03 Luglio 2025
L’Inter vive uno dei momenti più turbolenti della sua storia recente. La pesante sconfitta contro la Fluminense al Mondiale per Club ha fatto emergere in modo clamoroso le tensioni interne, culminate nello sfogo di Lautaro Martinez e nella risposta social di Calhanoglu. Tra spaccature, frecciatine e un addio doloroso, quello di Simone Inzaghi, il club nerazzurro sembra in balia di una crisi profonda. Un bel grattacapo da risolvere per il (quasi) esordiente Cristian Chivu.
La sconfitta per 2-0 contro la Fluminense ha chiuso amaramente il Mondiale per Club dell’Inter, ma ha soprattutto aperto una ferita profonda all’interno dello spogliatoio. A far esplodere il caso, le parole incendiarie del capitano Lautaro Martinez nel post-partita su DAZN:
“Mi dispiace tanto, non voglio mai perdere. Ma qua bisogna volerci stare. Chi vuole, resta. Chi no, può andare via. Ho visto cose che non mi sono piaciute…”
Uno sfogo che non lascia spazio a interpretazioni: c’è chi, nel gruppo, non sembra più motivato. La frecciata sembra rivolta ad Hakan Calhanoglu, recentemente accostato al Galatasaray. Il clima, da teso, è diventato esplosivo.
A tentare di calmare le acque ci ha pensato Beppe Marotta, abile pompiere, che ha provato a ridimensionare lo sfogo del capitano:
“Interpreto le parole di Lautaro in modo positivo. Parlava di impegno, di appartenenza. Forse si riferiva alla dinamica di Calhanoglu…”
Una frase che ha il sapore di un maldestro tentativo di salvare il salvabile. Ma la risposta di Calhanoglu non si è fatta attendere: un post social amaro, deluso, in cui esprime frustrazione per il mancato riconoscimento del suo impegno. Ancora più pesante il fatto che il post sia stato apprezzato pubblicamente, tramite dei like da Marcus Thuram, Arnautovic e persino la moglie di Simone Inzaghi. La frattura interna sembra essere ormai sotto gli occhi di tutti. Andiamo, però, a ritroso per capire come siamo arrivati fin qui.

Per capire come si sia arrivati a questo punto, bisogna tornare al 16 aprile. L’Inter elimina il Bayern Monaco e vola in semifinale di Champions. Lautaro esulta:
“Questa partita la ricorderemo per tanto tempo, l’Inter ha due co… così. C’è tantissimo lavoro, sacrificio, un calendario con partite ravvicinate ma l’Inter ha cuore e testa.[…]”
Parole da leader. Ma appena una settimana dopo, il 3-0 subito contro un Milan in crisi distrugge il sogno Triplete, tanto decantato da allenatore a giocatori. La squadra reagisce eliminando il Barcellona del talentuoso Lamine Yamal, il quale mette più volte a dura prova Bastoni&Co sia all’andata che al ritorno. L’Inter agguanta l’impensabile e agognata finale di Champion League contro il PSG, una partita in grado di fornire gloria imperitura a chi la vince, ma anche disastro e tragedia a chi la perde.
Ma prima della partita delle partite c’è un campionato da conquistare contro il Napoli di Antonio Conte. Nel frattempo, i nerazzurri cadono con Bologna e Roma, e il pareggio contro la Lazio si rivela decisivo: il tricolore prende la via del Vesuvio.
Lo Scudetto perso brucia più delle sconfitte in Coppa Italia e Supercoppa, ma l’ambiente nerazzurro è bravo a stringersi intorno alla squadra e a far fronte comune per conquistare una finale di Champions League che sembra più alla portata rispetto a quella di due anni prima contro il City. Sebbene non manchino gli attacchi dall’esterno e la voce di un probabile addio di Simone Inzaghi, l’artefice dell’Inter degli ingiocabili, inizia a farsi sempre più insistente, i dirigenti sono bravi a dissimulare e ad allontanare qualsiasi notizia che potesse portare turbamento a un ambiente ferito e anche un po’ stanco.
La finale di Champions contro il PSG si rivela un incubo. Il peso psicologico è devastante, il 5-0 maturato a fine partita rappresenta una vera e propria Caporetto per la compagine nerazzurra, un disastro dal quale riprendersi non è per nulla scontato. A pochi giorni dalla disfatta, Simone Inzaghi lascia: destinazione Arabia, contratto da 25 milioni annui.
L’addio, seppur nell’aria, coglie la dirigenza impreparata. Dopo il rifiuto di Fabregas (che resta a Como blindato dal progetto ambizioso), si sondano Patrick Vieira e Cristian Chivu. La scelta ricade sull’ex difensore e eroe del triplete, reduce da 13 gare col Parma: una scommessa rischiosa, sembra più un ripiego che una valida alternativa.
L’Inter arriva stanca e scarica. Le prestazioni contro Monterrey, Urawa Reds Diamonds e River Plate sono opache, la squadra appare stanca, svuotata da un punto di vista mentale e i nuovi non riescono a dare quel quid in più per favorire una svolta. Frattesi e Calhanoglu tornano in patria causa infortunio, e chi resta sembra smarrito. La figuraccia finale contro i brasiliani è solo il coronamento di un crollo tecnico, fisico e mentale.
La verità è che lo sfogo di Lautaro non riguarda solo Calhanoglu. La sua è una chiamata alle armi, un grido di frustrazione per una squadra che ha smarrito coesione, identità e fame.
Marotta ha provato a stemperare, ma la situazione gli è sfuggita di mano, a dimostrarlo sono i social. Il presidente dell’Inter da sempre impeccabile nella comunicazione, nell’ultimo mese non è riuscito a prendere in mano la situazione, che giorno dopo giorno gli è sempre più sfuggita di mano: dall’addio di Inzaghi, alle voci di mercato su alcuni giocatori, soprattutto Calhanoglu, fin allo sfogo di Lautaro Martinez tutto è precipitato nel giro di pochissimo tempo. Infine, Chivu, appena arrivato, è già sotto esame. L’Inter si ritrova a luglio con una rosa spaccata, un allenatore inesperto e una stagione già a rischio.
E la domanda è una sola, come cantano i Finley: “Finirà malissimo” o sono soltanto dei temporali estivi?
L’immagine di copertina è stata presa sul profilo X di BPT.
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