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Hristo Stoichkov, il Dio bulgaro

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Back to the past, Calcio

Hristo Stoichkov, il Dio bulgaro

8 febbraio 1966.  A Londra John Lennon, il frontman dei Beatles, dichiara: “Siamo più popolari di Gesù Cristo”, Bob Dylan pubblica il suo settimo album, ma è anche l’anno dell’inizio dei bombardamenti sul nord del Vietnam da parte degli Stati Uniti.  In Italia il pezzo più venduto è “C’era un ragazzo che come me amava i Beatles e i Rolling Stones” di Gianni Morandi ed arriva il primo episodio di Star Trek al cinema. Quel giorno, però, nella seconda città più grande della Bulgaria, nasce un bambino che prende il nome di suo nonno: Hristo Stoichkov.

Un’infanzia turbolenta

Hristo Stoichkov nasce a Plovdiv, l’8 febbraio 1966, da papà Stoicko e mamma Penka.

I genitori fanno lavori onesti: il padre è tassista mentre la madre, per non essere in difficoltà a fine mese, fa l’operaia. La Bulgaria in quel periodo è sotto il regime di Todor Zivkov, socialista controllato dall’Unione Sovietica, non proprio un’oasi di speranza e tranquillità. 

“La mia non è stata un’infanzia felice. Ho avuto momenti duri, difficili. Conosco il peso dell’infelicità e so cosa prova un bambino che soffre”. -Hristo Stoichkov

In questa condizione, però, c’è un rifugio: il pallone. Hristo si innamora del calcio e all’età di 10 anni entra nella squadra della sua città. 

Quando cresce deve fare i conti con un’altro problema, oltre a quello di mettere la palla in porta: il militare.

Diventerà addirittura maresciallo, ma probabilmente neanche i suoi compagni dell’esercito lo ricordano per le sue gesta di guerra, tutti pensano solo al suo mancino. 

Purtroppo, se così si può dire, dentro di lui brilla già lo spirito del numero 8, il numero che lo accompagnerà per tutta la sua carriera. Il numero 8 è astro e fantasia, ma anche grande applicazione, tutto in base a ciò che pensa lui, non gli altri. Questo è forse il motivo per cui abbandonerà l’esercito: è poco propenso ad eseguire gli ordini di altri.

Un esordio turbolento per Hristo Stoichkov

Ricordate la situazione politica della Bulgaria? Bene, questa si riflette anche sul calcio e rischia di mettere fine alla carriera del nostro protagonista.

Il CSKA e Levski di Sofia stanno al calcio bulgaro dell’era comunista come Real e Barca a quello spagnolo. La differenza tra le due squadre però sta nella loro fondazione: il CSKA venne creato artificialmente dal regime nel 1948 ed era la squadra del ministero della Difesa. Il Levski Spartak era nato nel 1914 per iniziativa di un gruppo di studenti ed era la squadra della polizia.

I derby tra le due squadre sono dei veri e propri eventi, non solo dal punto di vista sportivo: per questo le partite si giocavano in campo neutro. 

Proprio nell’enorme Stadion Basil Levski il 19 giugno 1985 si gioca la finale di coppa di Bulgaria tra queste due squadre.  Stoichkov siede in panchina dal lato del CSKA. 

La partita non sarà ricordate per il suo esito, ma per la grande rissa stile Bud Spencer e Terence Hill, dove Hristo si rende protagonista. La partita finirà 2-1 premiando il CSKA ma alla fine le due società verranno sciolte e poi rifondate con nomi diversi. 

Il pugno di ferro socialista si riflette anche sui giocatori, ai quali vengono inflitte pesanti squalifiche. Il diamante di Plovdiv viene radiato a vita e questa sembra la fine della sua carriera calcistica. 

Hristo Stoichkov

Un Mondiale salva-vita

In una situazione così disastrata e turbolenta, l’Ungheria riesce comunque a qualificarsi ai mondiali di Messico ’86. Lo Stato così comprende che disputare il Mondiale senza giocatori sia impossibile e riduce le squalifiche prima a un anno, poi a sei mesi.

Per chi ha mai assisto alla corrida, sa che il toro quando vede rosso è implacabile, come se vedesse un nemico da eliminare. Bene per Stoichkov il rosso era il verde del campo e dal suo ritorno alla fine dei suoi 4 anni con il CSKA colleziona 81 gol in 108 presenze, con l’aggiunta di 3 scudetti, 4 Coppe di Bulgaria e una Supercoppa.

Visca Barca

Essere visto da Johan Cruijff è sicuramente qualcosa di unico, ma l’ex stella olandese e allenatore del Barca nel 1990 non si limita a guardarlo solamente: gli fa firmare un pre-contratto per averlo in maglia blaugrana. 

