16 Dicembre 2024
“Di doman non v’è certezza”. Recita così il passaggio finale della celebre “Canzona di Bacco”, di Lorenzo de’ Medici. E come meglio definire la situazione in casa United.
Il Manchester è notoriamente un cantiere in (de)costruzione continua. Nuovi innesti, cambi in corsa, tecnici che vanno e vengono, eppure la fatica permane. Perché il problema è diventato sistemico. I Red Devils negli ultimi anni hanno reso la mediocrità abitudinaria. E questa è un’anomalia non di poco conto nella loro gloriosa storia. Non sono più abituati a competere per un titolo prestigioso, non hanno avuto progetti validi e, peggio di ogni altra, non hanno avuto la professionalità di dare fiducia alle scelte che intraprendevano. È un assetto, il loro, che conferma come la forza e il polso di una società siano elementi imprescindibili nel calcio.
Possono anche avvenire tre rivoluzioni stagionali, ma saranno inutili se non c’è una direzione, se manca una programmazione a lungo termine, se le decisioni sono fallacee. Proprio per questo, l’impressione esterna è che allenare lo United, allo stato attuale, equivalga ad affidarsi ciecamente alle sorti del destino, col rischio di scottarsi, come accaduto per ultimo ad Erik ten Hag, lanciatissimo con l’Ajax e sprofondato al sottosuolo dopo l’esperienza inglese.


Ora tocca a Ruben Amorim, ex Sporting Lisbona e promettentissimo volto manageriale, compiere questo salto nel vuoto. Amorim ha vinto quattro delle sue sette partite alla guida del Manchester e ha portato a casa il suo primo pesantissimo derby contro un City sempre più in crisi nera di risultati e di gioco. Globalmente potremmo dire che l’impatto è stato positivo, sebbene persistano difficoltà evidenti anche in questi successi, specialmente in fase difensiva (nelle ultime quattro, è sempre andato sotto, perdendo in due occasioni, contro Arsenal e Nottingham). E diciamo anche che gli uomini di Guardiola, domenica, gli hanno dato una grossissima mano.
è perciò ancora presto per giudicare l’operato del tecnico portoghese ed è complicato avanzare ipotesi su cosa ci si possa aspettare dal suo ciclo, perché un allenatore, in quel contesto, è chiamato a confrontarsi soprattutto con dinamiche fuori dalla sua orbita di competenza. Rimettere insieme le ossa rotte di una squadra come lo United è complicato. È un processo che richiede anni e tempo. Se Amorim riuscirà a contribuire, sarà solo il primo ingranaggio di un meccanismo che dovrà proseguire anche con chi verrà dopo, e non è scontato. Facendo un passo indietro rispetto a questa proiezione in un futuro indeterminato, nell’immediato c’è di certo che il Manchester deve almeno cambiare marcia in campionato, per risalire quell’attuale tredicesimo posto.
La Premier è una competizione che corre forte e nella quale non esistono giornate abbordabili. Tuttavia, pensare di chiudere l’anno fuori dalla zona Champions sarebbe disastroso, anche perché non si hanno garanzie sul cammino in Europa League. La massima competizione europea è un palcoscenico che una società come lo United merita di calcare. Sicuramente, rifrequentarlo in pianta stabile costituirebbe uno di quei famosi passi in avanti per ricostruire. Quanto ad Amorim, ha scelto di giocare col fuoco. Vedremo se, almeno lui, sarà in grado di non bruciarsi.


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