04 Luglio 2026
Cos’è che rende uno sportivo superiore agli altri? Forse i trofei, magari il modo di giocare. Oppure ciò che riesce a dare al suo sport, il modo in cui lo cambia. C’è chi è stato un grande vincente, chi ha deliziato i tifosi con il suo gioco e chi, in parte, ha cambiato lo sport in cui giocava. E non si tratta sempre di nomi altisonanti, perché qualcuno l’ha fatto anche in sordina. A queste caratteristiche aggiungiamoci anche la mentalità, la vera benzina di un atleta. Uniamo tutti i puntini e il disegno che compare è il ritratto di Novak Djokovic. Il campione serbo ora deve provare a conquistare il 25esimo Slam, lì dove ha vinto sette volte, nel tempio del tennis: Wimbledon.
Entrato a gamba tesa all’interno della rivalità tra Nadal e Federer, Nole si è sempre sentito “il terzo figlio”, quello meno amato. Forse perché ha “rovinato” un’epoca che sembrava segnata dal dualismo dello spagnolo e dello svizzero, forse perché ha vinto di più o perché in alcune occasioni ha giocato il ruolo di guastafeste nel loro tempio.
Djokovic ha sempre vissuto come “il terzo incomodo”, quello che non riesce a farsi amare. All’inizio soffriva, come ammesso da lui stesso, ma poi ha cambiato la mentalità: la tristezza è diventata rabbia, la rabbia è diventata fame, la fame, trofei.

Questa fame è stata il motore della sua carriera, quella che lo spinge ancora oggi, a 39 anni, a giocarsela con i ragazzini con la stessa voglia di quando aveva la loro età. Djokovic ha trovato ogni volta una nuova motivazione per non accontentarsi mai e spingersi oltre ogni limite: ora il nuovo traguardo è il 25esimo titolo slam.
Il serbo lotta per quello. Ormai è noto a tutti, ma mai come questa volta sembra poter raggiungere il traguardo. A Wimbledon Alcaraz è fuori per infortunio, Sinner è l’uomo da battere ma è ancora in una fase di rodaggio dopo i fatti del Roland Garros. Nole è come uno squalo che sente l’odore del sangue, sa benissimo che questa può essere la sua ultima chance.
L’età è solo un numero, certo, ma tutti i chilometri percorsi in carriera iniziano a farsi sentire. Ogni dritto, ogni rovescio, ogni smash. Nole non è più quello di una volta e lo sa anche lui: al Roland Garros è uscito dopo una battaglia immensa con Fonseca, un match che qualche anno fa non avrebbe mai perso. Ha ancora pochi colpi a disposizione e deve usarli nel modo migliore. I tornei lunghi ormai sono impossibili da vincere, ma Wimbledon non è così. Nell’erba la palla viaggia molto più veloce, non ci sono specialisti e l’esperienza conta più di ogni altra superficie.

Il compito principale è diventato saper dosare le energie e fino ad ora Nole è stato perfetto: vittoria non semplice ma senza particolari problemi con Wu e successo in tre set contro Tsitsipas. La gara più dura è stata quella con Rinderknech al terzo turno, ma anche in questo caso ciò che ha fatto la differenza è stata l’esperienza. Nole si è “concesso” un set di riposo dopo aver vinto i primi due, per poi chiudere al quarto sfruttando al massimo tutte le sue conoscenze del tennis.
L’ha detto anche Andy Roddick: “Wimbledon è l’occasione migliore per Nole per vincere il 25esimo slam e lui ne è consapevole”. Il serbo è concentrato, centellina le sue forze al millesimo. Un passo alla volta, un dritto alla volta, un rovescio alla volta. E poi c’è quel possibile record di Federer da agganciare: con una vittoria a Londra eguaglierebbe il record del campione svizzero, che ha alzato il prestigioso trofeo ben 8 volte.
Chissà se dopo questo Wimbledon ci saranno altre chance o se questo è veramente “il canto del cigno”. Nole, però, sente la possibilità di poter scrivere la storia e quando c’è questo odore nell’aria sappiamo tutti come si comporta.

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