13 Luglio 2026
Crolla a terra, disteso sul centrale dell’All England Club. Le mani sul volto, quasi come se non ci credesse, quasi a nascondere l’emozione. È successo di nuovo: un anno dopo Jannik Sinner torna campione di Wimbledon.
“Si sentono i nervi quando ti svegli la domenica mattina, perché non sai quante altre volte potrai tornare qui e vivere la domenica così. È una cosa che non dò mai per scontata”.
Ha ragione Sinner, domeniche come questa non capitano per caso. Non si tratta solo di talento. Ci vogliono disciplina, routine, il team giusto e quel tanto di ossessione che ti porta a cercare ogni giorno qualcosa in più. Perché arrivare all’ultima domenica di Wimbledon è difficile. Tornarci un anno dopo lo è ancora di più.

Anche quest’anno la finale non è stata una semplice formalità. Alexander Zverev ha portato in campo forse la migliore versione di sé: servizio potente, un nuovo dritto capace di mettere in difficoltà il numero uno al mondo e la consapevolezza di avere davanti un’occasione importante.
I primi due set sono stati una battaglia di nervi e intensità, fatta di scambi lunghi, ritmo serrato e soluzioni di alto livello. Jannik ha faticato a trovare il tempo sulla risposta mentre il servizio del tedesco gli toglieva ritmo e iniziativa, costringendolo spesso a rincorrere lo scambio invece di comandarlo. Poi qualcosa è cambiato. Il break conquistato nel terzo set non ha spostato solo il punteggio, ma anche l’equilibrio emotivo della finale. Mentre l’italiano cresceva punto dopo punto, Zverev ha iniziato a lasciare trasparire la frustrazione. Uno sguardo verso il suo angolo, qualche protesta in più. Quelle palle che nei primi due set inseguiva con convinzione hanno iniziato ad essere lasciate andare.
Nonostante ciò, il tedesco non ha mai davvero smesso di crederci. Ha continuato a spingere fino all’ultimo punto, costringendo Sinner a restare lucido e aggressivo. È anche per questo che, durante la premiazione, l’italiano ha voluto sottolineare il livello della finale: “Sono contento della vittoria, ma sono soprattutto contento del livello a cui abbiamo giocato”.

Perché è quello che continua rincorrere. Non solo i trofei, ma la qualità del suo tennis. Mentre tutti contano le vittorie, lui continua a misurarsi con il livello che riesce ad esprimere. È lì che trova gli stimoli per migliorarsi ancora: nel lavoro che nasce lontano dai riflettori. Nelle ore trascorse sui campi di allenamento, nei gesti ripetuti fino a renderli naturali, nelle routine costruite per arrivare pronto proprio nel giorno che conta di più.
Dopo un Roland Garros concluso prima del previsto per problemi fisici, Sinner ha deciso di preparare Wimbledon con un’attenzione ancora maggiore. È arrivato in Inghilterra con largo anticipo, lavorando per quasi tre settimane sull’erba londinese, con ventiquattro sessioni di allenamento studiate per ritrovare il ritmo, adattare il corpo alla superficie e arrivare nelle migliori condizioni possibili.

Perché il tennis non regala nulla. Eppure, quando inizi a vincere con la continuità dei grandi, il rischio è che gli altri si abituino alle tue imprese. Le finali sembrano una normalità, i trofei un risultato quasi scontato. Ma il tennis non funziona così. Ogni torneo ricomincia da zero. Basta una giornata storta, un avversario in stato di grazia o un dettaglio fuori porto per vedere sfumare settimane di lavoro. Il Roland Garros lo ha ricordato a tutti.
Chi è in campo, però, non dimentica tutto questo. Chi vive di tennis sa che nessuna domenica è garantita, che il Centrale dell’All England Club non aspetta nessuno. L’erba cambia, gli avversari evolvono, il tennis continua a muoversi. Tornare lì, dodici mesi dopo, significa meritarsi di nuovo quel momento. Non si può vivere dei ricordi dell’anno precedente. Jannik lo sa, sa che questa finale non è un diritto, ma un privilegio conquistato punto dopo punto.
Quelle mani sul volto, disteso sull’erba del Centrale, forse coprivano proprio questo: il sollievo di un ragazzo che, nonostante sia il numero uno al mondo, continua ad emozionarsi come se fosse la prima volta. Perché i grandi campioni non sono quelli che smettono di avere paura di perdere, sono quelli che non smettono mai di essere grati per essere arrivati fin lì. E forse è proprio questo che, ogni anno, riporta Jannik Sinner all’ultima domenica di Wimbledon.
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