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Da Fellini a Bastianini: dove il Mutòr diventa mito

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Motogp, Motori –

Da Fellini a Bastianini: dove il Mutòr diventa mito

C’è un filo invisibile che lega certi luoghi a certe passioni, come se il destino avesse deciso che lì,
proprio lì, dovesse nascere qualcosa di unico. Come il calcio sta a Rosario, come il basket sta a
Chicago, come il jazz a New Orleans, la moda a Milano, l’arte rinascimentale a Firenze e la samba
a Rio de Janeiro. Quel tipo di legame che lega la MotoGp alla terra romagnola. È un legame
viscerale, culturale, quasi genetico.
Come mai proprio qui? Perché così tanti piloti, meccanici, team, circuiti e sogni sembrano germogliare da questa terra? La risposta è una miscela di storia, cultura, paesaggio e passione. E affonda le sue radici molto più in profondità di quanto si pensi.

L’impatto visivo: murales, monumenti e luoghi simbolo

In Romagna, il rombo di un motore non è solo un suono: è un’emozione, un ricordo, una passione
che scorre nelle vene. Questa terra, culla di campioni e teatro di epiche sfide, offre luoghi che
raccontano storie di coraggio, velocità e amore per le due ruote. Si tratta di un museo a cielo aperto
per chi ama i motori. Uno dei luoghi più iconici è: Borgo San Giuliano a Rimini: un quartiere
pittoresco dove i murales celebrano la cultura locale e la passione per i motori, con opere che
raffigurano motociclisti e scene ispirate alla storia del motociclismo. Altri luoghi iconici sono: il
murales dedicato a Valentino Rossi, la casa di Marco Simoncelli a Coriano, il monumento in onore
di Nicky Hayden a Misano, la sede di Aldo Drudi a Riccione e moltissimi altri.

Da Pasolini…

Da Renzo Pasolini, ai personaggi di Fellini. Partendo da Enea Bastianini, a Marco Bezzecchi, fino alla
contaminazione con la linea immaginaria che divide Tavullia dalla Romagna. Il posto dove, piloti di
tutta Italia, si trasferiscono per respirare e immergersi nella terra connessa in due da un’iperbole,
quella della via Emilia che porta le grandi costruttrici d’auto ad abbracciare quelle delle moto. La
passione per il mutòr, così viene chiamato in Romagnolo, esplode nella riviera con le prime gare
cittadine che venivano disputate tra Milano Marittima, Lugo, Cesenatico, Rimini, Riccione e
Cattolica dal 1945.
Uno dei porta bandiera più importanti fu proprio Renzo Pasolini “Lo scomposto” da Rimini.
Gareggiava alla domenica con i più grandi del passato tra cui anche Giacomo Agostini e tornava in
officina il lunedì, non per la gloria ma per la passione, la malattia del motore. Renzo non lo sapeva
ancora, ma era già leggenda. Così l’arte dell’arrangiarsi Romagnola è ciclica fatta anche di storie
nuove come quella nata in un’officina che ripara camion per Marco Bezzecchi, al banco di un
mercato e dentro negozio di minimoto per Enea Bastianini oppure, slanciato sul podio del mondo
come Marco Simoncelli che con la sua incredibile personalità ha conquistato milioni di appassionati
pur rimanendo sempre legato alla sua Coriano.

… a Fellini

Persino Fellini in Amarcord partorisce un personaggio dal nome evocativo “Scureza”. Dove a borgo
San Giuliano quartiere di Rimini si può trovare un importante murales. L’identità della Romagna dei
motori esplode nei giorni del Gran Premio di Misano dove le vie si dipingono e allestiscono a festa,
dove addirittura le strade dei paesi prendono i nomi degli eroi delle due ruote come la curva a Borgo
Rivola ribattezzata “Curva Capirossi”.

MotoGp

Misano: dove il motore è cuore e casa

C’è un momento in cui la Romagna cambia pelle. Succede una volta l’anno, a settembre. Le spiagge
iniziano a svuotarsi, gli ombrelloni si chiudono, ma i motori si accendono. È la settimana del Gran
Premio di San Marino e della Riviera di Rimini. È la settimana in cui Misano smette di essere solo
una località di mare e diventa il centro del mondo per chi ama le due ruote. Perché qui, il rombo di
un motore non è solo un rumore. È un ricordo, un’emozione, una lingua che tutti parlano, dai
bambini che giocano in cortile agli anziani che al bar raccontano “di quando c’era Simoncelli”.