Così il 3 maggio 1990 Hristo Stoichkov firma per il Barcellona, non sapendo che in 5 anni sarà la stella della squadra.

Anche diversi club italiani erano interessati a ingaggiarlo, ma a quanto pare non era ancora aria di pizza, mafia e mandolino. 

Tutti sapevano del suo carattere, anche Cruijff che però è sicuro di poterlo modificare. E i primi mesi non sono affatto facili. L’accoglienza e il calore del pubblico, però, è sicuramente positiva, viste le grandi potenzialità e il costo relativamente basso: 3 milioni di euro attuali.

L’avvio con 10 giornate di squalifica per un pestone in finale di Supercoppa contro il Real non è sicuramente il massimo, ma riuscirà a chiudere la stagione con 20 gol complessivi in 35 presenze. 

Il vero boom, però, arriva nella sua seconda stagione, perché l’allenatore del Barca non ha smesso un solo secondo di credere in lui: lo vede bene sia come ala, sia dietro la punta che come trequartista e Hristo gioca in tutti i ruoli divinamente

Dio è bulgaro

Dopo le 5 stagioni al Barca in cui colleziona gol e trofei, arriva una data importante, amara per noi italiani: USA ’94.

Nel girone la Bulgaria finisce con Nigeria, Grecia e Argentina. Hristo Stoichkov e compagni passano il turno agevolmente nonostante la sconfitta alla prima uscita con la Nigeria. Superano anche il Messico ai rigori, negli ottavi di finale, esito che poteva essere tutt’altro visto che l’arbitraggio non fu dei migliori. Lo scoglio da arginare di presenta ai quarti, quando di fronte ai bulgari si presenta la Germania campione del mondo in carica

“In questo Mondiale Dio è bulgaro, noi bulgari siamo figli di Dio” afferma Hristo prima della semifinale con l’Italia, perché sì, contro la Germania dei campioni il Dio del calcio aveva deciso che doveva passare la Bulgaria dei lavoratori, di coloro che ci credevano più di qualunque altra cosa o persona.

Contro gli azzurri a prendersi la scena è però il più grande giocatore italiano di sempre, Roberto Baggio, che elimina la Bulgaria che concluderà i mondiali al quarto posto. 

A fine anno ci sarà la vera consacrazione personale di Stoichkov: vince il pallone d’oro

Hristo Stoichkov in Italia

Vuoi o non vuoi tutti gli sportivi sono affascinati dal nostro paese: non ultimo Lewis Hamilton che ha deciso di andare in Ferrari, Cristiano Ronaldo prima, Maradona. 

E quindi anche il nostro eroe bulgaro arriva nella penisola, firma un contratto con il Parma sognando di vincere lo scudetto

Hristo non riesce però ad ingranare, forse per le sue condizioni fisiche, forse perché gli schemi di Nevio Scala non lo aiutavano. Giocherà da prima punta, ma senza mai riuscire a incidere.

Quella che doveva essere la coppia dell’anno, ovvero Zola-Stoichkov non nascerà mai. Al bulgaro verrà presto preferito un ragazzo italiano che ha molta famigliarità col gol: Pippo Inzaghi.

Il Pallone d’Oro 1994 termina precocemente la sua avvenuta in Italia.

All’età di 37 anni, si ritira dal calcio giocato, salutando per sempre quella che fu la sua salvezza in giovane età.

I sogni son desideri

Ho deciso di raccontarvi questa storia sia perché Stoickov rappresenta per me uno dei più grandi talenti del calcio passato, perché la sua storia è grande fonte di ispirazione. È vero la sua carriera turbolenta, ma è stato capace di distaccarsi da un ambiente complesso come quello bulgaro socialista grazie alla sua passione e al suo sogno: giocare a calcio.

Non smettete mai di credere nei sogni, perché senza i sogni non siamo nulla, sono loro che ci fanno brillare gli occhi e ci danno la forza per spingerci sempre più in alto.

Se una persona non ha più sogni non ha più alcuna ragione di vivere. Sognare è necessario, anche se nel sogno va intravista la realtà . Per me è uno dei principi della vitaAyrton Senna .

Autore

  • Cari lettori e care lettrici, io sono Gabriele Brunetti, ho 21 anni e vengo da Roma. Sono autore e referente della sezione Calcio di Fuori Dal Gioco. Mi piace raccontare le storie dello sport, soprattutto quelle passate, ma non vi preoccupate perché adoro anche discutere di attualità. Spero che i miei articoli, e quelli dei miei colleghi, vi piacciano!

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