13 Ottobre 2024
Antonio Di Natale è stato senza ombra di dubbio un personaggio sportivo atipico. Considerato da molti uno degli ultimi romantici del calcio, Totò ha donato un’intera carriera all’Udinese – segnando diverse generazioni di tifosi friulani e diventandone bandiera trainante. È curioso che un napoletano doc come lui abbia trovato riparo nella fredda Udine, eppure – da quando Totò ha esordito in maglia bianconera nel lontano 2004 – mai nessuno è riuscito a strappargli dalla pelle quei colori.
Hanno bussato alla porta del club friulano i migliori club italiani, Juventus e Milan su tutti, ma la risposta del diez è stata sempre la stessa: “No grazie!”. E sulla suggestione Napoli, Di Natale si è sempre esposto con sincerità e trasparenza: “Essendo napoletano, giocare a Napoli sarebbe stato un peso per me. Qualcuno ha avuto il coraggio di farlo, altri no”.
Cresciuto nelle giovanili dell’Empoli, club che contribuisce a riportare in Serie A dopo qualche anno di cadetteria, la leggenda Totò Di Natale inizia ufficialmente il 31 agosto 2004 – giorno della firma con l’Udinese. All’epoca i friulani erano allenati da un certo Luciano Spalletti e annoveravano tra le proprie fila gente come Handanovic, De Sanctis, Jankulovski, Pizarro, Muntari, Mauri e Iaquinta – elementi che da lì a poco sarebbero arrivati nei top club nostrani. Di Natale arrivava dunque in una squadra già forte, che quell’anno avrebbe poi centrato quarto posto e Champions League.
Negli anni successivi Totò diviene sempre più centrale e, nonostante la parziale lesione del crociato anteriore del ginocchio sinistro nel marzo del 2009, la sua ascesa prosegue rapida. Una figura centrale per lui fu Francesco Guidolin. Lo storico tecnico bianconero gli cuce addosso il ruolo del centravanti, permettendogli di svariare e muoversi con libertà. Il risultato sarà strabiliante: titolo di capocannoniere nelle stagioni 2009\2010 e 2010\2011 che gli varrà anche il ritorno in nazionale dopo due anni di assenza. Farà parte, non a caso, della spedizione di Euro 2012, dove timbrò il cartellino all’esordio contro la Spagna. Da quel momento inizierà, fisiologicamente, un lento e progressivo calo che lo porterà a ritirarsi al termine della stagione 2015\2016, durante un Udinese-Carpi denso di malinconia.
Tempo fa Riccardo Trevisani lo ha definito “una fabbrica umana di goal”: sì perché Di Natale non era solo la classica seconda punta in grado di sguazzare tra le maglie della difesa avversaria ma soprattutto un leggendario goleador. Si tratta, infatti, del sesto miglior marcatore all time in Serie A: 209 goal dietro a dei mostri sacri come Piola, Totti, Nordahl, Meazza e Altafini. Oltre alla quantità, va considerato anche il modo in cui sono arrivate queste reti: Di Natale sapeva segnare goal spettacolari e farlo in ogni forma. Tiro a giro, al volo, da fermo, in acrobazia, rasoiata, colpo di testa: nel suo repertorio non mancava davvero niente. Per questi motivi e per la capacità di diventare enorme in un contesto piccolo Di Natale ha tutto il diritto di essere considerato uno dei migliori attaccanti italiani di sempre.
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