08 Marzo 2025
Ogni anno, l’8 marzo si tinge di mimose e parole altisonanti, di celebrazioni e buoni propositi. Ma cosa rimane quando i riflettori si spengono? La Festa della Donna dovrebbe essere un momento di riflessione profonda, non un’occasione effimera per esibire slogan e retorica vuota. In un mondo in cui la violenza di genere continua a mietere vittime, le disuguaglianze si radicano nelle strutture sociali e il rispetto per le donne si riduce a un gesto simbolico, è lecito domandarsi: la celebrazione dell’8 marzo serve davvero o è solo un modo per mettere a tacere le coscienze?
Uno studio pubblicato lo scorso 9 aprile e realizzato da Kirsty Forsdike e Fiona Giles, due ricercatrici dell’ateneo di Melbourne La Trobe University, ha preso in esame negli ultimi 25 anni le ricerche basate sulla testimonianza e l’esperienza di donne in materia di violenza di genere nello sport. E’ emerso, innanzitutto, che raramente gli aggressori sono ritenuti responsabili e, anzi, spesso sono liberi di continuare ad abusare delle vittime. Gli allenatori o altre figure di comando sono gli autori più comuni, seguiti da atleti di sesso maschile. Lo studio ha anche riscontrato il dato, ad avviso di chi vi scrive, più preoccupante: “la normalizzazione” di questi comportamenti violenti.
Spesso chi denuncia si ritrova sola, priva di aiuto anche da parte delle organizzazioni sportive, soprattutto a causa dell’assenza di codici di condotta, dell’omertà e della mancanza di riservatezza, perché “tutti conoscono tutti”. Le donne quindi sono spinte a proteggersi da sole e c’è di più: in molti casi a essere derise e accusate sono proprio le atlete. Questo aspetto è legato al fatto che le dinamiche nei gruppi sportivi funzionano come quelle di una famiglia allargata, creando le condizioni per quella che molti studi e le autrici stesse chiamano “violenza familiare sportiva”.
“Sospensione termini di conclusione del giudizio disciplinare alla formazione del giudicato in sede penale”. È la decisione della Corte federale d’appello della Figc a sezioni unite, su Manolo Portanova, il calciatore della Reggiana (in prestito dal Genoa) condannato penalmente in primo grado a sei anni di reclusione per violenza sessuale di gruppo. Dopo una prima decisione sportiva che aveva decretato l’assenza di una norma specifica per giudicare, il caso era tornato al vaglio della corte Figc in seguito alla pronuncia del Collegio di Garanzia presso il Coni che il 19 gennaio aveva accolto “in parte” il ricorso della procura generale dello sport.
Condannato dal Tribunale penale centrale dell’Audiencia Nacional. L’ex presidente della Federcalcio spagnola, a una multa di 10.800 euro per aggressione sessuale, per aver baciato senza consenso la calciatrice Jennifer Hermoso durante la premiazione della Coppa del Mondo femminile nel 2023. Inoltre, gli è stato vietato di avvicinarsi alla giocatrice per un anno.
Rubiales è stato assolto dal reato di coercizione. La calciatrice ha testimoniato:”Bacio non consensuale, non ho potuto difendermi. Mi ha afferrato la testa con foga. È stata questione di millesimi di secondo. Ho sentito che quello che stava accadendo era fuori luogo. Il mio capo mi stava baciando e questo non dovrebbe accadere” esprimendo come il bacio avesse rovinato uno dei giorni più felici della sua vita. Hermoso ha anche rivelato di essere stata sotto pressione dalla Federcalcio per tacere sullo scandalo, confermando però di non essere stata costretta a denunciare. Il tribunale ha assolto anche gli altri tre imputati, tra cui l’ex ct della nazionale femminile Jorge Vilda, accusati di aver fatto pressioni sulla giocatrice per difendere Rubiales.
Carmine Centrella, un passato nelle giovanili del Napoli, è in attesa della sentenza, verosimilmente arriverà il prossimo anno. Dopo un pomeriggio in una casa, con quattro amici e due ragazze, è arrivata la denuncia. A presentarla il padre di una delle ragazze, che aveva 14 anni ma che – secondo il calciatore – si era presentata come maggiorenne. Era il 2020, Cretella giocava al Messina calcio. Due anni dopo è arrivato il rinvio a giudizio del Gup del Tribunale di Messina ed è iniziato il processo. Il giocatore si difende sostenendo di non essere coinvolto, in sostanza si ritiene estraneo a quanto accaduto in quella casa e contesta le accuse del pubblico ministero.
Centrella gioca, così come scende in campo Liguori, condannato a tre anni e quattro mesi. Il Padova calcio lo ha difeso, fino a sentenza definitiva non lo sospenderà. Le regole federali danno ragione al club, non c’è un codice etico che consenta alle società di sospendere calciatori condannati per reati che non riguardino il loro contratto di lavoro.
