21 Maggio 2025
Immagina di essere la squadra più titolata del tuo campionato, con un distacco di +9 punti sulla tua rivale a 5 giornata dalla fine del campionato, e successivamente perdere il titolo. Sembra una barzelletta o il racconto di un film degno di un oscar. Invece no, è la realtà ed è ciò che è successo in Olanda, dove l’Ajax del nostro Francesco Farioli è riuscito a farsi rubare l’Eredivise dal PSV di Peter Bosz.
Un crollo tanto clamoroso quanto raro, ma non unico. La storia del calcio è costellata di finali simili, dove il destino ha deciso di voltare le spalle proprio quando sembrava tutto deciso. Dal famigerato 5 maggio dell’Inter al tonfo del Real Madrid nel 2004, passando per lo scivolone di Gerrard, la Bundesliga sfumata per il Dortmund o la beffa dello Shelbourne in Irlanda.
Vicende che ci ricordano una verità inconfutabile: nel calcio, nulla è mai garantito. Ed è proprio questo a renderlo maledettamente affascinante.
Nelle ultime 5 giornate i Lancieri devono affrontare Sparta Rotterdam, Utrecht, Nijmegen, Groeningen e Twente. Un qualsiasi tifoso dell’Ajax davanti a questo calendario sarebbe – giustamente –già pronto a festeggiare lo scudetto numero 37. Soprattutto perché le avversarie sembrano abbordabili, due su cinque non hanno nulla da chiedere al campionato, mentre le altre puntano ai play-off della bassa Europa. E inoltre giochi tre gare su cinque alla Johan Cruyff (il quale probabilmente si starà rivoltando nella tomba) Arena.
Da qui il disastro più totale: sconfitta roboante per 0-3 in casa contro il NEC Nijmegen , pareggio con Sparta e Groeningen, e, infine vittoria inutile con il Twente all’ultima giornata. 10 gol subiti in 5 giornate, dopo averni presi solamente 22 nelle scorse 29 giornate. Un totale blackout difensivo degno da Manchester United quest’anno. Dall’altra parte dell’Olanda il PSV, nonostante un calendario anche più complicato (un match in trasfeta contro il Feyenoord), fa il suo, completa il suo bottino da 15 punti contro Twente, Fortuna Sittard, Feyernoord, Waalwijk e Sparta Rotterdam. I boeren – i contadini, uno dei soprannomi del Psv – hanno raggiunto così quota 103 gol, confermandosi una macchina da gol con giocatori interessanti (come abbiamo visto anche in Champions League) e diventando la formazione con più gol in campionato in tutta Europa.
Classifica finale: PSV 79, Ajax 78. I “Rood-witten” conquistano il loro ventiseiesimo titolo. Il motivo è quasi impossibile da trovare: sufficienza?, inesperienza?, incapacità di mantenere la pressione? Il risultato finale da 5 maggio, che in confronto sembra quasi una partita normale, regala ai tifosi dell’Ajax un vero e proprio film dell’orrore. L’epilogo della trama, inoltre, finisce con le dimissioni del tecnico italiano, che diventa così l’obiettivo di alcune squadre di Premier e Serie A.

Gli scudetti persi all’ultima giornata è un classico del nostro sport preferito. Abbiamo visto dunque quanto sia imprevedibile il calcio, capace di farti passare dal paradiso all’inferno in uno schiocco di dita. Un singolo episodio può sempre fare la differenza. Questo sottolinea l’importanza dei dettagli nell’economia di una intera stagione, che possa essere una partita, un gol, un cartellino ecc. Ma, in fondo, il calcio è bello anche per questo. Siamo consapevoli che la disfatta dei Godenzonen– figli degli dei- è difficilmente replicabile. Trovare una situazione simile a quella dell’Ajax di quest’anno è veramente complicato e bisogna tornare indietro di qualche anno.
Nel nostro campionato si ricorda appunto il 5 maggio, il nubifragio di Perugia, il quasi crollo dell’Inter nel 2008. In tema “partite decisive in una lotta scudetto” non possiamo non menzionare Roma-Sampdoria 1-2 nel 2010, o se vogliamo essere più recenti, “la papera di Radu” in Bologna-Inter nel 2022. Questo tipo di situazione però non è una “nostra” esclusiva. Ogni campionato ha avuto uno scudetto sul filo del rasoio, dove l’esito è stato condizionato da un singolo episodio. Andiamo a ricordare in maniera sintetica alcuni dei casi più iconici.
