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La Juventus non c’è più

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Calcio –

La Juventus non c’è più

Da anni ormai la Juventus va avanti con il solito copione: un’estate caratterizzata da colpi interessanti sul mercato, un’opinione pubblica che la vede costantemente in via di ripresa e, successivamente, una fatica tremenda sul campo.

Uno spogliatoio ridotto a polvere

Inizialmente la stagione era sembrata partire col piede giusto, grazie alla vittoria contro il Frosinone, arrivata al termine di una prestazione tutto sommato convincente, seppur con un solo gol segnato. Dopo appena sette giornate di Serie A la situazione pare già fortemente compromessa. In conferenza stampa, nel post-partita della sconfitta contro la Lazio, Spalletti è sembrato quasi rassegnato; a peggiorare il quadro, inoltre, sono arrivate le dichiarazioni di Bremer, che rischiano di trasformare lo spogliatoio in una vera e propria polveriera.


Le parole del difensore brasiliano hanno alimentato la convinzione che alla Juve non manchi soltanto il livello tecnico necessario per competere ad alti livelli, ma soprattutto che vi sia una netta carenza di veri leader carismatici. Non è un caso, infatti, che l’ultima Juventus capace di vincere il campionato potesse contare su campioni del calibro di Ronaldo, Bonucci e Chiellini. Oggi, al contrario, i calciatori in rosa non solo presentano un tasso tecnico inferiore, ma mancano soprattutto di quel carattere e di quello status che da sempre costruiscono le grandi squadre. È evidente, inoltre, come questo clima di costante delusione rispetto alle attese alimenti in diversi elementi della rosa, paura e insicurezza al momento di scendere in campo.

Un mercato non all’altezza

La causa di tutto ciò va ricercata anche nelle scelte di mercato. Se in passato la Juventus era la squadra capace di tesserare a parametro zero Khedira. Giocatore di livello internazionale, vincitore della Champions League e campione del mondo nel 2014 con la Germania. Oggi acquista Celik: un ottimo mestierante che dà tutto sul terreno di gioco, ma che non potrà mai trasmettere una simile mentalità vincente. Anche a causa di un passato non costellato di grandi successi. Pare proprio che, nel corso degli anni, la società sia passata dal selezionare i calciatori valutando innanzitutto la loro storia e la loro personalità, a una filosofia incentrata esclusivamente sul tasso tecnico. Ne è un esempio Koopmeiners, che tuttavia, in un contesto di maggiore pressione, si sta rivelando un giocatore decisamente poco all’altezza. Dopo 2 anni dal suo arrivo a Torino, l’olandese risulta sempre più invendibile a causa di prestazioni al limite dell’imbarazzante.

La Juventus non è più la corazzata formata da campioni di un tempo. Ad oggi è diventata un insieme di giocatori di livello medio ai quali viene chiesto di performare ad alti standard, pur non avendone le corde, sotto il peso di una pressione che finisce per logorarli. Basti pensare che, ad oggi, nelle rotazioni dei titolari il profilo più vincente in rosa è McKennie. Quest’ultimo vanta infatti in bacheca due Coppe Italia e una Supercoppa. Un dato che racconta perfettamente la Juventus di oggi: una squadra da sesto posto in campionato.

Juventus

Spalletti in difficoltà e l’ombra di Conte

Le difficoltà di una squadra che non appare all’altezza, d’altronde, non sono state risolte nemmeno da mister Spalletti. Arrivato ormai un anno fa, il tecnico toscano sembrava inizialmente riuscito a dare un indirizzo preciso. Per poi inciampare prima nella qualificazione in Champions e poi in questo avvio di campionato. Ad oggi, l’unica nota positiva resta il percorso europeo dove, seppur tra mille fatiche, la Juventus rimane imbattuta nel girone unico di Europa League. Il legame tra la Vecchia Signora e l’allenatore di Certaldo sembra però essere ormai agli sgoccioli. Un eventuale passo falso nella prossima partita a Lecce potrebbe sancire la definitiva separazione.

Alle sue spalle aleggia infatti l’ombra di Antonio Conte che, già promesso sposo nell’estate che vide la conferma di Tudor sulla panchina bianconera, sembra essere l’unica soluzione per rimettere in sesto e risollevare la Juventus dal baratro. L’allenatore salentino è infatti un maestro riconosciuto nel rigenerare le squadre che hanno perso la rotta. Il problema principale nell’approccio all’ex tecnico del Napoli è rappresentato, però, dalla potenziale concorrenza del Manchester United. A seguito della pesante sconfitta subita in Champions League contro il Como, i Red Devils potrebbero infatti scegliere proprio Conte come erede di Carrick. Uno scenario che complicherebbe non poco i piani della Juventus che, farebbe enorme fatica a pareggiare un’offerta della big inglese.

Il campo è lo specchio della dirigenza

Ciò che vediamo sul rettangolo verde è, però, il fedele specchio di quanto accade ai piani alti. Se infatti lo spogliatoio è una polveriera, la dirigenza non è da meno ormai da anni, complici i continui cambi al vertice che hanno portato all’inizio di un progetto nuovo ogni stagione. Negli ultimi anni si sono succeduti molti direttori sportivi, ma nessuno di loro è mai riuscito a risolvere i problemi strutturali della rosa. Al contrario, anno dopo anno, il valore tecnico di quest’ultima è andato progressivamente calando. A causa dei risultati deludenti e delle opache prestazioni offerte, i calciatori bianconeri sono diventati quasi invendibili, rendendo ogni sessione di mercato un rebus sempre più complesso. Con i prezzi dei cartellini decisamente lievitati, la mancata qualificazione alla Champions League ha finito per complicare drammaticamente il quadro economico e strategico del club.

Ci si trova così di fronte a un pericoloso circolo vizioso: senza gli introiti dell’Europa che conta e con una rosa svalutata, pianificare il futuro diventa un’impresa titanica. La Juventus si riscopre fragile, ostaggio di scelte societarie schizofreniche e di scommesse tecniche che non hanno pagato. Che la svolta arrivi attraverso un sussulto d’orgoglio della gestione Spalletti o tramite l’ennesima rivoluzione targata Antonio Conte, una cosa è certa: per ritornare la corazzata di un tempo, la Vecchia Signora dovrà prima di tutto ritrovare se stessa, a partire dai banchi della dirigenza con un progetto a lungo termine e non basato sulla singola stagione come visto negli ultimi anni.





Autore

  • Mi chiamo Tommaso e sono un ragazzo classe 2004 con la valigia sempre pronta e la curiosità come bussola. Sogno di girare il mondo per raccontare lo sport in ogni sua forma. Valigia in una mano e penna nell’altra.

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