Durante il torneo WTA 1000 di Dubai, nel match tra la campionessa US Open 2021 e Muchova, un uomo ha adottato un comportamento ossessivo nei suoi confronti di Raducanu, costringendola ad avvicinarsi all’arbitro indicando il pubblico, per poi rifugiarsi dietro la sua postazione e rientrare in campo asciugandosi le lacrime. La WTA afferma che “sta collaborando attivamente con Raducanu e il suo team per garantirle il benessere e offrire tutto il supporto necessario. Continuiamo a lavorare con i tornei e i loro team di sicurezza per mantenere un ambiente sicuro per tutti i giocatori“.
Precedentemente nel 2022, un tribunale londinese aveva emesso un ordine restrittivo di cinque anni contro un uomo accusato di perseguitare la tennista britannica. Stando a quanto riportato dal Times, la ventiduenne tennista britannica sarebbe rimasta nel Regno Unito dopo essere stata presa di mira da uno stalker durante i Dubai Championships la scorsa settimana. L’uomo, peraltro, aveva seguito la giocatrice anche in tornei precedenti. L’uomo è stato poi arrestato dalla polizia negli Emirati Arabi Uniti e ha ricevuto un ordine restrittivo. Sempre secondo il Times, ad Indian Wells la WTA avrebbe deciso di garantire alla tennista britannica cinque guardie del corpo e la supervisione di un ex agente dei servizi segreti.
Nel 2013, il pilota spagnolo di MotoGP fu arrestato a Jerez, dopo il Gran Premio, con l’accusa di aver aggredito la sua fidanzata. Entrambi furono successivamente condannati, a seguito di due denunce reciproche. Lui ricevette una pena di sei mesi, mentre lei cinque, entrambe sospese con la condizionale.
Nel 2014, la pilota statunitense Elena Myers si trovava in un hotel a Philadelphia con sua madre dopo una gara. Dopo una caduta, ha chiesto aiuto a un massaggiatore per il suo ginocchio e la sua schiena doloranti. Nonostante il sesso del massaggiatore non fosse un problema, si scoprì che fosse stato accusato di violenze sessuali in passato e avesse ottenuto la licenza solo cinque mesi prima. “Ero sotto shock, era molto più grande e forte di me ed è stato terrificante, un’esperienza terribile. Ho voluto risparmiarmi una dichiarazione alla polizia e dimenticare questo incidente. Il personale del centro benessere, dell’hotel, nessuno mi ha creduto… non volevo sopportare altre domande”. Dichiarò Elena.
Dopo l’incidente, la pilota e la madre contattarono il personale dell’hotel, che offrì solo il pranzo e la stanza. Elena, spaventata e senza testimoni, decise di non denunciare l’accaduto alla polizia. L’episodio ebbe effetti profondi su di lei, portandola a crisi e attacchi di panico, al punto tale da ritirarsi dalle corse. Recentemente ha trovato il coraggio di raccontare la sua storia dopo aver appreso di un’altra vittima che ha sporto denuncia.
nel 2013 il pluricampione nel campionato britannico BSB, vince gara 1 nel circuito di Brands Hatch e durante i festeggiamenti infila la bottiglia di champagne sotto la gonna di una ragazza immagine del podio, visibilmente a disagio. Nessuno prese provvedimenti. E il pilota chiese scusa soltanto dopo vari anni, quando il video iniziò a circolare sui social.
Nel 2023, il team manager della scuderia Red Bull di Formula 1 è stato accusato di aver inviato messaggi a sfondo sessuale per diversi mesi a una sua dipendente, molestandola. In seguito alla denuncia, Christian Horner, per cercare di mettere a tacere la vicenda, le avrebbe offerto 750 mila euro. Oltre a questa accusa, dall’Olanda sono emerse ulteriori denunce che avrebbero potuto scatenare uno scandalo sessuale di portata maggiore. La giovane dipendente ha però rifiutato l’offerta, scegliendo di portare la questione in tribunale. La prima udienza è stata già fissata e si terrà nel gennaio 2026, a meno che le parti non raggiungano un accordo privato per evitare la controversia legale. In risposta, il team ha avviato un’indagine interna. Horner, affiancato dalla moglie, ha respinto con fermezza tutte le accuse e ha dichiarato di rimanere, come sempre, al timone della scuderia, ruolo che ricopre dal 2005.
Lo sport, come abbiamo visto, è uno dei tanti ambienti in cui le donne continuano a lottare non solo per il riconoscimento dei loro diritti, ma anche contro la violenza, le discriminazioni e il sessismo ancora dilagante. Atlete di ogni disciplina devono affrontare ostacoli che vanno ben oltre il campo da gioco: retribuzioni inferiori, scarsa visibilità, pregiudizi e, in alcuni casi, anche abusi e violenze insabbiati da un sistema che tende a minimizzare o ignorare il problema. La celebrazione dell’8 marzo, allora, ha davvero senso se le battaglie delle donne restano inascoltate gli altri 364 giorni dell’anno? Speriamo di aver piantato un piccolo seme per abbattere le mura ed arrivare a smascherare l’ipocrisia dietro una ricorrenza spesso svuotata del suo significato.
Buon 8 marzo a tutte le donne, sportive e non, a chiunque si sia ritrovata in una delle storie sopra raccontate; a chi abbia mai subito sguardi inopportuni; a chi si alza ogni mattina per combattere la sua battaglia. Non siete e non siamo sole. Abbattiamo insieme queste mura.
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