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Il Portofino FC vale un volo

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Calcio, Calcio di provincia –

Il Portofino FC vale un volo

Esiste un momento, nella vita di ogni tifoso, in cui la categoria smette di contare. Succede di solito tardi, dopo anni passati a inseguire classifiche, diritti tv e maglie da cento euro firmate dal brand di turno. Poi arriva un pomeriggio qualunque, un campo in sintetico, una ventina di spettatori, e il calcio torna a somigliare a ciò che era prima di diventare un prodotto: voce roca, fiato corto, un panino in mano. Roba da Febbre a 90°, ma con meno Arsenal e più Liguria.

È la lezione che quattro ragazzi inglesi hanno imparato nel modo più radicale possibile, cioè salendo su un aereo. Per vedere una partita di Terza Categoria ligure. E no, non è per dire. Hanno attraversato mezza Europa per il Portofino FC, squadra di un borgo da circa cinquecento abitanti che gioca sul gradino più basso del calcio italiano e che, grazie a una maglia, ha fatto più rumore di quanto la sua categoria consentirebbe.

Quattro inglesi e un volo per Chiavari

Tutto comincia quest’estate, scrollando i social. Joe, Kody, Dan e Luke si imbattono nel Portofino FC e, soprattutto, nella sua maglia speciale firmata Ezeta: un panorama del borgo ligure stampato sul tessuto. Il colpo di fulmine è immediato. Iniziano a seguire il club, ne studiano la storia e decidono di comprarla. Fin qui, un normale acquisto compulsivo da notte fonda. Il resto no. Invece di farsi spedire la maglia in Inghilterra, scrivono alla società, prenotano un volo e partono per l’Italia, direzione Chiavari, dove il Portofino gioca in casa. Non devono soltanto ritirare un pacco: vogliono vedere la partita dal vivo.

Si piazzano a bordo campo con le divise nuove addosso e tifano per tutti i novanta minuti, come se in palio ci fosse una semifinale di Champions. Il Portofino li ripaga con un 2-0. Poi arriva la parte più bella: dopo il fischio finale conoscono giocatori e staff, e la serata scivola tra racconti, risate e qualche birra. Anzi, a quanto pare, più di qualcuna. Una notte da leoni, versione Riviera di Levante: meno tigri nel bagno, più pesto nel piatto. Il bilancio è di oltre mille chilometri percorsi per una partita che, sulla carta, interessava a pochi intimi.

Portofino
Tifosi inglesi pronti a bordocampo a supportare il Portofino FC

Il Portofino FC: una cartolina dal 1984

La vera protagonista della storia è lei, l’esca che ha fatto abboccare mezza Inghilterra. A firmarla è Ezeta, studio creativo romano già autore di maglie d’autore per Latina, Sorrento, Boreale e Tivoli, che ha annunciato la partnership con il Portofino a fine giugno 2026 e ha messo in vendita la Special Away l’8 luglio. Il risultato è un panorama dipinto: sul petto, sulle maniche e sulla schiena sfilano le facciate pastello della Piazzetta, i pini marittimi, le barche. Più in basso, l’azzurro e l’acquamarina del Mar Ligure si sciolgono in un motivo che imita i riflessi dell’acqua. In alto, una leggera texture tono su tono richiama la foschia del mattino e lascia il centro della scena allo stemma. Ezeta l’ha definita una “cartolina italiana da indossare”: difficile fare meglio.

Portofino
Maglia del Portofino FC

Se la palette vi ricorda Grand Budapest Hotel, non siete soli: Wes Anderson chiederebbe i diritti su quei rosa e quegli ocra. A vigilare c’è lo stemma nuovo, un faro disegnato insieme a Dan K. Norris e battezzato “Guardiano della Riviera”, con un motto che suona come una dichiarazione di poetica: il faro indica la rotta. Niente Willem Dafoe e niente follia alla Robert Eggers, per fortuna: qui il faro illumina e non fa impazzire nessuno.

Il bello è che il capolavoro funziona anche in movimento. Con il dieci stampato in blu sulla schiena, il borgo diventa un’opera d’arte che corre, esulta e si lascia marcare a uomo. E il modo in cui la maglia è stata scoperta racconta il nostro tempo: l’influencer Dylan Page è stato avvistato con l’esemplare in un reel su Instagram prima ancora del lancio ufficiale. La Terza Categoria non passa più dai giornali di provincia, passa dallo scroll.

Il calcio che non guarda la classifica

Dietro la gag c’è qualcosa che i grandi club faticano a comprare: l’attaccamento. Quattro ragazzi non hanno preso un volo per un trofeo, un ranking o una trasferta europea. Sono venuti per una storia. È, in fondo, ciò che Welcome to Wrexham ha raccontato al mondo: una squadra minore diventa un luogo dell’anima quando qualcuno decide di investire in racconto, estetica e persone. Il Portofino non ha Hollywood alle spalle. Ha un faro, una Piazzetta e quattro ospiti con la maglia addosso.

Portofino
Terzo tempo tra tifosi e squadra

Il calcio non è soltanto la categoria in cui giochi, ma anche le persone che riesci a far innamorare della tua storia. E se una partita di Terza Categoria vale un volo di oltre mille chilometri, la domanda giusta forse non è perché siano venuti. È quanti altri campi di provincia stanno aspettando solo la loro cartolina.

Autore

  • Studio Editoria e comunicazione all’Università degli Studi di Milano. Mi limito a scrivere di calcio, con sottile ironia, su Fuoridalgioco perché palla al piede sono un disastro. Se non esistesse il calcio passerei le giornate parlando di teorie e tecniche degli scacchi, ma in realtà lo faccio già. Piango ogni volta che vedo un video di Pato al Milan o parte Touch dei Daft Punk.

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