FuoriDalGioco Gli sport che ami, la voce che cercavi
Lo status della Serie A: seconda scelta d’Europa

10 min di lettura

Calcio, Serie A

Lo status della Serie A: seconda scelta d’Europa

“L’estate sta finendo” cantavano i Righeira nel lontano 1985. E come biasimarli, arrivati a fine agosto ormai giugno sembra un ricordo lontano. Sta per arrivare settembre e con lui la malinconia di un’altra estate che se ne va, piena di ricordi che probabilmente porteremo per sempre con noi. Eppure per un’estate che passa, c’è una Serie A che torna, e come se torna. Sono già tanti i commenti che sono stati fatti dopo questa prima giornata, eppure nessuno si è concentrato su un fatto. Il nostro campionato sta ritornando ad avere quello “status” di importanza mondiale che aveva un tempo?

Durante questo calciomercato sono tanti i campioni che sono stati cercati da grandi potenze europee, ma che hanno comunque deciso di restare nella penisola. Allo stesso modo, sono parecchi quelli che hanno deciso di venire nel nostro campionato.

Quindi, essendo finalmente tornati, andiamo a tuffarci in questa nuova disamina!

Il caso Nico Paz

Sappiamo tutti quanto il calciatore argentino del Como abbia fatto faville nella scorsa stagione del nostro campionato. Soprattutto grazie alle sue giocate la squadra da dove ha inizio il racconto dei Promessi Sposi è riuscita a qualificarsi in Champions League. Tutto questo però ha fatto aguzzare occhi e orecchie al Real Madrid, che a fine stagione aveva applicato la formula di recompra del giocatore inserita nel contratto.

A Como, però, privarsi del numero 10 era un’idea che non piaceva a nessuno. Proprio per questo la dirigenza comasca ha investito un bottino di circa 60 milioni per comprare il giocatore e farlo tornare in Italia.

Il Real Madrid detiene ancora una recompra a proprio favore per la stagione 2027-2028, ma questi saranno problemi futuri.

Ciò che è certo è che la scelta del Como e di Nico Paz non è per niente scontata, soprattutto al giorno d’oggi. Quale calciatore rifiuterebbe il Real Madrid per restare al Como, ma soprattutto, quale società sarebbe disposta ad investire 60 milioni senza pensarci due volte. Sicuramente la permanenza di Paz è un chiaro segnale dello status che sta riacquisendo la nostra Serie A.

Siamo sicuri sia amore nei confronti del Como?

È vero, Nico Paz è tornato al Como, ma siamo così sicuri che la scelta sia solo di cuore? Vi faccio una piccola serie di nomi: Bellingham, Guler, Camavinga, Valverde, Mbappé e Vinicus. Aggiungiamoci poi Diomandé appena arrivato dal mercato. Nico Paz avrebbe realmente avuto possibilità di giocare nel Madrid?

La scelta quindi non è un atto di generosità verso il Como, ma semplicemente una serie di alternative migliori pronte subito in casa.

status
Foto di Dazn

Le sirene inglesi su Yildiz? Solo parole

Da Frosinone a Frosinone. Il primo gol con una giocata geniale di Kenan Yildiz con la maglia della Juve era arrivato proprio a Frosinone, dove la Juve ha esordito in campionato per questa stagione. Tolto che questa volta la fortuna è stata meno docile nei confronti del turco (ha riportato un infortunio che presumibilmente lo terrà fuori dal campo per circa 3 mesi), quest’estate le voci di mercato sulla stella bianconera non sono state poche.

Quella che si è fatta sentire di più proveniva da Londra, sponda Arsenal, dove Mikel Arteta voleva portare Yildiz nella capitale inglese per renderlo protagonista nei Gunners freschi vincitori della Premier. La Juve però non si è intimorita di fronte queste voci, facendo passare il messaggio che il numero 10 non è in vendita.

Anche Luciano Spalletti nella conferenza pre esordio si è lasciato andare ad una dichiarazione nei confronti del suo giocatore, facendo capire come il ragazzo sia assolutamente necessario nella sua squadra e come la voglia di tenerlo a Torino sia elevata.

In un mercato dove la Premier è sempre più regina (basti pensare al Liverpool che ingaggia Barcola per 140 milioni) e soprattutto una destinazione che molti calciatori apprezzano (l’esempio maggiore è Palestra che ha deciso di legarsi al Chelsea invece che all’Inter), questa scelta fa pensare come le squadre italiane hanno il desiderio di tornare ad essere importanti anche sul mercato a livello europeo, non lasciandosi condizionare dalle cifre esorbitanti degli altri campionati.

