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Kairat in Champions e non solo: la parabola calcistica del Kazakistan

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Calcio, Calcio e politica

Kairat in Champions e non solo: la parabola calcistica del Kazakistan

Lo scorso 26 agosto, i kazaki del Kairat Almaty hanno eliminato il Celtic ai play-off di Champions League, accedendo alla league phase. È la seconda volta che una squadra del Paese centro-asiatico si qualifica alla fase finale della massima competizione europea, dove incontrerà, tra le altre, Inter e Real Madrid. Qual è lo stato dell’arte del calcio kazako e cosa andrà incontro nei prossimi anni?

“Davaj! Davaj!” (“Dai, dai!” in russo) urla uno dei giocatori assistendo al sorteggio automatico delle avversarie dell’Inter in Champions League. Subito dopo, sullo schermo compare il nome del Kairat Almaty, appena sotto quelli di Liverpool, Borussia Dortmund, Arsenal, Atletico Madrid e Ajax. Un boato inonda la sala. Un altro calciatore grida “Yes! Yes!”.

Pochi secondi, uno scorcio che ritrae fedelmente la realtà del calcio in Kazakistan. La pesante eredità linguistica, culturale, politica e culturale russa. L’influsso della globalizzazione occidentale che pian piano guadagna il suo spazio nel Paese, il più grande al mondo senza sbocco al mare. Un’ex repubblica sovietica dell’Asia Centrale, di lingua simil-turca e di religione musulmana, il cui territorio è situato per il 10% al di qua dei monti Urali. E cioè in territorio (geograficamente) europeo, con una federazione calcistica (KFF) affiliata alla Uefa.

Il calcio kazako in Europa

La prima (e ultima) volta che una squadra kazaka si era qualificata alla fase finale della Champions League era il 2015. Fu l’FC Astana (squadra della capitale, città poi ribattezzata Nur-Sultan, nome di battesimo del presidente Nazarbayev che ha governato il Paese dal 1990 al 2019). Oggi tocca alla squadra di Almaty (Alma-Ata), capitale fino al 1997. A completare il trio, lo Shakhter Karagandy, che nel 2013 fu la prima squadra kazaka a qualificarsi alla fase a gironi dell’Europa League, perdendo ai play-off di Champions nel doppio confronto con il Celtic. Da allora, alcune cose sono cambiate. Nella rosa dello Shakhter che nel 2013 affrontò gli scozzesi, c’erano solo tre kazaki di nascita. Oggi, i giocatori autoctoni nella formazione titolare del Kairat che ha eliminato il Celtic (3-2 ai calci di rigore dopo lo 0-0 del doppio scontro) sono ben sette.

Già dal 2005, nella Qazaqstan Prem’er Ligasy (la massima serie nazionale) vige un tetto di 8 stranieri tesserabili e 5 schierabili contemporaneamente in campo. Tuttavia, dal 2020, i giocatori provenienti da paesi dell’Unione Economica Eurasiatica (Russia, Bielorussia, Armenia, Kirghizistan) si sottraggono a questa regola. Da quest’anno infine il governo ha vietato l’uso di denaro pubblico per ingaggiare/pagare atleti stranieri, con molti club che hanno iniziato o saranno costretti a puntare maggiormente sui i locali e i prodotti del vivaio. Proprio questo divieto potrebbe entrare in conflitto con gli obblighi internazionali del Paese: il Trattato EAEU, che prevale sul diritto nazionale, garantisce la libera circolazione del lavoro tra Stati membri, includendo il diritto a ricevere trattamenti equivalenti ai cittadini del Kazakistan. Ma perché stiamo parlando di denaro pubblico in relazione a squadre di club?

