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Allegri è diventato scarso o ha solo sbagliato le scelte?

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Calcio, Serie A e

Allegri è diventato scarso o ha solo sbagliato le scelte?

Il 18 maggio del 2019 Massimiliano Allegri salutava la Juventus per la prima volta. Cinque campionati consecutivi, quattro Coppe Italia (anche quelle di fila), due Supercoppe italiane e due finali di Champions, perse contro due delle squadre più forti della storia, il Barcellona della MSN e il Real Madrid di Ronaldo, Bale, Benzema e via dicendo. Max lasciava la Juventus dopo averla portata ad un punto altissimo. E dopo essere diventato il terzo allenatore più vincente della storia del club, dietro mostri sacri come Giovanni Trapattoni e Marcello Lippi.

La prima esperienza alla Juventus ha inserito Allegri in quella cerchia di allenatori “vincenti”, e non è una blasfemia ricordare come, in quegli anni, insieme a Guardiola, Klopp e Ancelotti era considerato come uno dei migliori allenatori al mondo. Ma poi qualcosa è cambiato.

I primi errori di Allegri

Dopo l’avventura alla Juventus, Allegri si è fermato. Nel frattempo la squadra ha proseguito la lunga e graduale discesa: nella stagione 2019-20, con Sarri in panchina, è arrivata la vittoria del campionato, con un solo punto in più dell’Inter. L’anno dopo, con Pirlo al comando, la Vecchia Signora ha vinto Supercoppa e Coppa Italia. Il cammino in Europa, invece, è andato sempre peggio.

La Juventus non è più la squadra da battere, il ciclo è finito, ma Allegri ha uno status importante. Proprio qui arrivano i primi due errori: rifiuto del Real Madrid nel 2019 e nel 2021. Poco dopo arriva il terzo: il ritorno alla Continassa.

Sia chiaro, non è un processo alle intenzioni e col senno di poi siamo bravi tutti, ma l’errore principale di Allegri è stato quello di tornare in un posto che aveva lasciato da vincente e profondamente cambiato rispetto a quando l’aveva abbandonato. Qui si scontra per la prima volta con quello che è stato il suo peggior nemico nell’ultima fase della carriera: una gestione scellerata delle dirigenze.

Dirigenze fantasma

Il secondo ciclo di Allegri alla Juventus è insufficiente, lo dicono i dati. Per un allenatore con uno status come il suo, non arrivare mai oltre il terzo posto e portare solo una Coppa Italia a casa non può essere positivo. C’è poi il discorso di un gioco “noioso” e poco funzionale, spesso troppo attendista e mai propositivo. La sensazione è che Max sia rimasto ancorato alle sue idee, senza seguire la crescita del calcio che, dopo il Covid, è cambiato.

Ma non ha mai avuto il sostegno pieno della dirigenza. Anzi, spesso è stato un parafulmine. Non è un mistero che nella sua seconda esperienza in bianconero non tutti volessero puntare su di lui. E nel calcio di oggi se non c’è unione di intenti in società non si va da nessuna parte. Ne sono un’esempio l’Inter o il Como: grandi progetti tecnici, accompagnati da una dirigenza forte.

L’inferno della stagione 2022-23

Nella sua seconda esperienza alla Juve, Allegri ha dovuto subire le dimissioni in tronco di un CDA, ha dovuto gestire la situazione della penalizzazione in classifica e ha vissuto da separato in casa con Giuntoli. Certo, questo non giustifica alcune brutte figure come le sconfitte contro Empoli e Maccabi Haifa, così come il pessimo girone di ritorno nel 2023-24, ma provateci voi ad allenare una squadra che fino a maggio non sa se verrà penalizzata. Provateci voi a chiedere dei rinforzi alla società e ricevere dei giocatori semisconosciuti, per di più in ruoli diversi. Provateci voi a lavorare con un direttore sportivo che, a febbraio, ha già deciso di farti fuori.

Ripeto: non è una giustificazione, ma troppo spesso si è voluto guardare il dito e non la luna. Troppo facile nascondere tutto dietro Allegri e il suo non gioco, mentre negli anni successivi la Juventus ha fatto anche peggio: forse il problema non era solo lui. Sbagliare è umano e Max sicuramente ha sbagliato a tornare alla Juve, ma perseverare è diabolico e allora mi chiedo: perché è tornato al Milan?

