26 Marzo 2025
Nato nel 2000 in quel di Milwaukee e, dopo l’esperienza al college con Kentucky, dal 2019 Tyler Herro è volto dei Miami Heat. L’attuale stella della franchigia della Florida non ha però avuto un percorso in discesa per prendersi le chiavi della squadra. Con lavoro e determinazione gli ultimi progressi lo hanno portato nel corso di questa stagione a diventare quello ha sempre sognato: diventare un All-Star.
A differenza dei suoi colleghi, il nome di Herro non è tra i più altosonanti del draft (l’hype di Zion Williamson e Ja Morant è di gran lunga superiore), tanto che viene scelto dalla squadra della Florida “solamente” con la pick numero 13.
La prima regular season del classe 2000 non è semplice. In una piazza non facile e tra le dicerie tra i tifosi riguardo il valore del ragazzo. Nonostante questo e nonostante le appena otto apparizioni in quintetto, Herro chiude la regular season con oltre tredici punti di media e una qualificazione ai playoff raggiunta.
È proprio nella prima post season della carriera che, il ragazzo con il 14 sulle spalle, riesce a far ricredere tutti i suoi detrattori: in una stagione surreale (il blocco per il covid e la bolla di Orlando), i Miami Heat riescono a raggiungere le finali di conference contro i ben più quotati Boston Celtics. In gara quattro, con i suoi sopra 2-1 nella serie, Herro tira fuori un match da 37 punti, guidando i ragazzi di coach Erik Spoelstra alle NBA Finals, dove si arrenderanno ai Lakers di Lebron.
Da qui, la seppur giovanissima carriera di Tyler Herro svolta, diventando sempre più al centro del progetto Heat.
Con il passare delle stagioni, Herro diventa sempre più un perno della franchigia gestita da Pat Riley. Seppur siano evidenti i miglioramenti del giovane ragazzo del Wisconsin, le troppe forzature e una non sempre lucida capacità di leggere i momenti delle gare, non gli consentono di effettuare il definitivo salto di qualità nel club dei grandi.
Al netto dei miglioramenti sul piano del gioco ancora da effettuare, l‘impatto offensivo del ragazzo cresciuto a Kentucky è innegabile: passa dai 13 punti di media del primo anno, ai 15 del secondo, fino a stabilizzarsi sui 20 punti di media per le successive stagioni; punti arrivati per la maggior parte grazie alle specialità della casa, vale a dire il tiro da tre punti e il palleggio arresto e tiro.


Come detto, Herro entra in NBA come un quasi ed esclusivo tiratore da tre punti; effettivamente, soprattutto nel primo anno, il fatturato del ragazzo di Milwaukee arriva da oltre la linea dei sette metri e venticinque.
Con il passare dalle stagioni, la crescita di Tyler è stata progressiva (e sotto la guida di un mago come Erik Spoelstra non poteva essere altrimenti): oltre ad una più consapevole scelta nel tiro dalla lunga distanza, Herro è diventato un’abile realizzatore in penetrazione, costringendo le difese a preoccuparsi anche su questo fondamentale e di conseguenza lasciando in più occasioni spazio a alla sua specialità: il tiro da tre punti.
La qualità in cui invece il ragazzo con la 14 sulle spalle è sicuramente migliorato maggiormente, rendendolo l’ennesima scelta azzeccata di quel genio di Pat Riley, è quella della visione palla in mano. Entrato nella lega dove le doti di assistman non erano sicuramente delle migliori, per usare un eufemismo, ora Herro è diventato anche un passatore di livello, in grado di mettere in ritmo i compagni e di fare sempre la scelta corretta.
Il progressivo aumento nel numero degli assist non è l’unica voce da prendere in considerazione per valutare questo miglioramento da parte dell’ormai stella dei Miami Heat. L’intelligenza mostrata in campo e la maturità acquisita con il passare delle stagioni, sono qualità che non entrano nel tabellino ma che fanno di Herro la nuova stella degli Heat.
Con l’addio di Jimmy Butler lo scorso febbraio, le chiavi dei Miami Heat sono naturalmente passate a Tyler Herro. Per la prima volta dal suo arrivo in NBA, Tyler è leader di una squadra. In pochi lo avrebbero detto sei anni fa quando fu chiamato al draft con la tredicesima scelta, ma, Herro, ha dimostrato che il duro lavoro paga sempre.
La stagione da oltre 20 punti di media, 5 assist e 5 rimbalzi, con oltre il 45% dal campo ha permesso al classe 2000 di raggiungere quello che per lui era un obiettivo fondamentale: diventare un All-Star.
Sicuramente la stagione degli Heat, nel complesso non può essere positiva. Il decimo posto a Est e una prospettiva nella post-season che non sembra avere una grande durata devono far riflettere la dirigenza degli Heat. In estate ci sarà lavoro da fare per migliorare questa squadra. Quello che è certo è che i Miami Heat, questi Miami Heat, una certezza per il loro futuro la hanno. Questa certezza è un ragazzo con il 14 sulle spalle che ha saputo diventare grande.
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