Lo stato dell’arte del calcio kazako

Come in molti Paesi post-sovietici, l’assetto proprietario del calcio kazako è ispirato a un modello misto pubblico-privato. Molti club storicamente ricevono fondi dai governi locali (akimat) o da aziende statali. L’Astana, attuale capolista del campionato, è considerato il “club di stato” per eccellenza. Nacque nel 2011 dalla fusione di due squadre, con il sostegno delle autorità cittadine e delle ferrovie statali. Dal 2012 è entrato sotto l’ombrello dell’Astana Presidential Sports Club, un’associazione che coordina vari team della capitale (basket, ciclismo, hockey, ecc.), finanziata in larga parte dal fondo sovrano Samruk-Kazyna e da grandi imprese pubbliche kazake.

Il Kairat Almaty, campione in carica, affonda invece le sue radici nell’era sovietica e negli anni 2010 è stato rilevato (guarda un po’) dal magnate Kairat Boranbayev, proprietario, tra le altre cose, di compagnia energetiche statali e dei McDonald’s del Paese, nonché parente dell’ex presidente Nazarbayev. Sotto di lui, sono stati fatti investimenti significativi su infrastrutture (stadio, academy) e giocatori stranieri. Un modello più “europeo” e quasi opposto rispetto a quello dell’Astana. Nel 2022, Boranbayev è stato arrestato e condannato per un caso appropriazione indebita legato al gas ed è stato obbligato a cedere allo Stato alcuni asset per un valore di 195 milioni di dollari. Il Kairat, tuttavia, resta sotto il suo controllo indiretto e non ha subìto una massiccia riduzione degli investimenti, nemmeno per quanto riguarda i giocatori stranieri.

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Capitolo nazionale

I progressi fatti dalla nazionale kazaka negli ultimi quindici anni sono ancora più evidenti. Nel girone di qualificazione a Euro 2020, i Falchi collezionarono 10 punti, ottenendo una storica vittoria casalinga per 3-0 contro la Scozia. Uno score migliorato nelle qualificazioni a Euro 2024 con 18 punti, frutto di 6 vittorie in 10 partite, tra cui il memorabile 3-2 casalingo sulla Danimarca maturato all’89′. La vittoria del proprio girone nella Lega C della Nations League 2022-23 valse non solo la promozione in Lega B (il Kazakistan era partito dalla D nel 2018), ma anche l’accesso agli spareggi per Euro 2024. Decisive per il salto di “categoria” furono le due vittorie, per 2-1 ad Astana e per 1-0 fuori casa, contro la Slovacchia. Non male, se pensiamo che nelle qualificazioni a Euro 2012 i kazaki erano arrivati ultimi con soli quattro punti. Ma, cosa più importante, i giocatori che compongono attualmente la rosa sono tutti autoctoni. Nessun naturalizzato o “russo sotto mentite spoglie”, come invece avveniva nel decennio scorso.

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Attualmente, il Kazakistan è penultimo nel suo girone di qualificazione ai Mondiali 2026, dopo le sconfitte dell’ultima sosta nazionali patite in casa contro il Galles (0-1) e in trasferta contro il Belgio (6-0). La Nations League 2024-25 lo ha visto retrocedere nuovamente in Lega C, mentre nel ranking Fifa occupa il 114° posto. Una partecipazione alla prossima Coppa del Mondo appare quantomeno improbabile. Ma riuscirà questo Paese ad accedere a una grande competizione per nazioni, dopo esserci riuscito a livello di club? Le nuove misure restrittive al tesseramento degli stranieri faranno crescere una nuova generazione di calciatori kazaki in grado, come i loro antenati delle steppe nel Medioevo, di lanciare l’assalto all’Europa dal cuore dell’Asia?

Autore

  • Romano, 26 anni, in teoria giornalista professionista. Mi piace vivere il calcio dagli spalti, girare stadi e sfruttare l'occasione per conoscere città, Paesi e popoli. Di calcio non capisco nulla eh, preferisco parlare di quello che ci sta attorno...calcio e politica il mio binomio preferito dopo gin e tonic. In Fuori Dal Gioco sono referente per la rubrica “Calcio e politica”.

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