Juve e Milan: la stessa storia

C’è una notevole somiglianza tra l’ultima stagione di Allegri sulla panchina della Juve e questa appena trascorsa su quella del Milan. In entrambe, un girone d’andata ottimo, poi un calo drastico sul finale, ma non solo. L’altra grande somiglianza è data dalla gestione delle dirigenze. In casa rossonera non ci sono state delle dimissioni in tronco, ma proprio tabula rasa. Insieme ad Allegri hanno salutato Moncada, Furlani e Tare: ergo, progetto tecnico fallito, si riparte da zero. In tutto questo: una tifoseria in protesta, un mercato non all’altezza (tolto Füllkrug il Milan non aveva nessun attaccante di ruolo) e una proprietà lontana.

Allegri ha tante colpe sulla mancata qualificazione in Champions, perché il Milan non può buttare via così un traguardo ampiamente alla portata, (con 10 punti di vantaggio sul quinto posto fino a qualche mese fa) ma la sensazione è che, anche questa volta, abbia dovuto sopperire a delle mancanze societarie, facendo ancora una volta da “pompiere”.

Una lunga, lunghissima serie di progetti sbagliati

Ed è stato proprio questo l’errore principale di Max: aver sbagliato i progetti. Chissà che sarebbe successo se avesse accettato il Real Madrid, che cercava un “gestore” come lui. Dopo queste due esperienze decisamente negative, lo status di Allegri è cambiato. Se nella sterile e inutile polemica tutta italiana tra risultatisti e giochisti lui era visto come il risultatista per eccellenza, ora neanche i traguardi gli danno ragione, perché Allegri è da 7 anni che non lotta seriamente per il campionato.

Tutto questo, però, Max se l’è anche cercato: se tu raggiungi lo status del vincente devi conviverci, ma per saperlo fare devi anche scegliere il progetto tecnico giusto. Lui questo non l’ha fatto: si è sempre cacciato in situazioni societarie terribili, in cui è stato facile additarlo come l’unico colpevole. Poi, non sembra che le rispettive società abbiano fatto grandi cose per difenderlo.

Quindi, alla luce del suo imminente arrivo al Napoli la domanda è solo una: ma Allegri è diventato scarso all’improvviso o ha solo sbagliato i progetti?

Allegri

Napoli: il compromesso perfetto per entrambe le parti

Dopo l’addio di Antonio Conte, ecco la storia che si ripete: il Napoli, come la Juve nel 2014, si è mossa subito per ingaggiare Max, dopo il suo addio al Milan. E ha fatto bene. Il Napoli ha una rosa top, con una mentalità ormai alla competitività in Italia (2 scudetti vinti negli ultimi 4 anni). De Laurentiis manterrà un assetto simile a quello attuale, con campioni abituati a vincere, abbinati a qualche giovane da valorizzare: vedi De Bruyne, Mctominay, Neres con Gilmour, Gutierre,Allison Santos…

Nelle ultime annate il Napoli ha spesso mostrato un rendimento difensivo all’altezza, primo parametro per competere e vincere in Italia. E con Allegri, grazie alla sua esperienza con la Juventus tra il 2015 e il 2019, può puntare a fare un’annata migliore in Champions League, dove la mancata qualificazione ai playoff di quest’anno è la delusione più cocente.

Che calciomercato farà il Napoli?

Molto dipenderà dal calciomercato. Ovviamente la dirigenza partenopea, per non rischiare come fatto in quest’annata, dovrà muoversi per coprire le seconde linee. L’ultima stagione è stata condizionata da troppi infortuni, che capitano e non capitano per svariati motivi (preparazione atletica, gestione delle energie, scontri e traumi, sfortuna), ma il Napoli non può permettersi un’altra annata come quella appena trascorsa, determinata largamente da una panchina incapace di sopperire alle assenze degli 11 titolari. Alcuni giocatori, tipo Buongiorno, andranno rimotivati, a livello mentale e atletico.

Tutto questo per dirvi che Allegri, se sarà supportato con qualche riserva adeguata, è l’allenatore giusto nel contesto giusto, al momento giusto. Forse Max ora ha realmente fatto la scelta migliore. E il Napoli ha bisogno di un allenatore bravo a gestire e a ricompattare un ambiente. Cosa che Allegri ha sempre saputo fare, come detto sopra, con un assetto societario ben definito.

