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Ma che partita è stata PSG-Bayern Monaco?

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Calcio, Campionati esteri

Ma che partita è stata PSG-Bayern Monaco?

Abbiamo assistito alla partita più bella vista in questo 2026, e sarà molto difficile superare uno spettacolo simile. Ció che la semifinale PSG-Bayern Monaco ha regalato stasera è complicato da spiegare a parole. 90 minuti divenuti una gemma rara per gli occhi, con azioni talmente sequenziali, da far fatica a starci dietro. Semplicemente i due club più forti del momento che ci regalano un martedì sera stellare per riprenderci dallo 0-0 di domenica a San Siro.

Da Kvara-Dembelè a Kane-Olise: mai darsi per vinti

Due formazioni, una garanzia.

“Per prendere questi gol le difese devono davvero far schifo”

Magari non la migliore prestazione difensiva da entrambe le parti, ma probabilmente nemmeno un muro di cinta avrebbe fermato i due tridenti d’attacco.

5 gol nel primo tempo descrivono perfettamente i primi 45 minuti di gara: pazzi scatenati.

Un ping pong di reti da una parte all’altra, dal rigore di Kane a quello di Dembelè nel recupero.

Kvara in doppietta, Joao Neves che firma il sorpasso e Upamecano e Luis Diaz che tengono la speranza in vita per il 6 maggio.

Questo è calcio vero, calcio puro.

Quello che ci veniva raccontato dai nostri papá e dai nostri nonni, e che ieri sera, dopo tanto, abbiamo finalmente rivisto anche noi.

La famosa “finale anticipata” che ti svolta un qualunque martedì sera lavorativo.

La parte più importante della partita però, l’ha giocata la filosofia: quella che obbligava chi stava in campo a non mollare, a non darsi per vinto.

La stessa che ha acceso l’attacco del PSG dopo il rigore e quella che ha dato la forza al Bayern di passare da un 5-2 a un 5-4.

Le stelle che brillavano ieri in campo erano 22, nessuno escluso.

PSG: più tattica che tecnica

Il titolo potrebbe ingannare, ma che nella rosa del Paris proliferi tecnica non è una novità. Ciò che ha stregato gli spettatori è in che modo pressavano gli avversari.

Tattica già vista in numerose occasioni, come al Mondiale per Club, e utilizzata nella semifinale di ieri in maniera amplificata.

Sui social è chiamata “Glitchy Kick-Off”

Consiste nel mandare il calcio d’inizio in fallo laterale, regalando palla agli avversari. (ieri veniva utilizzata anche durante la rimessa da parte del portiere)

Ma perchè viene fatto questo?

L’obiettivo dei parigini e del genio di Luis Enrique è quello di andare a pressare alto gli avversari nella loro metà campo, una tattica che aumenta notevolmente le chance di mandare il tiro in porta nei primi minuti di gioco.

In similitudine al rugby, Enrique ha rivoluzionato la modalità di attacco a Parigi, dimostrando ancora una volta, tutta la mentalitá e la tattica che è in grado di applicare all’interno dei suoi club. 

Non sono solo i giocatori che fanno il PSG, è anche l’innovazione dello spagnolo che li porta a essere, ad oggi, il club più forte al mondo.

Perchè le italiane non fanno strada in Champions?

Ci si chiede spesso come mai ci sia un abisso tra il calcio proposto dalle italiane e quello che ci regala il resto d’Europa.

Dopo la serata di ieri un dato in particolare ci apre gli occhi sulla questione: i gol di PSG-Bayern Monaco sono gli stessi in numero di otto partite (tra venerdì e domenica scorsa) della 34esima giornata di Serie A.

La spiegazione di ciò? Molto semplice.

In Italia, nei big match, si gioca per non prendere gol, all’estero si gioca per farli.

Una differenza sostanziale, dove si tenta il muro sulla porta e gli attaccanti non giocano con abbastanza intensità per riuscire a bucare la rete.

Un occhio di troppo sulla difesa e uno troppo debole sull’attacco.

Si punta tutto sul fermare gli altri, non sul pressare nella metà campo avversaria.

Lo dimostra, come giá detto, lo scontro diretto di domenica sera tra Milan e Juventus. Forse la partita piú importante della stagione di entrambe, dove tutte e due le squadre, in caso di vittoria, avrebbero messo un punto fermo sulla propria posizione.

Tante occasioni senza nulla di concreto.

Allora mi chiedo, forse anche con un po’ di malinconia, quando abbiamo smesso di essere qualcuno in Europa?

Quando abbiamo deciso di smettere di essere competitivi e di lasciare questo modo di essere alle altre squadre?

Sará il continuo puntare sul centrocampo, preferire la difesa a tre invece a quella a quattro, o un semplice livello di gioco inferiore rispetto ai club mondiali con cui ti interfacci.

Non ho una risposta precisa a queste domande, come credo nessuno.

So solo che il nostro calcio sta diventando improponibile.

Ma ringrazio la Champions e la semifinale PSG-Bayern, Monaco che mi ha regalato ancora una volta, un motivo per emozionarmi guardando questo sport.

Autore

  • 19 anni, studentessa di Scienze della comunicazione e aspirante giornalista sportiva. Nella redazione di Fuori Dal Gioco mi occupo esclusivamente di scrivere contenuti calcistici, italiani ed europei. Mi piace parlare di dinamiche e argomenti in maniera schietta, mettendo in evidenza punti negativi e positivi di ogni storia o giocatore che racconto.

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