Gli appassionati arrivano da ogni parte del mondo, con camper, tende, giacche sbiadite dalle quali
emerge un numero 46 giallo, o caschi nuovi fiammanti. Si abbracciano senza conoscersi. I bar
preparano piadine extra-large per i motociclisti, le strade si colorano di striscioni e giallo fluo. Ogni
angolo respira attesa: il circuito, la pista, il paddock, sono il cuore, ma tutto il corpo pulsa. Come
canta Jovanotti “Qui non si vive al rallentatore” Quando arriva il venerdì, con le prime libere, si
comincia a ballare. Il suono dei motori taglia l’aria e vibra nello stomaco. Il sabato è il giorno della
speranza. Gli occhi fissi sui cronometri, i telefoni che non smettono di scattare foto, le mani che si
stringono prima del giro veloce. E infine, la domenica. Quella che profuma di benzina e batticuore.
Che sa di caffè alle sei del mattino e adrenalina pura alle due del pomeriggio. Perché qui, tra il mare
e l’asfalto, il motociclismo non è solo uno sport. È un modo di vivere. E per chi ci crede, è anche
casa.

Facciamo un passo indietro

Forse il fatto che in Emilia-Romagna nascano così tanti piloti è scritto nella terra. C’è chi parla di
economia e cultura aziendale, chi tira in ballo la meccanizzazione dell’agricoltura come primo seme
di una passione diventata poi movimento, identità, vocazione. Basta mettersi lungo un nastro d’asfalto e ascoltare. Già negli anni Sessanta, mentre in Italia si correva ancora tra marciapiedi e incroci, sulla Riviera romagnola le corse amatoriali riempivano le giornate estive. Erano eventi popolari, nati dalla passione dei Moto Club e cresciuti fino a diventare parte del palinsesto turistico. Erano le corse sul lungomare, le tute nere, i caschi a scodella, i meccanici che smontavano la moto a pochi passi da te. Così ti entrava dentro, il motociclismo. Poi, a un certo punto, si capì che serviva qualcosa di più sicuro. La magia dei circuiti cittadini si spense nel 1972, ma solo per rinascere sotto una nuova forma. Quella dell’Autodromo Santamonica, oggi Misano World Circuit Marco Simoncelli. Quello che allora poteva sembrare un sogno visionario, divenne presto realtà. E da lì, una storia di passione, investimenti, famiglie, ingegneri, piloti. Oggi il circuito è un riferimento mondiale, un simbolo dell’alleanza virtuosa tra pubblico e privato, e il cuore pulsante della Riders’ Land. C’è una foto, scattata negli anni ’90: un
ragazzino riccioluto, tuta troppo grande e sguardo acceso, corre tra le curve del circuito.

L’importanza di Simoncelli

Marco Simoncelli, di Coriano, figlio della Romagna. Oggi il tracciato porta il suo nome, e quella chioma inconfondibile sembra davvero la chioma di una quercia, radicata e generosa, che continua a far crescere frutti e nuove foglie. Il motociclismo qui è un’eredità. Renzo Pasolini, Loris Reggiani,
Loris Capirossi, Mattia Pasini, Andrea Migno, Enea Bastianini…quindici piloti romagnoli solo nel
Mondiale. Non è solo talento: è un sistema, un distretto, una filiera fatta di team, meccanici,
ingegneri, operatori. Una comunità che alleva i suoi corridori come un tempo si allevavano le idee
nei cortili delle officine. Il circuito è il “circuito di casa”, ma l’identità è più ampia: è il Gran
Premio di San Marino e della Riviera di Rimini, punto di incontro tra Romagna, Montefeltro e
Marche. È qui che il motociclismo si fonde con il turismo, creando un’esperienza che va oltre la
gara. Qui si respira la MotoGP. Le curve della Panoramica tra Gabicce e Pesaro, le botteghe dei
preparatori, le piazze dove le moto sfilano. Ogni dettaglio è memoria e passione.

MotoGp
Casa privata, Misano Adriatico

In conclusione:

La “Motor Valley” è diventata brand, è entrata nei progetti di marketing territoriale, ma prima di tutto è una storia. Una storia fatta di aziende come Ducati, Benelli, Moto Morini, Ferrari, Lamborghini. Di imprenditori che hanno creduto in sogni che andavano più veloci delle paure. Di famiglie che ancora oggi tramandano questa febbre ai figli, un rombo alla volta. Come dice Paolo Simoncelli: «In Romagna
c’è qualcosa di diverso. Oggi ci sono tanti piloti qui perché ci sono i genitori più “deficienti” che
tramandano il motociclismo ai figli». Detto così fa sorridere, ma dentro c’è tutta la verità. Una
verità rumorosa, concreta, fatta di mani sporche e occhi lucidi. Il motociclismo qui non è solo sport.
È senso di appartenenza, identità. È una lingua senza parole, che si parla col cuore. Ed è proprio
quel cuore che batte più forte ogni volta che si accende il semaforo rosso sulla linea di partenza.

Autore

  • Sono una calciatrice di Serie C e una laureata in Psicologia. Da oltre un anno scrivo per Fuoridalgioco e da qualche mese sono referente della sezione Calcio. Il calcio stesso è la mia più grande passione e attraverso la scrittura cerco di unirlo ai miei studi, approfondendo il lato mentale ed emotivo, oltre quello tecnico-tattico.

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