Lato Juve soprattutto, essendo una squadra che negli ultimi anni sembrava aver perso quello status di meta ambita dai calciatori di tutto il mondo, mentre ora restare a Torino sembra la prima scelta di molti.

Più un interesse che un’offerta vera

Partiamo da un presupposto: non è mai stata fatta una vera offerta nei confronti del calciatore turco. L’Arsenal non si è mai presentato alla porta di Carnevali con un’offerta concreta sul tavolo. Questo lo diciamo perché sì, la Juve non ha intenzione di vendere Yildiz, ma con un’offerta da 100/120 milioni alla Juve ed uno stipendio mega galattico al giocatore probabilmente staremo parlando di un’altra situazione. Ad oggi, per via della situazione economica della Juventus, fare cassa con un giocatore cresciuto nella next gen non sarebbe folle.

Il caso Palestra citato sopra è una conferma a questa antitesi. Un giocatore con un contratto pronto e valige fatte destinazione Milano, che all’ultimo annulla tutto per andare a guadagnare più soldi in un’altra squadra che però non può garantirgli la titolarità. Una conferma del fatto che ad oggi i soldi superano l’amore nel mondo del calcio.

C’é anche da dire che i Gunners giocano con un vero e proprio 4-3-3, mentre Yildiz ha sempre giocato largo ma non proprio nel ruolo di ala, proprio per questo inserirlo nel sistema di gioco di Arteta non sarebbe stato facile.

Il Toro di Milano

Se c’è un giocatore simbolo dell’Inter di questi anni, non si può non pensare al capitano: Lautaro Martinez. Il Toro è il punto fermo dei campioni d’Italia senza se e senza ma. Troppo spesso criticato, da giornalisti e appassionati. Mai una parola fuori posto, sempre al centro dell’attacco nerazzurro ma soprattutto sempre con la stessa fame della sua prima stagione a Milano.

Anche per l’argentino questa estate ci sono state delle voci di mercato, molto serie, provenienti da Barcellona. La squadra di Flick, che sta provando ancora ad oggi a chiudere Alvarez dall’Atletico, sembrava intenzionata a muoversi nei confronti del Toro, trovando però di fronte una porta barricata.

“Lautaro è il nostro capitano, rappresenta la storia attuale dell’Inter. E quindi io posso esplicitare che non ci sono assolutamente le condizioni perché possa lasciare l’Inter, non vogliamo rinunciare a Lautaro in alcun modo e per nessuna cifra. Non se ne deve neanche parlare”. Ha parlato così il presidente dell’Inter Beppe Marotta quando gli è stato chiesto dell’interessamento del Barcellona nei confronti del capitano dell’Inter.

Una risposta che non lascia trasparire alcun dubbio sull’importanza di Lautaro nella squadra allenata da Chivu, e su come, a partire dall’era Conte arrivando alle due finali di Champions, lo status dell’Inter sia diventato quello di una grande squadra che, i grandi giocatori, se li tiene ben stretti ad Appiano Gentile.

Tante big, tanti numeri 9

Conosciamo tutti la stampa spagnola. Tanti giornali sono legati al Madrid, tanti al Barcellona, probabilmente l’unico momento in cui si sono trovate d’accordo è stato con la vittoria del Mondiale. Proprio per questo le voci di un possibile accordo Barcellona-Lautaro erano per l’appunto solo questo: voci. Voci nate dalla stampa spagnola.

E la risposta di Marotta allora? Una frase che sicuramente serve per tenere unito uno spogliatoio che dopo Monaco aveva avuto qualche attrito, e non proprio una difesa ad un assalto spagnolo.

Lautaro resterà all’Inter per tanti anni probabilmente, ma anche perché le big europee nel ruolo di numero 9 si ritrovano rifornite dei migliori al mondo. Il PSG ha preso Ferran (che non è una punta tradizionale, quell’attaccante perfetto per Luis Enrique) il Bayern ha Kane, Il Madrid Mbappé, il City Haaland. Difficile che qualcuna di queste squadre possa presentarsi con un’offerta concreta per Lauti.

C’è chi rimane, ma anche chi arriva per aumentare il nostro status

Per tanti che hanno deciso di restare, tanti sono invece arrivati. A quanto pare la nostra penisola non è stata solo una meta estiva per i tanti turisti, ma anche per chi ha deciso di venire a giocare in Serie A.

L’arrivo che ha fatto più scalpore di tutti è sicuramente quello di Franco Mastantuono alla Fiorentina. L’argentino ex Real sta cercando di ritrovarsi, dopo una stagione dove è stato chiamato in causa pochissime volte sia nella gestione Xabi Alonso sia in quella da subentrato di Arbeloa.

