19 Febbraio 2025
Federica Brignone salva la spedizione italiana ai Mondiali di sci 2025 con due medaglie: l’argento in SuperG e il capolavoro d’oro in gigante. La veterana azzurra continua a riscrivere i record, entrando sempre di più nella storia dello sport italiano. E lo fa con naturalezza e semplicità, ma come il suo soprannome, continua ad essere affamata di nuovi successi.
Un successo aspettato a lungo, desiderato, bramato, sempre sognato. Federica Brignone vive forse la giornata più bella della carriera giovedì 13 febbraio 2025, una data che la campionessa azzurra non di scorderà mai. A Saalbach-Hinterglemm, località austriaca nel Salisburghese, è la mattina del gigante femminile, la specialità che Brignone ha sempre prediletto. Le condizioni non sono facili: ha fatto caldo, cielo coperto e neve molto primaverile. Ma a un paio d’ore dalla partenza della prima manche esce il sole. Forse un segno del destino che arriva ad illuminare la giornata della valdostana, che dipinge uno dei capolavori che rimarranno indelebili nella sua carriera.
Le condizioni sono quelle predilette da Brignone, che negli ultimi anni ha dimostrato come su neve soffice sia quasi ingiocabile, almeno in gigante. La sua stagione in Coppa del Mondo tra le porte larghe è stata però agli antipodi: o vittorie, o uscite. La prima manche è un saggio di bellezza unico, l’azzurra veleggia sulla neve, la accarezza, doma tutti i dossi della parte alta con precisione millimetrica. Da metà in poi l’azzurra inizia a spingere ancora di più sull’acceleratore, entra nel muro finale con una precisione e cattiveria unica.
Al traguardo è ovviamente prima posizione, ma è il vantaggio ad essere sbalorditivo: più di un secondo su tutte quelle che hanno già fatto la loro prova. Con il pettorale dopo di lei scende Alice Robinson, neozelandese data da tutti gli addetti ai lavori in forma strepitosa e con grande vantaggio sulle avversarie nelle giornate di allenamento. La gara però è un’altra cosa, e anche se Robinson mette in campo una prestazione di tutto livello, non può nulla contro questa Brignone ed è dietro di sessantasette centesimi. Iniziano le ore dell’attesa con la tensione che sale per una seconda manche palpitante. Tutto è nelle mani di Brignone, che ha dimostrato come sia la più forte, con distacco, ma nello sci qualsiasi cosa può succedere.

La tracciatura della seconda manche è più diretta e più veloce, altro tassello a favore dell’azzurra, ma c’è una porta che immette sul piano che ha tradito tante atlete. La seconda parte di gara, che prevede come schema classico l’inversione delle migliori trenta, scorre via rapida fino alla lotta per il podio. La norvegese Thea Louise Stjernesund piazza il colpo per provare ad andare a medaglia, ma l’americana Paula Moltzan gli strozza l’urlo in gola piazzandosi davanti di appena un centesimo (e le immagini della scandinava che scoppia a piangere sono davvero toccanti). Tocca a Robinson, che è autrice di una prestazione sbalorditiva: miglior tempo di manche e attacco diretto a Brignone.
La pressione è altissima, la neozelandese ha fatto un qualcosa di speciale e all’azzurra serve un capolavoro. Che puntualmente arriva. Se la prima manche di Federica è storia, la seconda è leggenda. Con la pista rovinata, con tutta la tensione addosso e il dovere quasi di vincere questo oro. La sua sciata è poesia pura, all’arrivo sono nove decimi di vantaggio sulla seconda ed esplosione di felicità. Una manche vissuta da tutti un po’ come ha fatto mamma Maria Rosa Quario sulle tribune di Saalbach, con il fiato in gola e una gioia incredibile una volta tagliato il traguardo.
