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Zverev e l’eterno Giorno della marmotta: agli AO un’altra occasione mancata

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Sport & cinema, Tennis –

Zverev e l’eterno Giorno della marmotta: agli AO un’altra occasione mancata

Ogni 2 febbraio negli Stati Uniti e in Canada si celebra il Giorno della marmotta (Groundhog Day), una tradizione popolare legata alla previsione dell’arrivo della primavera. Leggenda dice che se la marmotta esce dalla sua tana e scorge la propria ombra spaventandosene, l’inverno durerà ancora sei settimane. Se, invece, riuscirà a godersi la vita al di fuori, allora vorrà dire che è quasi primavera.

La ricorrenza, in ogni caso, è diventata famosa nel mondo soprattutto grazie al film Ricomincio da capo, in cui il protagonista rivive all’infinito lo stesso giorno finché non trova il modo di rompere quel loop esistenziale. Col tempo, il Giorno della marmotta è dunque entrato nel linguaggio comune per descrivere situazioni che si ripetono immutabili, in cui si è intrappolati in una “routine” da cui non si riesce a evadere.

L’ennesima batosta

Ebbene, per Alexander Zverev, la semifinale degli Australian Open contro Carlos Alcaraz ha delineato l’ennesimo capitolo di quella che sembra essere la sua personale giornata della marmotta tennistica. Ha lottato, ha resistito per oltre cinque ore, è arrivato a un solo game dalla vittoria, ma ancora una volta ha ceduto sul più bello. Sul 5-4 al quinto set con il servizio a favore. Una sconfitta che brucia non solo per come è maturata, al quinto set, ma per ciò che rappresenta nel percorso del tedesco: l’ennesima occasione mancata nei tornei che contano davvero.

Zverev, a quasi trent’anni, non ha ancora vinto un titolo del Grande Slam, e quella di Melbourne è solo l’ultima di una lunga serie di cocenti delusioni. Basti ricordare la finale degli US Open 2020 persa contro Thiem dopo essere stato avanti due set, oppure la semifinale del Roland Garros 2022 – quando è stato costretto a ritirarsi sul 6-6 al secondo set contro Nadal. Più recentemente, si può segnalare la finale degli AO dello scorso anno, quando si è inchinato con troppa facilità al cospetto di Jannik Sinner.

L’ultima contesa è passata anche per una polemica, esplosa quando Alcaraz ha chiesto un Medical Time Out (MTO) per crampi durante il terzo set. Il tedesco ha espresso la sua frustrazione con toni parecchio accesi, sostenendo che si agisse per proteggere sempre quei due ragazzi – un riferimento abbastanza esplicito ad Alcaraz e anche a Sinner.

Quest’ultimo episodio, però, riflette qualcosa di più profondo. Sascha non riesce a gestire i momenti di maggiore tensione psicologica e finisce per manifestare quel senso di frustrazione tipico di chi ha immaginato per sé una storia diversa. Una storia che lo vedeva come il principale epigono, insieme a Medvedev, pronto a raccogliere l’eredità dei Big Three.

Fatica inutile, come Sisifo

Come la marmotta che esce dalla tana e torna subito dentro prolungando l’inverno, Zverev sembra quindi vivere all’interno di un infinito dejà-vecu. Che è quella sensazione di aver già vissuto l’intera situazione attuale, per filo e per segno, accompagnata dall’incapacità di cambiarne il finale. Neanche – come nel caso della semifinale degli AO – quando l’avversario a malapena riesce a coordinarsi per colpire la palla. In quegli istanti si è materializzata la cruda differenza tra coraggio e paura.

Nel film Ricomincio da capo, il protagonista rompe il loop solo quando impara qualcosa di nuovo su se stesso e cambia il suo modo di agire. Per Zverev, il parallelo narrativo è inquietante: non manca il talento, né la preparazione atletica, eppure sembra impossibile cavalcare l’onda dell’entusiasmo. Nonché rendere onore ad uno status comunque da top player che, momentaneamente, occupa la posizione numero 3 nel ranking Atp. Dietro a quei due ragazzi che non sembra proprio sopportare – e qui si parla di vera e propria insofferenza performativa – e dinnanzi ai quali sembra forse troppo umano. Come Sisifo, dunque, condannato a spingere un masso su per il pendio della montagna per vederlo poi rotolare giù, il tedesco ripete lo stesso ciclo di sforzo e ricaduta.

Che questo Groundhog Day personale possa finalmente rompersi e Zverev trovi una nuova chiave mentale, è la grande domanda che molti appassionati si pongono mentre la nuova stagione tennistica è appena iniziata. Per Zverev sempre allo stesso modo, senza buoni propositi. Arriverà mai la primavera o sarà per sempre un infinito (e freddo) inverno?

La foto di copertina è presa sul profilo X di Carlos Navarro.

Autore

  • Paolo Mazza

    26 anni, calabrese, laureato in Media e Giornalismo e giornalista pubblicista. In Fuori dal Gioco mi occupo della parte amministrativa e operativa, oltre che della stesura di articoli e creazione di contenuti. Mi piace cercare la curiosità e non amo scrivere banalità.

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