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La consapevolezza di Marc Marquez

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Motogp, Motori –

La consapevolezza di Marc Marquez

“Consapevolezza”, dal latino consapere (composto da cum e sapere), in psicologia viene identificata come un processo cognitivo che permette di osservare e analizzare i propri schemi comportamentali, capendo ciò da cui essi derivano. Tale abilità non è innata come spesso si può pensare, ma è un processo che richiede un’analisi molto lucida di sé e dei propri schemi interiori. Tale processo è quasi sicuramente ciò che ha portato Marc Marquez ad essere quello che possiamo ammirare quest’oggi.

Una versione totalmente inedita rispetto al Marquez che conoscevamo, più riflessiva, più matura, grazie alla quale sta compiendo un’impresa che a inizio anno sembrava quasi impossibile.

Il professor Marquez

A Motegi, il campione di Cervera è stato nuovamente autore di un weekend assolutamente perfetto; doppietta fra gara sprint e gran premio della domenica, lasciando a Martin solo la pole position in qualifica.

E sembra ormai un copione già scritto da Balaton in poi, ovvero quando il tracciato è favorevole a lui e alla sua Ducati la differenza con gli altri diventa quasi abissale. Ma non nel modo in cui Marc ci ha sempre abituato sin dai suoi esordi, bensì in una maniera molto più coscienziosa, che potremmo quasi paragonare allo stile del 4 volte campione del mondo di F1 Alain Prost, detto non a caso “il Professore”.

La consapevolezza di Marc Marquez
Marquez sul podio di Motegi (credits: Ducati Corse Facebook)

Gli esempi lampanti del nuovo Marquez li possiamo trovare nell’alternanza costante fra la sua innata aggressività e l’oculata gestione di ogni momento del weekend. Da una parte infatti, non si fa scrupoli a tirare la staccata alla prima curva, come successo a Misano con Bezzecchi e nella sprint di Motegi proprio con Martin, dall’altra è lui stesso ad ammettere che spingere al limite tutti i giri non serve:

 “Con l’esperienza ho capito che non serve vincere per tre o quattro secondi, ma basta un decimo, un millesimo o meglio un secondo. Provo ad essere sempre lì tra sette decimi e il secondo, con una distanza comoda. Quando l’avversario si avvicina spingo un po’ di più. Potrei spingere tutti i giri, ma non serve“, ha dichiarato Marc nel post gara del Giappone.

Questo, unito al talento che la natura gli ha donato, lo ha definitivamente trasformato nel prototipo perfetto di ciò che ogni pilota vorrebbe essere.

Più forte del destino

Ovviamente, chi ha un po’ di dimestichezza con il recente passato del Motomondiale sa bene cosa ha portato Marquez ad attuare questo radicale cambiamento del suo modo di essere in sella alla moto.

Le vicende legate ai suoi drammatici infortuni al braccio e alla spalla destra sono ben note, l’ultimo dei quali ha quasi rischiato di mettere fine alla sua carriera. A inizio anno, peraltro, le sue prestazioni erano ancora molto condizionate dall’infortunio alla spalla destra rimediato l’anno scorso in Indonesia, a causa di un contatto causato da Bezzecchi.

Marc sa quindi bene che un’altra brutta caduta sarebbe catastrofica per il suo fisico. È per questo che, dopo la decisione di operarsi a maggio saltando il Gran Premio di Catalogna, nessuno avrebbe mai immaginato che poco più di 4 mesi dopo la distanza dal leader di classifica sarebbe stata di soli 2 punti.

Ben 6 vittorie in 10 gare, sfruttando ogni minima occasione che gli avversari gli hanno concesso, oltre a tutte le piste per lui favorevoli, quelle che non mettono troppo sotto stress la parte destra del suo corpo. E anche se i più maliziosi erano coscienti che Marquez non si può mai escludere a priori dalla lotta per il titolo, la base di partenza per questa rincorsa faceva davvero pensare che non ci fossero le condizioni per portarla a termine.

