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La Roma non segnava così dal 2016

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Calcio, Serie A –

La Roma non segnava così dal 2016

L’arrivo di Gian Piero Gasperini sulla panchina della Roma è stata una boccata d’aria al passato recente della Roma, fatto di delusioni e incapacità di mantenere il controllo da parte dell’allenatore. C’è un dato che spiega come il tecnico italiano abbia migliorato il rendimento di una squadra: i gol fatti. Questo perché, i giallorossi hanno realizzato ben 23 gol nelle prime nove giornate di campionato. Una partenza del genere è inusuale se andiamo a vedere le ultime stagioni della Roma. Non si registravano numeri come questi dopo le prime nove gare di Serie A dalla stagione 2016/17, quando sulla panchina della Lupa c’era Luciano Spalletti.

Questi numeri sottolineano il salto di qualità dei giallorossi in fase offensiva, ma anche, più in generale, nel rendimento di gioco. Dopo anni di instabilità, la squadra ha ritrovato un’identità chiara: pressare, attaccare e non arrendersi mai.

Una fase offensiva diversa dal passato

Se consideriamo l’inizio di stagione della Roma, emerge una certa differenza rispetto alle stagioni precedenti, con allenatori come De Rossi, Juric, Ranieri e Mourinho. Sicuramente bisogna sottolineare che l’arrivo di Donyell Malen e il suo rendimento individuale, con 31 gol in 25 partite in tutte le competizioni da quando è arrivato, hanno ampliato ulteriormente numeri già importanti.

Dire che la Roma sia solo costruzione e gol sarebbe superficiale. Infatti, i giallorossi guidano la classifica dei palloni alti recuperati, ben 58. Questo dato è significativo per mostrare la cattiveria agonistica con cui i calciatori della Roma affrontano ogni partita. Non basta saper costruire un gioco perfetto se poi manca la voglia di dare tutto. Come spiega la celebre frase del film Hustle, “l’ossessione batte il talento”. E Gasperini vuole che i suoi lottino per riconquistare ogni pallone.

Questo assetto offensivo adottato dal tecnico italiano permette alla squadra giallorossa di creare più azioni e rendersi pericolosa. Nelle ultime cinque stagioni, la Roma aveva realizzato in media 13 gol dopo nove giornate. Quest’anno ne ha già 23: dieci in più, quasi il doppio. I numeri parlano chiaro. Ciò significa che l’idea di gioco offensiva di Gasperini sta prendendo sempre più piede nel club capitolino. La sfida ora è quella di mantenere un equilibrio in tutte le fasi di gioco, offensiva e difensiva, di possesso e non.

La fase difensiva è una conferma, ma occhio a non sbilanciarsi troppo

Se guardiamo i numeri in fase difensiva, ci accorgiamo che sono molto simili, confermando un rendimento da vera e propria big. Quest’anno dopo 9 partite, la Roma ha subito 8 gol. Tra i fattori che hanno influito sul rendimento difensivo dei giallorossi rientrano l’infortunio di Mile Svilar e le sfide con Napoli, Como e Inter. Numeri regolari per i giallorossi, visto che dalla stagione 21/22 alla stagione 25/26 la Roma ha subito in media 9 gol nelle prime 9 gare.

La cosa che bisogna rimarcare è che la Roma sta ancora cercando la quadra in fase difensiva. Infatti, il gioco molto offensivo di Gasperini cosa comporta? Logicamente sbilancia la squadra in avanti, scoprendola troppo. Una squadra troppo sbilanciata diventa naturalmente vulnerabile alle ripartenze degli avversari.

Inoltre, il gioco del tecnico italiano è molto dispendioso a livello fisico. E questo a volte condiziona la difesa giallorossa, soprattutto nei minuti finali. Ciò che deve fare la Roma è quella di limare l’equilibrio tra fase offensiva e difensiva, per evitare di subire gol evitabili. E che alla lunga possono diventare pesanti nel bilancio stagionale.

Come insegnava il maestro Miyagi in “Karate Kid”, tutto nella vita ha un equilibrio. Una squadra che attacca molto deve anche imparare a non scoprirsi troppo.