Perché tutto si può dire di Aurelio De Laurentiis (sul suo carattere, sul suo modo di fare) tranne che non sia uno che faccia trasparire una gerarchia in società, mantenendo una direttiva di ordine ed equilibrio anche nel progetto tecnico. Poi il DS Manna ha già lavorato con Allegri prima del 2023, motivo per cui entrambe le parti avranno già capito come muoversi. E anche perché la dirigenza napoletana deve riscattarsi dopo campagna acquisti di un anno fa, che a prescindere dagli infortuni, resta deludente.

Quindi Max resta un top? Certo che sì

Con tutto il rispetto per tutti gli altri allenatori che il Napoli avrà valutato, ma a Castelvolturno serve un profilo esperto, in questo momento. Uno che sappia gestire la pressione, che sappia affidarsi ai vari campioni presenti in rosa. Questa è la specialità di Max, altrimenti nessun top club lo ingaggerebbe. Questo perché, amici miei, c’è sempre una “linea sottile che sembra sottile, ma non lo è”, tra giocare bene e vincere, così come c’è tra allenare squadre normali e grandi squadre. Per carità, tutti i grandi allenatori sono passati da piccoli club per fare gavetta, prima di approdare in un top club. Ma la personalità e la leadership per allenare nell’élite del calcio, lo mostri fin da subito, specie se sei stato un ex bandiera di quel top club.

Fortunato? Bollito? Arcaico? il tempo ci dirà la verità

Faccio alcuni esempi per chiarire: in Serie B Aquilani e Abate sono stati tra i migliori allenatori di questa stagione in cadetteria. Entrambi però (senza togliere nulla al loro lavoro, che merita applausi) hanno allenato in club che avevano come obiettivo prioritario la salvezza, non la vittoria del campionato.

Chivu, Simeone, Conte e Guardiola (non li sto paragonando, sto solo citando) sono diventati top allenatori direttamente sulle panchine rispettivamente Inter, Atletico Madrid, Juventus e Barcellona, senza esperienze precedenti in altri top club. Ma perché sono stati leader dello spogliatoio di quei club da giocatori, motivo per cui sanno che significa indossare quella maglia. E all’attuale stato delle cose: nessun altro allenatore oltre ad Allegri avrebbe saputo prendere in mano la piazza partenopea, con rigore ed esperienza, dopo gli ottimi due anni con Conte, che ha sempre vinto due trofei con il Napoli. Sia perché attualmente non ci sono altri allenatori esperti, abituati a vincere e sia perché non ci sono ex bandiere del Napoli con un buon profilo da allenatore.

E i numeri parlano chiaro: Allegri è l’allenatore più vincente nell’era dei tre punti in Serie A e, a livello europeo per diverse stagioni Allegri è stato certificato tra i migliori allenatori d’Europa per percentuale di vittorie, terzo dietro solo ad Ancelotti e Guardiola. Non è un’opinione, è una statistica. Un allenatore scarso o fortunato non finisce casualmente in quella classifica.

Certo, c’è chi sostiene che quei numeri appartengano a un’altra epoca e che il calcio di oggi richieda qualcosa di diverso. È un argomento legittimo, ma allora facciamo così: vediamo chi avrà ragione? Se Allegri fallirà a Napoli, significherà che il suo modus operandi è definitivamente troglodita. Se invece andrà diversamente, significa che Max non è stato fortunato in passato. Il tempo è padrone di tutte le verità, sempre.

Autori

  • Classe 2001, provenienza: Sardegna. Dopo la Laurea in Lettere all’Università di Cagliari ho conseguito la specializzazione in Informazione, Culture e Organizzazione dei Media all’Università di Bologna. Per me parlare di sport è vita, storie ed emozioni: in Fuori Dal Gioco le racconto.

  • Fondatore di FuoriDalGioco. Studente di Scienze Giuridiche.
    Gestisco e coordino ogni attività diretta alla pubblicazione di contenuti come articoli e video, insieme alle pubbliche relazioni. Non mi pongo limiti di fronte alla possibilità di crescere e cerco l’avanguardia in ogni ambito. La mia missione è raccontare lo sport nella piena originalità.

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