Aprilia: forse ora bisogna rischiare

Con l’ultima parte di stagione alle porte, si può dire che probabilmente il mondiale dipende ormai più da quanto Marquez riuscirà a limitare i danni nelle piste più dure per lui e per la Ducati che da altri fattori.

Nonostante l’Aprilia e Martin in particolare restino ancora i veri favoriti, la sensazione è che la continuità di Jorge potrebbe non bastare come due anni fa. Per battere il 9 volte campione del mondo servirà prendersi qualche rischio in più, cosa che per Bezzecchi non ha decisamente pagato finora. Il romagnolo aveva illuso di poter vincere il mondiale in scioltezza, ma si è dimostrato ancora troppo fragile ed emotivo per gestire determinati momenti.

La consapevolezza di Marc Marquez
Martin festeggia il secondo posto con la squadra (credits: Aprilia Faceook)

Martinator è sicuramente più abituato a lottare per grandi traguardi ma, come citato poc’anzi, per mantenere la testa della classifica ora forse serve tornare a vincere. Una vittoria al team ufficiale Aprilia manca dal Mugello, nell’esatto momento in cui Marquez era distante ben 102 punti dalla vetta della classifica, e non sembrava poter essere un pericolo. La possibilità di farlo c’è, e sarebbe un’iniezione di fiducia fondamentale per il finale di stagione.

E occhio sempre alla mina vagante Acosta, che in piste in cui contano le frenate forti potrebbe sempre fare la differenza come in Austria.

L’ennesima figuraccia di Michelin

Nonostante non sia il focus principale della nostra analisi, non potevamo non citare l’ennesimo episodio imbarazzante che ha visto protagonista Michelin, il fornitore unico di gomme del Motomondiale da 10 anni.

Dopo la sprint di Motegi, le telecamere della FIM (Fédération Internationale de Motocyclisme) hanno inquadrato da vicino la gomma posteriore della Ducati di Bagnaia, evidenziando un grosso taglio nel battistrada, causato da un fortissimo chattering(vibrazioni) al posteriore. Lo stesso problema lo ha avuto il sopracitato Martin, a causa del quale ha rischiato di perdere il podio.

La consapevolezza di Marc Marquez
La gomma di Bagnaia dopo la sprint (credits: immagini FIM)

Con ogni probabilità la colpa non è solo di Michelin, che aveva, in un certo senso, previsto il forte degrado del nuovo asfalto della pista di proprietà Honda portando una gomma hard con carcassa rinforzata, ma nessuno aveva pensato che potesse essere utilizzabile per il weekend, come affermato da Luca Marini: “Noi abbiamo esperienza con quella tipologia esatta (la hard), su altri circuiti. E non sappiamo se va bene, oppure no. Per questo l’abbiamo scartata. Poi, miracolosamente, l’abbiamo montata nel Warm-Up ed è risultata magica. Credo che questo sia qualcosa che Michelin deve capire”.

Michelin è poi corsa ai ripari vietando le soft per la gara, ma da un’azienda del genere ci si aspetta sicuramente più trasparenza, oltre che un prodotto adeguato al blasone di un campionato mondiale.

L’episodio è solo l’ultimo che si aggiunge ad una lista parecchio lunga che ha coinvolto il colosso francese negli ultimi anni. Tra le famose “gomme fallate”, che hanno in più occasioni condizionato l’andamento di alcune gare, il divieto applicato ai piloti di parlare apertamente dei problemi di gomme alla stampa e adesso questo, si può affermare che l’avventura in MotoGP della casa del famoso omino di gomma sia stata più negativa che altro.

Autore

  • 25 anni, studente di Scienze della Comunicazione e aspirante giornalista sportivo. In Fuori Dal Gioco sono autore e  referente della sezione Motorsport, mi occupo quindi della supervisione e della pubblicazione di contenuti a tema sport motoristici, in particolare sul mondo della Formula 1. Mi impegno a trasmettere il più possibile la mia passione, cercando sempre di riportare aneddoti e storie originali.

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