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Italia, serve un rimedio per il mal di testa (e non solo)

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Calcio

Italia, serve un rimedio per il mal di testa (e non solo)

Si complica il cammino degli Azzurri in Nations League: Donnarumma e compagni escono sconfitti dall’andata dei quarti di finale giocati a San Siro contro la Germania (il ritorno si gioca domenica 23 marzo). Kleindienst e Goretzka rimontano nel secondo tempo il provvisorio 1-0 targato Sandro Tonali. Quattro degli ultimi cinque goal subiti dall’Italia sono arrivati con un colpo di testa. Questione di centimetri – di cui ha parlato anche il ct Spalletti nel post partita – o mancanza di attenzione? Entrambi, ma c’è un terzo fattore: il terzetto Di Lorenzo-Bastoni-Calafiori non è forse complementare, al centro serve un marcatore.

Andiamo, però, con ordine e partiamo dagli aspetti positivi, che ci sono e lasciano ben sperare in vista del futuro.

Il cuore batte

Partiamo da un presupposto (e da alcune certezze): l’Italia c’è. Anche nel caso di una sconfitta, come quella contro la Germania, gli Azzurri disputano una buona partita e mostrano il giusto atteggiamento all’interno del rettangolo di gioco, con Donnarumma che non deve compiere particolari parate.
L’Italia c’è soprattutto laddove batte il cuore di ogni squadra. Sandro Tonali e Nicolò Barella sono i due punti fermi di un centrocampo che, per completezza, è tra i migliori in Europa.

L’ex centrocampista del Milan – fresco vincitore della League Cup con la maglia del Newcastle (2-1 contro il favorito Liverpool) – risulta senza ombra di dubbio il migliore in campo tra i giocatori in maglia azzurra. E non è una novità. Il goal è solo la ciliegina sulla torta di una prestazione caratterizzata dalla solita corsa, ma anche da tanti spunti di qualità. Il sombrero su Goretzka per innescare una ripartenza, l’imbucata per Raspadori (che spreca su Baumann) e il tacco in area per Kean sull’1-1 certificano l’importanza di un questo giocatore, mancato tanto (troppo) agli ultimi Europei.

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Cosa ha convinto meno della mediana azzurra? Se Nicolò Barella è il solito motorino inesauribile e dispensatore di giocate d’alta classe, l’altro Nicolò – Rovella – ha convinto poco in cabina di regia. Lento, a tratti impacciato, ha sofferto il pressing e la fisicità della Germania. Samuele Ricci, già convincente nelle sfide di settembre, sembra (ad oggi) la soluzione migliore per completare il trio di centrocampo. E occhio alla crescita di Cesare Casadei, prima alternativa (potenzialmente) di lusso.

Problemi di testa: Bastoni al centro lascia dei dubbi

Nelle scorse settimane si è parlato tanto delle assenze di Wirtz e Havertz per la Germania, due dei giocatori di maggior talento a disposizione di Nagelsmann. Tuttavia, il tecnico tedesco ha saputo rimescolare le carte nella ripresa, sostituendo un evanescente Burkardt con il pivot del Borussia Mönchengladbach, Tim Kleindienst. Da quel momento la Germania ha iniziato a sfruttare maggiormente i cross, soprattutto quelli partiti dal destro educato di Joshua Kimmich, mettendo in grande difficoltà la retroguardia azzurra.

Come già successo contro la Francia, l’Italia ha faticato nel gestire i duelli aerei, non solo sulle palle inattive ma anche nelle situazioni di gioco aperto. Dopo il gol del pareggio di Kleindienst, lasciato inspiegabilmente solo dalla difesa azzurra – con Alessandro Bastoni tra i principali responsabili – la Germania ha continuato a rendersi pericolosa. Pochi minuti dopo, un inserimento indisturbato di Goretzka ha creato ulteriore apprensione, sfuggendo completamente ai radar della retroguardia italiana. È stato poi lo stesso Goretzka a siglare il definitivo 1-2 sugli sviluppi di corner, anticipando Bellanova – negativa la sua prova da subentrato – e un Ricci troppo fermo nella chiusura sul primo palo.

Le difficoltà dell’Italia nel gioco aereo sollevano un interrogativo. Contro la Francia, complice l’assenza di Calafiori, Spalletti aveva puntato su Alessandro Buongiorno al centro della difesa, ottenendo risultati apparentemente simili. Tuttavia, sembra evidente la complessa convivenza tra Alessandro Bastoni e Riccardo Calafiori (su cui c’è apprensione vista la brutta torsione del suo ginocchio a pochi minuti dalla fine), con il primo costretto a ricoprire il ruolo di perno centrale nella difesa a tre. Una posizione che non gli appartiene e che limita le sue qualità nella costruzione e nello sviluppo del gioco. Occorre, dunque, rimettere le pedine in ordine e sperare che il mal di testa passi al più presto. Un marcatore al centro può fungere da antinfiammatorio.

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Mister, ci fidiamo di te ma…

“Abbiamo preso di nuovo gol così? Sì, ma andiamo oltre, altrimenti rischiamo la psicosi.” Parole sagge quelle di Spalletti: è giusto guardare avanti e concentrarsi sugli aspetti migliorabili, soprattutto nella gestione dei 90 minuti e nell’impiego di alcuni giocatori. Se, riprendendo nuovamente le parole del mister – per il quale “non c’è stato divario, la differenza l’hanno fatta gli episodi” – bisogna allora provare a fare qualcosa di diverso.

Contro la Germania, l’Italia ha dovuto fare a meno dei suoi due quinti titolari, Federico Dimarco e Andrea Cambiaso, pedine fondamentali per il gioco di Spalletti. Entrambi dotati di grande qualità tecnica, sono in grado di intercambiarsi con le mezzali e contribuire alla costruzione del gioco. Le loro assenze si sono fatte sentire.

I sostituti, Politano e Udogie, pur offrendo una prestazione dignitosa, hanno confermato una verità evidente: non sono all’altezza dei titolari. Un’attenuante per Spalletti, che però, a differenza di Nagelsmann, non è riuscito a cambiare l’inerzia della gara con le sue scelte. L’ingresso di Bellanova “per dare fisicità” si è rivelato un errore nel momento sbagliato, mentre i cambi ruolo per ruolo – Kean e Raspadori fuori, Lucca e Maldini dentro – hanno dato segnali positivi, ma senza aggiungere il peso offensivo necessario.

In quella fase del match, serviva più coraggio. Perché non togliere un difensore (passando a quattro dietro) e puntare sul tridente offensivo per provare a vincerla? Qui entra in gioco anche la contestata esclusione di Riccardo Orsolini, tra i giocatori più in forma del campionato e una potenziale chiave per cambiare sistema a gara in corso.

Contro Francia e Germania, l’Italia ha mostrato limiti che, al momento, le impediscono di competere con le migliori. È proprio per questo che il coraggio deve diventare l’arma con cui provare a colmare il divario e cambiare rotta. Siamo sicuri che a mister Luciano Spalletti non manchi, tempo al tempo.

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Autore

  • Paolo Mazza

    26 anni, calabrese, laureato in Media e Giornalismo e giornalista pubblicista. In Fuori dal Gioco mi occupo della parte amministrativa e operativa, oltre che della stesura di articoli e creazione di contenuti. Mi piace cercare la curiosità e non amo scrivere banalità.

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