04 Gennaio 2025
La storia dello sport è scritta dagli uomini, e forse perciò è così fallibile. Forse è per questo che alcune pagine si concludono in maniera controversa, che alcune parabole assumono traiettorie ossimoriche.
Ironia della sorte ha voluto che, solo pochi mesi fa, l’ultimo pallone calciato in carriera da uno che ha vinto tutto, come Toni Kroos, fosse un cross senza mordente finito tra le braccia di Unai Simon, a suggellare la qualificazione della Spagna negli ultimi Europei di calcio.
Kroos appende le scarpette al chiodo a 34 anni, al suo apice. Oggi, 4 gennaio, ne fa 35 e compie il suo primo compleanno da ex calciatore professionista. È l’ennesimo segnale di un’epoca che sta volgendo al termine, pronta a lasciare spazio a nuove storie, nuovi trionfi, nuovi volti, nuove emozioni. Il tedesco ha, tuttavia, lasciato una preziosa e imponente eredità calcistica.
Regista totale, dotato di visione, senso della posizione, tecnica e capacità di tiro. Kroos in campo era un equilibratore, in grado di garantire stabilità e sicurezza non solo al suo reparto di appartenenza, ma anche agli altri due. Un vero e proprio metronomo. È stato l’oro di Madrid per dieci anni, tra i più vincenti della sua generazione. E in questa stagione la sua assenza lì in mezzo si sente eccome.

Come ogni addio, anche quello di Kroos non è stato semplice. In una recente intervista al quotidiano spagnolo Marca, ha rivelato che il momento più complicato è stato quando ha dovuto rivelarlo al figlio maggiore, che amava seguirlo e sostenerlo, e al suo allenatore, Carlo Ancelotti. Ma spiega anche che si è trattata di una scelta inesorabile, perché ogni cosa, presto o tardi, ha il suo epilogo.
E per quanto meravigliosa e trionfale sia stata la carriera professionistica di Kroos, gli si aprono ora innumerevoli nuove porte, esperienze e sfide, che, siamo certi, affronterà con la stessa determinazione che lo ha sempre contraddistinto.
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