“Ho realizzato il sogno della mia vita“, sono queste le parole a caldo di Federica Brignone. “Un risultato che sognavo da tutta la vita e oggi realizzo un sogno Sapevo di avere un bel vantaggio e questo mi ha tranquillizzato. Mi sono detta di stare calma, sapevo anche di avere un buon feeling con questa neve e questa pista, ma non è mai facile raggiungere l’obiettivo al momento giusto. Faccio ancora fatica a realizzare. Ai Mondiali conta tutto o niente, sapevo che era l’occasione per dare più gas, come ho fatto per tutta la stagione. Mi dicevo di continuare a muovermi, di pensare solo a sciare e fare il massimo. Anche oggi ho una conferma di avere gambe e testa giuste: ho fatto metà manche in apnea, ma sono riuscita a spingere fino in fondo. E’ bello arrivare ad un grande evento focalizzata sulle cose giuste”
Una medaglia mondiale che va ad arricchire ancora di più il palmares, già gigantesco, dell’azzurra: per lei è la quinta medaglia mondiale, la seconda d’oro. Il primo successo in una manifestazione iridata è arrivato due anni fa, ma nella combinata, una disciplina purtroppo ormai totalmente abbandonata. Ma soprattutto in questo mondiale sono arrivate medaglie a distanza di 14 anni dal primo podio iridato, ottenuto sempre in gigante nel lontano 2011. Una bacheca che contiene anche tre medaglie olimpiche, quattro coppette di specialità e una Coppa del Mondo generale, con il contatore però ancora pronto a salire.
Una medaglia, quella d’oro in gigante, che profuma di storia da tutti i lati da cui la si vuole guardare. Un successo italiano tra i pali larghi mancava da ben 28 anni, quando Deborah Compagnoni si impose nel mondiale casalingo al Sestriere. Ebbene, quella di Federica Brignone, è solo la seconda medaglia più pregiata in una manifestazione iridata della storia, e a livello femminile anche quella meno giovane di sempre (seconda se si considerano anche i maschi). Per concludere, Brignone è diventata la terza donna a raccogliere cinque piazzamenti sul podio tra mondiali e olimpiadi in gigante: prima di lei ci erano riuscite due leggende come l’americana Mikaela Shiffrin e la slovena Tina Maze.
“Finché mi divertirò continuerò a sciare”.
Parole e musica dell’indomita valdostana, che a breve termine si giocherà moltissimo. Il duello per la seconda Coppa del Mondo generale è accesissimo, e l’avversaria si chiama Lara Gut-Behrami. La svizzera dista appena 90 lunghezze dall’azzurra, e si annuncia una volata finale solo per cuori forti. Una seconda affermazione dell’italiana sarebbe un qualcosa di storico, di mai successo prima alle nostre latitudini. L’appuntamento è già da questo fine settimana, quando si gareggerà in casa, al Sestriere. Guarda caso, scherzo del destino, proprio le nevi che videro trionfare ai mondiali Compagnoni ventotto anni fa.
Allungando gli orizzonti alla prossima stagione, c’è sempre quel sogno ricorrente: le Olimpiadi in casa. Le ragazze dello sci alpino saranno protagoniste sulla splendida Olympia delle Tofane di Cortina d’Ampezzo, una pista che ha sempre respinto Brignone. Fino a quest’anno. Podio e vittoria il mese scorso della valdostana sono il miglior biglietto da visita possibile per andare alla caccia dell’unico tassello mancante: l’oro olimpico.
Il bilancio finale di Saalbach dell’Italia è appunto di tre medaglie: l’oro del parallelo, e i due metalli conquistati da Brignone. Salta subito all’occhio la mancanza di un podio dal settore maschile. I centesimi hanno girato male, e se si esclude lo slalom (che meriterebbe per ambo i sessi una lunga riflessione) gli azzurri si sono giocati una medaglia in ogni gara, con i centesimi a giocare contro Paris, un virus che ha colpito De Aliprandini e l’uscita di Franzoni che ancora grida vendetta. Non è stato invece il Mondiale di Sofia Goggia, che ha sofferto una preparazione non perfetta e tipologie di piste non a lei congeniali. Un viatico comunque abbastanza positivo per il finale di stagione, e per poi preparare una delle annate più importanti di sempre per gli sport invernali italiani.
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