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Godin: l’eroe insolito

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Godin: l’eroe insolito

«Gli eroi son tutti giovani e belli». Cantava così, ironico e poetico come sempre, il grande Guccini. Nelle mistica enfatica che accompagna il calcio, in effetti, è così che appaiono quegli eroi con i quali siamo fieri di essere cresciuti. Eppure, qualche volta, quella bellezza di cui narrano i poeti del calcio, può assumere forme non sempre convenzionali. Eroi plasmati dalla grinta, dal sudore e da quel fervore agonistico che parte dal cuore. In tutto ciò è incredibile pensare come molti di questi eroi calcistici abbiano in comune il paese di provenienza: L’Uruguay. E sarà proprio qui che nascerà il protagonista di oggi. Di nome fa Diego e di cognome Godin e, nel corso della sua magnifica carriera, ha dimostrato più di una volta, questa splendida continuità di spirito di stampo tutto Uruguaiano.

La garra-charrua: perché usiamo questo termine?

L’Uruguay è un paese che col Calcio ha un rapporto mistico, quasi inspiegabile. Il suo territorio equivale a 1/3 di quello italiano, ed è popolato immensamente di meno ma che, nonostante questo, è stato capace di produrre alcuni dei calciatori più forti del mondo, grazie ad uno spirito ed un amore per il Futbol difficile da razionalizzare.

La caratteristica spesso associata ai calciatori Uruguagi è quella storicamente definita col termine “Garra”; Quella condizione del corpo e dell’anima che predispone un essere umano ad andare oltre i propri limiti, spinto avanti da una tenacia e una forza d’animo superiore. Una caratteristica tramandata quasi “geneticamente” a tutti coloro, che hanno il colore celeste nel cuore.

Leggenda calcistica vuole che tale “Garra” sia un termine coniato dai conquistadores spagnoli per descrivere una specifica tribù che, prima dell’arrivo dei galeoni spagnoli, abitava quelle terre. La zona è quella di Rio de la Plata, e quel popolo risponde al nome di Charrua. Di loro sappiamo quasi esclusivamente le informazioni che ci sono state riportare dai coloni spagnoli, i quali narrano di un popolo forte e risoluto nella loro lotta di resistenza all’inevitabile sorte che ha accompagnato quasi tutti i popoli che abitavano le terre dell’America del Sud. Che sia vero o solo finzione giornalistica, francamente, ci importa molto poco. Ma una cosa è sicura: nella lunga tradizione di  “Caudilli” uruguaiani, da Obdulio Varela a Lugano, il nome di Diego Godin non stona per niente.

“Il calcio per me non è un divertimento. […] Né un mezzo per procurarmi emozioni forti. È prima di tutto una responsabilità. […] Tutto il calcio uruguayano non esisterebbe senza la nozione di sacrificio. Da piccolo mio padre non voleva che giocassi per divertirmi: lo sento ancora dirmi “bisogna che t’alleni, che vinci! È una tua responsabilità!”

Le origini di Diego

Diego Roberto Godin Leal è nato il 16 Febbraio 1986 a Rosario, ma non la città argentina che ha dato i natali a Messi e Di Maria (tra gli altri), ma un’omonima città nel sud-ovest dell’Uruguay. Si forma delle Giovanili del Defendor Sporting, con il sogno di giocare da centrocampista avanzato e fare goal, ma ben presto comprende che il suo vero potenziale si esprimerebbe meglio al centro della difesa.

Nel 2003 l’esordio tra i grandi con la maglia del Cerro. 3 anni e 67 presenze sono sufficienti a convincere il Nacional, una delle più influenti società Uruguaiane, a portarselo a casa. Nel suo primo anno ad alti livelli ha modo di sperimentare anche il gusto della competizione in un grande palcoscenico come la Copa Libertadores.

Il passaggio al Villareal

Prestazioni che non passano inosservate ad un club spagnolo, che proprio negli anni 2000 sta iscrivendo con forza il proprio nome nella tradizione della Liga. Questa squadra ha sede in una piccolissima città di poco più di 50 mila abitanti nella comunidad Valenciana, famosa per le ceramiche ma con tantissima voglia di calcio, Vila-Real. In questa piccola, ma febbricitante realtà calcistica spagnola Diego si inserisce perfettamente.

Godin Forma con Gonzalo Rodriguez (che i più innamorati tifosi Viola ricorderanno senza dubbio) una grande coppia di difesa. Nella sua stagione d’esordio in Spagna (2007-2008) – grazie ad una squadra che poteva contare su campioni come Pires, Capdevila, Tomasson, Santi Cazorla e molti altri – riesce nell’impresa di chiudere al 2º posto della Liga, dietro solo al Real Madrid.

Giocherà con la maglia del Villareal altre 2 stagioni, non calando mai di prestazioni, e mettendo in luce tutte quelle qualità precedentemente ascritte al popolo Uruguaiano.