Gasperini

Gasperini VS Spalletti: due filosofie simili in due mondi calcistici diversi

Come già detto all’inizio, i numeri di Gasperini ricordano quelli della Roma di Luciano Spalletti. Nella stagione 16/17, i giallorossi realizzarono 90 gol e chiusero al secondo posto con 87 punti, a meno 3 dalla Juventus. Questi numeri oggi sarebbero probabilmente di una squadra che lotta per il titolo in Serie A e permetterebbero alla squadra di giocare le partite con più serenità. Infatti, nella stagione in cui Luciano Spalletti chiuse al secondo posto con la Roma, anche altre due squadre chiusero il campionato con parecchi punti rispetto alla media: il Napoli, con 86 punti, e la Juventus, campione d’Italia, con 91 punti.

Questi numeri sottolineano che il calcio è cambiato e il livello medio delle squadre di Serie A oggi è molto più alto. Non si tratta di dire che questa Roma sia come quella di Spalletti: mancano ancora mesi di campionato e una prova concreta nelle competizioni più importanti. Il punto è un altro: dopo anni di attacco faticoso e di identità calcistica incerta, la Roma ha ritrovato un metodo importante per giocare bene, collezzionare reti ed essere competitiva.

Una fame collettiva

Gasperini ha sottolineato come la vittoria contro il Cagliari è stata possibile anche grazie ai cambi e alla volontà di tutti. La prova che questa nuova fame offensiva è, prima ancora che un dato, una questione collettiva.

Il tecnico giallorosso ha sempre sottolineato l’importanza di tutti, spiegando che non esistono titolari o riserve, ma che tutti sono importanti allo stesso modo. Questo si vede ad esempio nella partita contro il Napoli : Balerdi entra dalla panchina al minuto ’58 e nel giro di mezz’ora realizza una doppietta che permette alla Roma di pareggiare una partita che sembrava compromessa. Grazie a questi due gol il difensore argentino è il dodicesimo giocatore della rosa giallorossa ad andare a segno in questa stagione.

Questi dati che sembrano marginali, mostrano quanto la Roma di Gasperini, oltre ad avere giocatori di qualità, sia una squadra unita. Delle volte è proprio l’unione a fare la forza, non bastano i singoli per vincere le partite e raggiungere il successo.

Tutti per uno e uno per tutti

Come dice il celebre motto dei tre moschettieri: “Tutti per uno e uno per tutti”. Questo perché Gasperini non sta creando solo una squadra competitiva, ma un gruppo. La parola “stanchezza” non esiste nel vocabolario calcistico dell’allenatore giallorosso ed è stato proprio lui a sottolinearlo in conferenza stampa, durante la scorsa stagione, prima della sfida di Europa League contro i Rangers: “Scusi, per qual motivo dobbiamo riposare? Stanotte riposiamo, domani quando si gioca non riposiamo. Faccio veramente fatica a entrare in questa cultura del riposo. Si riposa a casa.” Queste parole spiegano perfettamente il carattere forte e intransigente di Gasperini, assolutamente necessario per poter sopravvivere in una piazza calda come quella giallorossa.

Lo stesso Malen, in un’intervista a Sky Sport, ha parlato del supporto dell’allenatore giallorosso:“È un allenatore speciale. Mi dà tanta fiducia e tanto supporto, sono molto contento di averlo”.

A volte, infatti, non serve cambiare i giocatori: serve lavorare sulla motivazione e sul collettivo, per tirare fuori quella forza di volontà capace di raggiungere traguardi che, fino a qualche anno fa, sembravano inimmaginabili. Una squadra che attacca tanto può vincere le partite, ma solo una squadra che sa soffrire senza subire può ambire a costruire una stagione davvero importante.

Autore

  • Davide Rampf

    Ho 19 anni, studio Scienze della Comunicazione e aspiro a diventare giornalista sportivo. Nella redazione di Fuori Dal Gioco mi occupo principalmente di contenuti dedicati al tennis, ma anche di altri sport. Mi piace raccontare storie e aneddoti, sia dentro che fuori dal campo.

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