06 Giugno 2026
Per capire il Gran Premio di Monaco del 1982 non basta raccontare gli ultimi, incredibili, tre giri di una corsa che nessuno sembrava voler portare a casa. Bisogna fare un passo indietro e calarsi nell’abitacolo di una Formula 1 che oggi fatichiamo a riconoscere.
Il 1982 è stato uno degli anni più drammatici, caotico e paradossali della storia del motorsport. Erano anni di grandi cambiamenti, in cui le macchine stavano diventando incredibilmente veloci, spesso troppo per gli standard di sicurezza dell’epoca. A questo si aggiungeva un clima pesantissimo nei box, con i team e i dirigenti costantemente ai ferri corti per ragioni politiche e regolamentari.
In quel periodo la Formula 1 era spaccata in due da una vera e propria guerra di potere tra due sigle: la FISA e la FOCA. La FISA era la federazione internazionale che gestiva lo sport, guidata dal presidente Jean-Marie Balestre, ed era appoggiata dai grandi costruttori ufficiali come Ferrari, Renault e Alfa Romeo, che avevano motori Turbo potentissimi ma pesanti.
La FOCA, invece, era l’associazione delle squadre private inglesi (come Williams, McLaren e Brabham) guidata da Bernie Ecclestone; non avevano i motori Turbo, ma compensavano con macchine agilissime e incollate al terreno grazie a un aerodinamica estrema, le cosiddette “wing car”. Erano auto difficili da guidare, rigidissime e pericolose: se perdevano aderenza anche solo su un cordolo, rischiavano di decollare.
La rivalità politica e tecnica tra FISA e FOCA sembrò avere una fine con il famoso Patto della Concordia, ma ebbe un nuovo scossone appena un mese prima di Monaco, al Gran Premio di San Marino a Imola.

Per alleggerire le macchine e compensare la mancanza del Turbo, i team inglesi della FOCA si erano inventati un trucco: correvano con dei finti serbatoi d’acqua per i freni che svuotavano subito dopo il via per essere sotto il limite di peso in gara, riempiendoli solo alla fine per superare i controlli tecnici. Quando la FISA scoprì il meccanismo e squalificò la Williams in Brasile, Ecclestone e i team della FOCA reagirono duramente, decidendo di boicottare in blocco la gara di Imola per dare un segnale di forza alla federazione.
Al via in Italia si presentarono appena 14 vetture (solo i team alleati della FISA e pochissimi indipendenti) e la corsa rimase celebre soprattutto per il duello amaro tra i due piloti della Ferrari, Gilles Villeneuve e Didier Pironi.
Quando il Circus arrivò a Monaco, il boicottaggio era finito e le squadre erano tornate tutte in pista, ma l’atmosfera nel paddock era tesissima. I team della FOCA cercavano riscatto, mentre la Ferrari correva con il lutto al braccio: Gilles Villeneuve aveva perso la vita in un terribile incidente durante le qualifiche in Belgio, appena due settimane prima, una tragedia nata anche dal clima esasperato di quei mesi. È in questa situazione di forte tensione e dolore che i piloti si prepararono a correre tra i muretti del Principato.
Il weekend a Monaco inizia bene per la Renault, con René Arnoux che conquista la pole position. La domenica, però, comincia a cadere una leggera pioggia a intermittenza che rende l’asfalto molto scivoloso, e da quel momento in pista succede di tutto.
Arnoux si gira quasi subito ed è costretto al ritiro. In testa ci va il suo compagno di squadra, Alain Prost, che sembra avere la vittoria in pugno. Dietro di lui, staccato ma regolare, c’è l’italiano Riccardo Patrese sulla Brabham, che preferisce non rischiare e mantenere il suo passo.
A tre giri dalla fine, però, la pioggia aumenta e la gara si trasforma in un caos totale.
Giro 74: La pioggia si fa più intensa. Prost, nel tentativo di superare un doppiato, perde il controllo della sua Renault all’uscita della chicane dopo il tunnel e va a sbattere contro le barriere. Per lui la gara finisce lì.
Giro 75: Riccardo Patrese si ritrova improvvisamente in testa. Sembra fatta, ma un giro dopo, mentre scende verso il tornantino del Loews, scivola sull’asfalto ormai bagnato, si gira di traverso e spegne il motore. Convinto di essersi giocato la vittoria, Patrese viene aiutato dai commissari che spingono la macchina per spostarla da una posizione pericolosa. Sfruttando la discesa della pista, il pilota padovano riesce a inserire la marcia e a far ripartire il motore, ma è convinto che ormai gli altri lo abbiano superato.
Giro 76: Il comando passa così alla Ferrari di Didier Pironi. Il francese rallenta per sicurezza, ma proprio dentro al tunnel la sua macchina si ferma improvvisamente per un guasto elettrico causato dall’acqua.
Giro 77: A quel punto toccherebbe ad Andrea de Cesaris con l’Alfa Romeo, ma quasi nello stesso momento anche lui è costretto a fermarsi poco più indietro perché è rimasto del tutto senza benzina. Subito dopo, Derek Daly con la Williams rompe il cambio alla curva della Rascasse e si pianta a bordo pista.
Mentre ai box e in televisione tutti cercano disperatamente di capire chi sia rimasto in corsa, dal traguardo sbuca una sola macchina intatta: la Brabham numero 2.
Riccardo Patrese vince la gara, ma compie il giro d’onore salutando il pubblico convinto di essere arrivato semplicemente secondo o terzo. Pensa ancora che Pironi o qualcun altro lo abbia superato mentre era girato al Loews. Solo quando parcheggia l’auto davanti al palco reale e viene circondato dai giornalisti scopre la verità: “Riccardo, guarda che hai vinto tu!”.

Fu la prima vittoria in carriera per Patrese, arrivata nel modo più assurdo possibile, a conclusione di una domenica in cui la Formula 1 si dimostrò imprevedibile fino all’ultimo metro.
Quella vittoria a Monaco rimase una pietra miliare per il nostro automobilismo. Un filo rosso che unisce quel passato leggendario al presente: proprio di recente, sul palco delle Eccellenze Automotive di Gazzetta Motori, lo stesso Patrese ha voluto fare una vera e propria dedica a Kimi Antonelli e Marco Bezzecchi. Un omaggio spontaneo ai due ragazzi che oggi tengono alta la bandiera italiana nelle massime categorie dei motori, a dimostrazione che quel sapore di sfida e quella passione nata tra i muretti di Monte Carlo nel 1982 non si sono mai spenti, ma hanno solo trovato volti nuovi.
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