Atletico Madrid: un amore indissolubile

Il passaggio nella grande squadra è inevitabile. Così nel 2010 decide di accettare l’offerta della squadra che l’anno prima era riuscita ad aggiudicarsi l’Europa League, rialzando la testa dopo un decennio buio: l’Atletico Madrid.

É l’inizio di una storia d’amore e di complicità che, forse, neanche lo stesso Diego si aspettava del tutto. Dopo una buona prima stagione la svolta arriva nel gennaio 2011: la società colchoneros decide di esonerare il tecnico Gregorio Manzano e chiamare sulla panchina dell’Atletico un allenatore che ha già scritto la storia della squadra da giocatore. Il suo nome è Diego Pablo Simeone.

Il Cholo ha subito le idee chiare. Squadra solida e verticale, senza fronzoli e piena di voglia di vincere. Diego Godin diventa l’architrave fondamentale da cui sviluppare il gioco. Tutto questo si traduce nella vittoria dell’Europa League del 2012. Una vittoria fondamentale che, anche se ancora nessuno se lo aspetta, sarà il primo passo per l’ascesa europea di questa squadra. I Rojiblancos saranno protagonisti di imprese allora poco pronosticabili.

Alla conquista della Liga e dell’Europa

Il Cholo, confermatissimo in panchina, comincia a costruire il suo giocattolo a sua immagine e somiglianza. In questo assetto Diego Godin trova Joao in Miranda un perfetto partner difensivo. e la squadra gira a meraviglia. L’Atletico vince la Copa del Rey del 2013 in finale, al Bernabeu, contro il Real Madrid e la stagione successiva si prepara a scrivere la storia del calcio spagnolo.

Nella stagione 2013-2014 i colchoneros giocano infatti, un’annata ai limiti del surreale. Semifinale di Copa del Rey, Finale di Champions raggiunta, ma soprattutto vittoria della Liga spagnola dopo ben 18 anni. É proprio questa la stagione nella quale Diego si consacra. Ormai è un leader difensivo con pochi eguali al mondo e, nell’ultima decisiva partita di campionato, decisiva per il titolo, al Camp Nou di Barcellona, con un colpo di testa firma la rete dell’1-1 che significa Storia. Segnerà anche nell’altra finale, quella di Champions, ma il verdetto sarà decisamente più amaro.

La sua storia d’amore con il club madrileno continuerà fino al 2019, periodo nel quale non calerà praticamente mai di prestazioni, diventando uno dei difensori più forti del mondo, oltre che leader e capitano della sua nazionale, con la quale a fine carriera potrà vantare 161 presenze totali.

Nel 2018 vince un’altra Europa League, che sa di ultimo regalo ad un popolo che, ormai, lo ha adottato.

“L’Atletico è stata la mia famiglia, il mio club e la mia casa, ed è molto difficile dire addio. Mi sono divertito molto e volevo ringraziare tutti voi.”

Gli ultimi anni

Nel 2019 decide di trasferirsi in Italia, allInter. Ormai a fine carriera, la stagione nerazzurra sarà molto complicata. Segnerà nella finale di Europa league persa col Siviglia, ma non basterà ad essere confermato al centro della difesa meneghina. Passa quindi al Cagliari, dove ormai il declino diventerà evidente. Dopo soli 18 mesi decide infatti di tornare in Sudamerica. Dapprima in Brasile, all’Atletico Mineiro, e poi in Argentina al Vélez. Una conclusione di carriera sottotono, ma che non sporca di niente una carriera condotta silenziosamente a livelli altissimi.

L’eredità di un eroe

Diego Godin è uno degli ultimi grandi simboli di quella “Garra” tanto associata al suo popolo.

Un eroe sporco, senza cavallo bianco o armatura scintillante, che si è conquistato il suo posto al tavolo dei grandi con sudore, impegno e grinta. Io dico sempre che la bellezza salverà il mondo, e ne sono pienamente convinto, ma qualche volta é bello lasciare spazio ad eroi che non per forza assoceremmo a questa bellezza . Eroi come Diego Godin.

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Autore

  • Mi chiamo Ludovico De Bortoli, sono nato nel 1998 e vengo dalla provincia di Treviso. Sono laureato in Scienze Storiche e sogno di poter scrivere di Calcio nella vita. Per seguire questo sogno ormai quasi 6 anni fa ho aperto una pagina Instagram chiamata “Pallone&Parole”, tramite la quale voglio provare, attraverso il mio stile, a raccontare la bellezza e la storia dello sport più bello del mondo.
    In collaborazione con gli stimati ragazzi di “Fuori dal Gioco” partecipo al Podcast “Confini di Gioco”, nel quale cerco di dare il mio contributo al racconto di storie che leghino il Calcio e la Politica.

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