14 Marzo 2026
Da pochi giorni è disponibile su Netflix la seconda stagione del live action di One Piece, il celebre manga dei record ideato e disegnato da Eiichiro Oda, incentrato sulle avventure di Monkey D. Rufy, giovane pirata sognatore che punta al titolo di “Re dei Pirati”. La serie esordì con numeri vertiginosi, tanto da spingere Netflix a calcare la mano e rivestire maggiori investimenti nel prodotto. Sono, ad oggi, previste ulteriori stagioni che mireranno a condensare l’enorme macrocosmo narrativo di One Piece. Quanto a noi, oggi abbiamo pensato di dilettarci nel fondere il mondo pop con quello ci maggiormente ci tange, ovvero il calcio. E abbiamo provato a immaginare quali giocatori, o allenatori, possano somigliare, per carattere o per storia personale, ai personaggi di One Piece. Fate attenzione, quanto segue contiene spoiler.
L’opera di Oda è ancora avara di informazioni circa questa mitica e quasi arcana figura di nome Joy-Boy, tuttavia quanto attualmente a disposizione del lettore consente di marcare un ritratto. Joy-Boy è stato l’espressione primordiale della pirateria moderna che ha conquistato i mari di One Piece. È stato il primo pirata per eccellenza, un sognatore, un uomo che ha vissuto libero. E chi meglio di Diego Maradona, nel calcio, può incarnare questi tratti?
El Pibe de Oro è, per il mondo, la fotografia in purezza del gioco. Una figura che ha trainato la passione del mondo, un modello di ispirazione per le generazioni a venire. Ma soprattutto, una persona che, al netto degli eccessi, ha sempre vissuto come meglio preferiva, che si è esposto politicamente a più riprese anche quando non era tenuto a farlo. Un leader, un punto di riferimento per il suo Paese e non solo. L’archetipo del re.
A proposito di sovrani, lui è stato la ragione per la quale è stato attribuito un titolo ufficiale a chiunque completasse la rotta maggiore. È stato il più grande della sua epoca. Un mostro di abilità e talento. Infermabile, a sentire i suoi nemici. Aveva tutti i requisiti per essere il nuovo Joy-Boy…ma non era ancora il momento. Un prescelto mancato, è così che potremmo definire Gol D. Roger. Ma è con le stesse parole che potremmo apostrofare Ronaldo il fenomeno. Epopea di un genio con pochi eguali, di uno strapotere fisico e tecnico da primo della classe. Chissà come sarebbe stata la sua storia senza quei maledetti infortuni.
Poco da commentare su questo binomio. Rufy è destinato a raccogliere l’eredità di Joy-Boy e probabilmente anche a superarlo. Le analogie con i parallelismi che nel tempo sono stati fatti tra Maradona e Messi sono evidenti. Leo, probabilmente, il One Piece che corona la sua carriera lo ha ottenuto, dopo tanto attendere, al termine dello scorso Mondiale. Rufy, invece, dovrà pazientare ancora un po’. La penna di Oda è insaziabile, ma anche il libro della “pulce” può forse contenere ancora un ultimo capitolo.


Indole combattiva, forza di volontà sconfinata e quell’ambizione di spingersi oltre i propri limiti tanto da essere in grado di standardizzare un concetto personale di limite, irraggiungibile per chiunque altro. Per Zoro, quanto per Cristiano, mollare non è un’opzione contemplabile. I sogni sono fatti per essere raggiunti, costi quel che costi.
Monkey D. Dragon, padre di Rufy, è il capo in carica dei Rivoluzionari. Dopo aver assistito, da marine, alle storture del mondo, Dragon ha capito che la legge e le istituzioni ufficiali non erano sinonimo di giustizia e si è prodigato di contrastarle. Come lui, Josè Mourinho ha incentrato la sua intera carriera e la sua cultura comunicativa sulla lotta contro il sistema. Dalla celebre intervista nella quale sentenziò “voi italiani con il vostro silenzio avete costruito Calciopoli” passando al gesto delle manette, fino ad arrivare ai più recenti contrasti con la classe arbitrale nelle sue esperienze in Turchia, al Fenerbahçe, e in Portogallo, al Benfica.
Non solo direttori di gara, negli anni le critiche al veleno dello Special One hanno toccato anche giornalisti, dirigenti, colleghi allenatori, società, a volte tacciati di ipocrisia, altre di incapacità. Non ha mai negato l’esigenza di riformare l’ambiente, anzi. “Il calcio è in mano a tanti fenomeni dell’incompetenza, è il regno della superficialità e dei luoghi comuni”. Insomma, se dovessimo identificare Mou nel mondo del maestro Oda, non potrebbe che essere un rivoluzionario di ferro.


Ad Eric Cantona abbiamo dedicato una dettagliata analisi in questo spazio, soffermandoci anche sul suo carattere borderline, per essere generosi. Dare un calcio a un tifoso o scagliare una pallonata addosso all’arbitro lasciano intuire una personalità che ribolle come lava. Certo, anche piombare a Marineford, quartier generale della marina per verificare se Gol D. Roger sia stato davvero catturato e dare vita a uno scontro senza quartiere con due pesi massimi come Sengoku e Garp non è attività quotidiana. Specialmente se, poi, per evadere, ti tagli le gambe e utilizzi due spade come protesi. Un tipo singolare questo Shiki. Sarebbe andato d’accordo con Re Eric. O forse no.


Eustass Kid appartiene a quella che è stata denominata “worst generation” e, più dei suoi coetanei, ne è fiero rappresentante non solo per le sue gesta, ma anche per la sua tempra. Vulcanico, testardo, impavido, arrogante e pesantemente fuori dagli schemi. È decisamente più determinato di quanto Balotelli sia stato nella sua intera carriera, ma è incostante e “incosciente” allo stesso modo. Un what if generazionale.
Una potenza da bulldozer nelle gambe e una rinomata passione per il gentil sesso è la combo che lega, in maniera ancor più scanzonata di quanto questo pezzo non si sia posto sinora, l’ultima coppia. Il “bomberometro”, di “dilettaleottiana” memoria, registra picchi altissimi.
Se volessimo proseguire, potremmo scrivere probabilmente un libro. Il world building di One Piece, unito alla sconfinata marea di personaggi che animano il calcio, si prestano a incontri e scambi. Potremmo, ad esempio, parlare della dogmatica disciplina del Cholo Simeone, in linea con la rigidità assolutistica attraverso la quale Akainu esercita il suo ruolo di giustizia. E chissà, ne avremo occasione. D’altronde, le vie di One Piece sono infinite.
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