estate scorsa, Farioli ci ha messo molto poco per farsi amare dai tifosi dei Dragoes. Ben 16 vittorie e 1 pareggio nelle prime 17 partite in campionato, un buon percorso un Europa League, ed eliminando recentemente il Benfica di Mourinho dalla Coppa di Portogallo. Senza dimenticare che il Porto ha chiuso il girone di andato con il record di punti nella storia del calcio portoghese: 49 punti su 51 disponibili.
E proprio il Porto sono il fulcro per capire la filosofia di un tecnico che troppo spesso viene etichettato come “giochista”, e a cui gli viene ancora molto contestata la sconfitta amara in Eredivisie.
I Dragões sono tutt’altro che la classica squadra che gioca un calcio divertente fatto di duelli uomo a uomo e possesso palla asfissiante. Il Porto vince soprattutto grazie alla sua solidità difensiva e al suo equilibrio tattico. Il 433 imposto da Farioli, infatti, richiede schemi e transizioni molto pazienti e precisi.
Oltre ai classici inserimenti delle mezzali, la manovra offensiva passa molto anche dalla capacità di abbassarsi e smistare il pallone della punta Samu Omorodion. L’ex Atletico Madrid e Alaves non è il classico animale d’area di rigore, ma un vero e proprio regista offensivo capace di fornire anche assist importanti.
Inoltre è evidente come il vero capolavoro il tecnico nostrano lo stia compiendo in fase di non possesso. Il Porto ha una capacità di adattamento importante, che gli permette di abbassare e alzare il baricentro a seconda dell’avversario o del momento della partita. Il vertice basso di centrocampo spesso di abbassa per formare una linea a 5 quando la squadra ha bisogno di difendersi, permettendo anche ai difensori di potersi preoccupare più delle mercature che di altro.
Un’altro grande merito dell’allenatore è sicuramente quello di saper valorizzare al massimo il materiale a sua disposizione. Il giovanissimo centrocampista danese Victor Froholdt vale già almeno il doppio di quanto è stato pagato in estate, e si sta facendo spazio in nazionale maggiore. Lo spagnolo Gabri Veiga, tornato in Europa dopo l’esperienza in Arabia, è diventato subito un punto cardine. L’esterno sinistro Borja Sainz è un autentico intoccabile, così come Pablo Rosario.
Difficile dire con certezza cosa succederà fino a fine stagione, ma la dirigenza bianco-blu ha le idee molto chiare sul futuro.
Il tecnico, infatti, ha appena firmato un rinnovo contrattuale fino al 2028, con l’intenzione di costruire un progetto a medio-lungo termine a O Porto, togliendo le voci di un suo possibile trasferimento in Premier League.
Nel mercato di riparazione è arrivato anche un vero e proprio totem d’esperienza, per cercare di rendere la difesa granitica del Porto ancora più granitica. La leggenda Thiago Silva ha deciso di rimettersi in gioco in Europa a 40 anni, proprio nella squadra che lo aveva portato nel vecchio continente a 19 anni.
Miglior allenatore italiano del momento quindi ? Chi lo sa, ma la capacità di adattamento di Farioli in ambienti molto diversi fra di loro, riuscendo di volta in volta ad evolvere sempre più la sua filosofia calcistica lo rende, senza dubbio, uno dei migliori tecnici emergenti sul panorama internazionale.

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