Sicuramente le qualità non mancano, lo ha dimostrato anche nella sfortunata uscita della viola contro la Roma all’Olimpico nella sconfitta per 4-0. Un giocatore che non ha paura di puntare l’uomo, di farsi dare il pallone anche quando è marcato da più uomini. Sicuramente i tanti errori in questa prima uscita hanno scatenato una bufera social nei suoi confronti, ma in Italia un giocatore del genere serve. Serve soprattutto per dimostrare che l’Italia non è più solo il luogo dove venire in attesa della pensione, ma il luogo dove consolidarsi a livello mondiale.

Da ultima scelta a prima

Non prendiamoci in giro. Se Mastantuono avesse giocato nel Real non sarebbe mai andato alla Fiorentina. Un pò come Endrik che si è ritrovato in Francia. L’argentino non ama di certo la Serie A, ma è stato bocciato dai blancos (3 gol in 35 gare, escluso dal mondiale). Il prestito è stato praticamente una necessità.

È pur vero che Mastantuono rappresentava un’ottima occasione per entrambe le squadre. Il passaggio dal River al Real per il classe 2007 poteva essere complesso, come poi alla fine è stato. E quindi mandare il giocatore in prestito in una squadra che sta cercando di risollevarsi dopo una stagione fallimentare è stato positivo sai per il Real che per la Viola.

status

Il bosniaco che ci ha fatto brillare gli occhi alle qualificazioni mondiali

Oltre alla permanenza di Yildiz, a Torino in questa sessione di mercato è arrivato anche uno dei talenti più cristallini che il calcio moderno offre: Kerim Alajbegović.

Il giocatore che ha impressionato tutti quando ci ha battuti con la sua nazionale nelle qualificazioni mondiali, ha deciso di andare a Torino nonostante le proposte di molte squadre. Sicuramente l’infortunio di Yildiz può facilitare l’inserimento del bosniaco nell’11 titolare di Spalletti e molti tifosi bianconeri sognano un quartetto d’attacco formato dal turco, il bosniaco, Coincencao e Kolo Muani. Chissà se Kerim riuscirà a dimostrare il suo valore in quella che fu la prima capitale d’Italia.

Doppio arrivo portoghese

Gli ultimi due esempi provengono entrambi dal Portogallo. Due calciatori con però due destinazioni diverse. Mora, arrivato alla corte di Gasperini in quel di Roma e Ramos, pagato circa 75 milioni dal Milan per far avere ad Amorim il suo attaccante titolare.

Sicuramente non è da sottovalutare l’arrivo dell’ex attaccante del PSG a Milano, scelta che dimostra come la nostra Serie A detiene uno status non così inferiore a quello dei grandi campionati.

Mora invece arriva a Roma dopo una lunga trattativa, ma appena arrivato è stato subito schierato titolare dal suo allenatore che gli ha anche dedicato delle parole al bacio nel post partita.

Due lati di questi arrivi

Partiamo dal nuovo numero 9 del Milan. Ramos arriva a Milano come acquisto più oneroso della storia del Milan. Questo però fa pensare: l’attaccante di riserva del PSG, sostituito da Ferran, seconda scelta per quasi tre anni, diventa il più grande investimento di una squadra italiana. Usato sicuro, direbbe qualcuno. Un pò come la Juve con Kolo Muani. Ramos non è una scommessa, il Milan colma un vuoto, non “ruba” un fenomeno.

Allo stesso modo Mora è sicuramente un grande acquista, un giocatore che in prospettiva può diventare generazionale, ma non era la prima scelta giallorossa. Per questo bisogna un pò strizzare l’occhio, perché Mora arriva a Roma molto probabilmente per restare, ma come terza scelta.

E quindi siamo questi

Il campionato non sta tornando prestigioso per meriti propri: sta diventando la destinazione di chi non è (ancora, o non più) voluto altrove. Nessuno di questi trasferimenti racconta un campionato che attrae per meriti propri. Raccontano un campionato che sa intercettare bene le occasioni lasciate scoperte dai top club (cosa comunque non banale).

Il vero banco di prova sarà quando un big lascerà un top club per scelta, non per bocciatura.

Autore

  • Cari lettori e care lettrici, io sono Gabriele Brunetti, ho 21 anni e vengo da Roma. Sono autore e referente della sezione Calcio di Fuori Dal Gioco. Mi piace raccontare le storie dello sport, soprattutto quelle passate, ma non vi preoccupate perché adoro anche discutere di attualità. Spero che i miei articoli, e quelli dei miei colleghi, vi piacciano!

Leggi altro

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Commenti