27 Ottobre 2026
Certe volte il sogno di un bambino non assomiglia ad una favola letta nei libri, ma a un copione scritto da Spielberg. E’ la storia di chi, dopo aver giocato ad immaginarsi grande con il volante tra le mani, si ritrova improvvisamente ad essere il protagonista di un kolossal planetario, lasciando a tutti gli altri soltanto il ruolo di inseguitori. Al COTA, nel fine settimana del Gran Premio degli Stati Uniti, Kimi Antonelli ha interpretato esattamente quel tipo di film (“Prova a prendermi”).
Ad Austin, Antonelli ha vinto per la nona volta in stagione, precedendo Charles Leclerc e Max Verstappen. Il primo giro è stato decisivo: mentre Max faticava alla partenza e Leclerc restava coinvolto nella battaglia con lo stesso Verstappen, Kimi ha costruito un vantaggio che non ha più lasciato. Ogni volta che gli inseguitori provavano a riavvicinarsi, il distacco aumentava, nonostante l’inventiva nel provare a differenziare le strategie… trasformando il distacco in un abisso.
E’ il copione di Frank Abagnale: non necessariamente il più rumoroso, ma il più difficile da raggiungere. Antonelli non ha dovuto inventarsi nulla di straordinario per tutta la gara, perché il lavoro era già stato fatto: pole, partenza, ritmo e strategia. Una fuga pulita, lucida, quasi insolente nella sua semplicità.
Leonardo DiCaprio nei panni di Frank Abagnale, racconta proprio la storia di un giovane capace di muoversi con profonda disinvoltura in un mondo più grande di lui, anticipando gli avversari e rendendo difficile qualsiasi tentativo di fermarlo. In Formula 1 il terreno è, naturalmente, diverso, ma la sensazione lasciata dopo il Gran Premio degli Stati Uniti è che il giovane italiano stia correndo più velocemente delle aspettative.
Negli ultimi anni, la Formula 1 ci ha abituato a sceneggiature già viste. Che si trattasse del ciclo infinito della Mercedes o del leone Max Verstappen, la trama era spesso prevedibile fin dai test invernali: uno partiva a razzo, chiudeva la porta a chiunque e passava l’intera stagione a gestire il copione da primo della classe, con gli altri ridotti a comparse fisse.
Per Kimi la sceneggiatura di quest’anno è stata profondamente diversa. All’inizio della stagione nessuno avrebbe pronosticato che, alla sua seconda stagione in Formula 1, sarebbe stato lui a dominare il mondiale. I riflettori erano puntati altrove, su chi, come George Russell, doveva finalizzare le attese di un intero ambiente. Possiamo dire che si cala perfettamente nei panni di Carl Hanratty, l’agente dell’FBI interpretato da Tom Hanks, metodico, freddo e incaricato di rincorrere quel giovane prodigio che nessuno si aspettava di vedere così in alto.
La cavalcata di Kimi, inoltre, non è stata solitaria fin dal primo giorno. Nelle prime fasi del mondiale ha dovuto ribaltare i pronostici che vedevano il compagno di squadre come grande favorito, per poi doversela vedere contro una rediviva Red Bull capitanata in maniera magistrale, come sempre, da Max.

Il parallelo con Prova a prendermi non riguarda le scelte del protagonista, ma la rapidità con cui un ragazzo riesce a imporsi in un contesto complesso. Nel film Frank Abagnale conquista ruoli e credibilità attraverso una straordinaria capacità di adattamento. Antonelli, invece, ha dovuto costruire il suo personaggio, puntata dopo puntata, lottando, soffrendo, imparando e crescendo sotto i riflettori. Deve guadagnarsi ogni risultato in pista, davanti a rivali esperti e in una categoria in cui il margine d’errore è minimo.
E’ proprio questo il dato più significativo della sua stagione. Il talento era già evidente, ma la continuità dei risultati racconta qualcosa in più. Antonelli non è soltanto una promessa della Mercedes, bensì un pilota capace di sostenere la pressione della lotta mondiale. In uno sport in cui l’esperienza ha spesso un peso determinante, l’italiano sta anticipando le tappe. E mentre gli avversari cercano le risposte, lui continua ad accumulare punti e vittorie.
Il mondiale adesso vola in Messico e Kimi ha il suo primo vero match-point per chiudere i conti. Se dovesse farcela diventerebbe il più giovane campione del mondo di sempre in Formula 1, strappando il record a Sebastian Vettel che resiste dal 2010, e riporterebbe in Italia un titolo iridato che manca addirittura dai tempi di Alberto Ascari, nel lontano 1953. Un digiuno lunghissimo, e forse ingiusto, per il nostro automobilismo.
Chiaro nel motorsport nulla è deciso fin quando non sventola la bandiera a scacchi e in Messico servirà la stessa testa fredda vista ad Austin. Ma il senso di questa stagione, proprio come in Prova a Prendermi, Antonelli è stato il giovane outsider capace di sparigliare le carte, muovendosi tra i grandi con una disinvoltura disarmante e costringendo gli altri a inseguirlo dall’inizio alla fine.
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