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Kawhi Leonard, the klaw is back

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Basket

Kawhi Leonard, the klaw is back

In un mondo che guarda solo l’ultima partita, l’ultima giocata, il risultato finale e le statistiche sul tabellino, c’è un giocatore che da circa due mesi ha ritrovato se stesso. Non è un cestista qualunque, non si tratta di di una star che ha ritrovato la forma, oggi parliamo di Kawhi Leonard. Per chi se lo fosse dimenticato, si tratta di un 2 volte campione NBA (con rispettivo MVP delle finals) e 6 volte all-star. Un’assoluta superstar del mondo NBA in grado di sedere al tavolo coi più grandi di questa epoca come KD, LeBron o Steph.

L’uomo nell’ombra

Kawhi è probabilmente uno degli atleti più schivi e silenziosi dello sport moderno. Parla poco, evita i riflettori e non sente il bisogno di spiegarsi. Tiene il mondo a distanza di sicurezza per proteggere ciò che è suo. Potremmo definirlo come stoico; pare vivere il dolore fisico ed emotivo con fermezza e senza lasciar trasparire nulla, non cerca comprensione ed evita alibi. In una situazione come la sua, sicuramente, altri giocatori si sarebbero lasciati andare a interviste strappa lacrime,lui no, ghiaccio puro, subisce e va avanti. Il suo approccio al lavoro è rigido e metodico. La famosa “load management” con il quale ha a lungo convissuto non è altro che una sua forma di responsabilità. Per Kawhi conta essere pronto quando conta; è semplicemente metodico e rigoroso, un leader silenzioso fatto di esempio, concentrazione e ispirazione senza parole. Quando è in campo sano, a parlare è il suo gioco.

Kawhi Leonard

Tra infortuni e infortuni

Dopo la vittoria nel 2019 del suo secondo anello in maglia Raptors, Kawhi passa ai Clippers. Ma la sfortuna di lì in poi si abbatte su di lui: durante i play-off 2021 subisce una lesione al crociato anteriore del ginocchio destro, che lo costringe a saltare tutta la stagione successiva (21-22).

Rientra a seguito di una lunga riabilitazione, ma nei play-off del 2023 si fa male al menisco sempre di quel maledetto ginocchio destro. Questo problema sembra quasi mettere fine alla sua carriera, data la necessità di ulteriori cure e le limitate disponibilità nelle stagioni successive. La fine sembrava prossima l’anno passato, quando Leonard che appariva quantomeno recuperato dal punto di vista fisico. Scende in campo per sole 37 gare su 82 di regular season. Costretto fra load management e ulteriori problemi fisici e la mancanza di un suo marcato profilo mediatico, Kawhi pare veramente finito nel dimenticatoio.

Rinascere in silenzio

All’inizio della nuova stagione sembrava che i riflettori sui Los Angeles Clippers e su Kawhi Leonard si fossero ormai definitivamente spenti. La squadra guidata da due superstar considerate in declino come James Harden e Leonard e veterani di grande esperienza, ma ormai in una fase
calante della carriera, diventa la franchigia più anziana dell’intera NBA. Il consenso generale era unanime: ci si aspettava una stagione deludente, ai
margini della corsa che conta. Come se non bastasse, il numero 2 dei Clippers subisce un infortunio alla caviglia destra che lo costringe ai box per diverse gare, alimentando la sensazione che il progetto fosse ormai al capolinea. Poi, quando tutto sembrava perduto, appare la luce.

Al rientro dall’infortunio Kawhi cambia tono radicalmente. Le sue prestazioni alzano l’intensità della squadra e, finalmente, i Clippers iniziano a vincere. A oggi 11 vittorie nelle ultime 13 partite, con le uniche battute di arresto contro Boston e New York. Leonard ha definitivamente cambiato marcia, mettendo insieme quella che, numeri alla mano, è la migliore stagione della sua carriera ad oggi. Viaggia a 28,2 punti di media (massimo in carriera), ma soprattutto è tornato a incidere nella metà campo difensiva: il territorio che lo ha sempre contraddistinto, dato che è uno dei migliori – se non il migliore- difensori perimetrali della storia del gioco.

The Klaw: Why?

Il soprannome “The Klaw” nasce proprio da questa sua caratteristica iconica: mani enormi, simili a chele, capaci di strappare il pallone all’avversario con una forza disarmante. È rimasta celebre l’espressione imprecatoria di LeBron James quando lo vide rientrare in campo durante le Finals 2013: un’immagine che racconta di quanto sia difficile attaccare contro Kawhi.

Un aspetto su cui mi voglio soffermare sono i tiri liberi. Kawhi è primo per percentuali ai liberi con il 94,1% questa stagione, ma l’aspetto rilevante che voglio citare è il miglioramento del 13% rispetto allo scorso anno che a mio modo di vedere ci indica due cose fondamentali: la prima è la sua tranquillità, dato che non esiste altro gesto tecnico nel quale è così fondamentale essere consapevoli e tranquilli, indice che sta bene e non è preoccupato. Il secondo è la sua work ethic. Kawhi dopo il calvario passato continua a lavorare su se stesso per migliorare in ogni piccola sfumatura del gioco.

Tornare a brillare

A oggi Kawhi Leonard pare veramente essere rinato. Probabilmente non sarà una stagione vincente per i Clippers data l’alta competitività della western conference, ma sono sicuro che se riusciranno ad acciuffare un posto ai play-off, saranno una brutta gatta da pelare per chiunque se il numero 2 sta bene.

“ Quando desideri qualcosa, tutto l’universo cospira affinché tu realizzi il tuo sogno”

Questa frase è parte del libro “L’alchimista” di Paulo Coelho, dove un giovane pastore dell’Andalusia va alla ricerca di un tesoro passando per lungheavventure che gli fanno riscoprire se stesso. Questa frase secondo me racconta molto bene Kawhi Leonard, l’uomo che non si è mai arreso davanti a nessuna avversità, colui che dal dimenticatoio ha desiderato tornare ad essere protagonista; come un diamante che era stato perso ma una volta messo di nuovo sotto la luce è tornato a brillare. Kawhi oggi è come se non se ne fosse mai andato; sono bastate 30 partite, dopo averne saltate centinaia, per capire quanto ci fosse mancato. Perché quando il palazzetto si riempie e le scarpe iniziano a fischiare sul parquet, la
sua stella adesso brilla come prima di questo interminabile incubo.

Autore

  • Mi chiamo Tommaso e sono un ragazzo classe 2004 con la valigia sempre pronta e la curiosità come bussola. Sogno di girare il mondo per raccontare lo sport in ogni sua forma. Valigia in una mano e penna nell’altra.

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