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Un abile comunicatore non è sempre un grande allenatore: il caso Roberto De Zerbi

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Calcio, Campionati esteri

Un abile comunicatore non è sempre un grande allenatore: il caso Roberto De Zerbi

La strada è ancora lunga, eppure Roberto De Zerbi sembra inciampare sempre negli stessi punti. Uno degli allenatori italiani più apprezzati e celebrati degli ultimi anni continua a muoversi tra lampi di genialità e momenti di fragilità, senza riuscire a fare quello step decisivo per inserirsi stabilmente nel gotha dei vincenti. A Marsiglia, che ha scommesso su di lui dopo un biennio positivo ma non esaltante a Brighton (a causa di una seconda stagione deficitaria), la sua idea di calcio moderna e ambiziosa si è vista solo a sprazzi, alternando momenti di brillantezza a altri decisamente opachi.

Lo scorso anno, il secondo posto dietro al PSG – a diciannove punti di distanza – ne è stata la dimostrazione. I 66 punti ottenuti dagli Olympiens non hanno convinto del tutto, ma era giusto attendere un’altra stagione prima di tirare conclusioni definitive.

Una malsana discontinuità

Tra fine novembre e inizio dicembre, complice un PSG più claudicante del solito e battuto nello scontro diretto del 22 settembre, l’OM aveva davanti a sé un’occasione d’oro per prendersi la vetta del campionato francese. Tuttavia, il pareggio casalingo contro il Tolosa e la sconfitta di misura alla Decathlon Arena di Lilla hanno spento nuovamente gli entusiasmi. I marsigliesi sono ora a -4 dal PSG e a-5 dal sorprendente Lens di Florian Thauvin, oggi primo in classifica in Ligue 1.

Le parole di De Zerbi in conferenza stampa dopo l’ultimo ko sono state emblematiche: “Sono molto arrabbiato, non mi aspettavo una prestazione del genere: pessima, pessima, pessima. Mi assumo la mia parte di responsabilità, lo ammetto. Ma tutti devono assumersela. Se vuoi giocare per l’OM, devi essere competitivo ogni giorno, non un giorno sì e un giorno no. Non ho parlato con la squadra. Onestamente, a volte è meglio tacere che parlare”. Frasi che non nascondono la difficoltà di un uomo a tirare fuori il meglio dai suoi giocatori, quasi un manifesto di resa, oltre che un messaggio alla stampa che continua a dipingerlo come il nuovo guru del calcio.

Le stesse difficoltà sono emerse anche sul fronte europeo. In Champions League, l’OM ha conquistato sei punti in cinque partite, alternando prestazioni ottime ad altre snervanti, come quella contro l’Atalanta di Juric. La prossima trasferta contro l’Union Saint Gilloise sarà decisiva, anche perché segue le sopracitate prestazioni opache in campionato.

Una rosa importante, una gestione opinabile

La sensazione è che il Marsiglia possa tutto e al tempo stesso nulla: quando a prevalere è l’anima più fragile della squadra, il destino sembra quasi sempre la sconfitta. Eppure, qualità e talento non mancano. Mason Greenwood guida la Ligue 1 con dieci gol, affiancato da Igor Paixao e da Pierre-Emerick Aubameyang, che ha da poco superato i quattrocento gol in carriera. Hojbjerg, Weah, Kondogbia, Pavard e Balerdi completano un organico di tutto rispetto.

Tuttavia, la distanza tra loro e De Zerbi in certi momenti sembra incolmabile. Basta guardare alcuni passaggi del documentario Sans jamais rien lâcher, che ha seguito il campionato 2024-2025 dei marsigliesi, per rendersene conto. La docuserie offre uno sguardo privilegiato sulla complessità del personaggio: Roberto De Zerbi appare magnetico e motivante, capace di scuotere lo spogliatoio, ma anche fragile e nervoso nei momenti topici. Silenzi tesi, discussioni accese, esplosioni di rabbia mostrano un uomo che fatica a controllare le emozioni quando la pressione cresce. Questo atteggiamento, insieme alla sua concezione dogmatica del calcio, sembra riversarsi sulla squadra, che fatica a reggere il peso delle sue richieste e (spesso) non riesce a esprimersi al massimo.

Sarà mai davvero pronto per una big?

Ciò che sembra emergere, dunque, è l’immagine di un uomo di calcio costruita ad hoc da un certo tipo di narrazione – quella dei cosiddetti “giochisti” – e alimentata anche da una certa comunicazione dello stesso De Zerbi. Un tecnico che appare competente e sicuro di sé quando si parla di tattica e sistemi di gioco, ma che forse mostra più limiti nella gestione emotiva dei suoi giocatori nell’arco di una stagione lunga e logorante.

Così i momenti di difficoltà finiscono per incidere negativamente anche sulla qualità del gioco delle sue squadre, che talvolta sembrano sforzarsi di proporre un calcio che non sempre risulta sostenibile. E soprattutto, non lo è contro tutti. Il problema di molti allenatori, infatti, è proprio questo: non riuscire a trovare contromisure o soluzioni alternative. Da qui il classico invito: adattati in base a chi hai davanti. È proprio questo spirito di adattamento che manca a Roberto De Zerbi, ed è proprio per questo motivo che potrebbe non essere mai davvero pronto per una big.

Autore

  • Paolo Mazza

    26 anni, calabrese, laureato in Media e Giornalismo e giornalista pubblicista. In Fuori dal Gioco mi occupo della parte amministrativa e operativa, oltre che della stesura di articoli e creazione di contenuti. Mi piace cercare la curiosità e non amo scrivere banalità.

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