Come si dice spesso: “Anche ai migliori può succedere”. Nella stagione 2003/2004 I Blancos sono a +8 a dieci giornate dalla fine, e sembrano padroni del titolo. A metà marzo si gioca però la partita che decide la stagione delle Merengues: la finale di Coppa di Spagna. Il Real Madrid perde 3-2 contro il Real Saragozza. Una sconfitta che sarà l’inizio di una serie di risultati deludenti, decretando un finale di stagione da incubo . Nelle ultime 10 giornate il Madrid perde 7 partite e conclude in quarta posizione e a sette punti dal Valencia campione. Come Francesco Farioli anche la panchina di Carlos Queiroz– che 12 mesi prima aveva sostituito Vicente del Bosque – saltò.
In questa stagione i “Magpies” di Kevin Keegan giocano un calcio spettacolare e si ritrovano a Gennaio in testa alla classifica della “Premier League” con dodici punti di vantaggio sul Manchester United. Con un attacco formato da Les Ferdinand, David Ginola e, da febbraio, anche Faustino Asprilla, sembrano lanciati verso il primo titolo dal 1927.
Ma da marzo inizia la crisi: nelle ultime 13 giornate, il Newcastle perde 5 partite, tra cui scontri diretti pesanti come il 1-0 contro il Manchester United a St. James’ Park, con gol di Eric Cantona.
Il momento simbolo resta lo sfogo di Keegan in TV contro Sir Alex Ferguson: “I’d love it if we beat them. Love it!”
In Inghilterra la figura di Sir Alex e è sicuramente una delle più importanti, se non la più importante, della storia britannica. A metà stagione infatti l’ex CT dei Red Devils era andato ai microfoni dichiarando che le altre squadre giochino meglio solo contro i Red Devils e non contro la capolista.
Il risultato finale è da far sfregare le mani agli appassionati dei complotti: il Manchester United vince il titolo con 82 punti, il Newcastle si ferma a 78, nonostante avesse segnato 73 gol (più di qualsiasi altra squadra quella stagione).
Quando anche la natura si mette in mezzo. Lo Shelbourne si trova a otto punti di distacco dal Bohemian secondo ad altrettante giornate dal termine della competizione. Non sembra crederci neanche più l’allenatore dei Bohs che dichiarerà: “Adesso possiamo dimenticarci del titolo”. Ma un evento inaspettato cambia le carte in gioco: il governo irlandese sospende le attività sportive per quattro settimane per un’epidemia bovina, conosciuta comunemente come malattia della “mucca pazza”. Questa interruzione fa perdere lo slancio alla formazione di Dermot Kelly, il quale vincerà solamente tre delle ultime otto giornate, dall’altra parte il Bohemian conquisterà sette successi portandosi a casa il suo ottavo titolo.
Il Liverpool di Brendan Rodgers si presenta alla 36ª giornata in testa con 80 punti, tre in più del Manchester City, e con 11 vittorie consecutive alle spalle. Il sogno sembra a un passo. Nella bacheca di Steven Gerrard manca solo un trofeo: la Premier League. Il destino sarà però molto crudele: uno scivolone del centrocampista inglese e capitano dei reds determinerà le sorti di quella stagione di Premier League.
Il 27 aprile 2014, ad Anfield, contro il Chelsea di José Mourinho (che schiera una formazione rimaneggiata), Steven Gerrard scivola su un controllo a centrocampo, permettendo a Demba Ba di involarsi e segnare lo 0-1. Finirà 0-2, e la settimana successiva il Liverpool pareggia 3-3 con il Crystal Palace, sprecando un vantaggio di 3 gol in 11 minuti.
Il Manchester City, con un ruolino di marcia impeccabile nelle ultime partite, supera i Reds e chiude con 86 punti. Il Liverpool si ferma a 84, nonostante il miglior attacco con 101 gol segnati, grazie a Luis Suárez (31 reti) e Daniel Sturridge (21).
Nel 2023 Il Dortmund ha la possibilità di vincere la Bundesliga dopo 11 anni. Dall’altra parte il Bayern va a Colonia. Basta una vittoria in casa contro il Mainz, squadra di metà classifica, per spezzare l’egemonia bavarese in Bundesliga.
Il clima è da festa scudetto, ma il Dortmund va subito sotto 0-2 nel primo tempo. Haller sbaglia un rigore e la squadra si sblocca solo nel finale con Guerreiro e Süle, ma è troppo tardi: 2-2 il risultato finale. Nel frattempo, il Bayern vince 2-1 a Colonia con gol decisivo di Jamal Musiala all’89’, chiudendo il campionato a 71 punti, uno in più del BVB.
È un trauma sportivo per la città e per Marco Reus, alla sua ultima da capitano, rimasto senza titolo nazionale dopo 11 stagioni in giallonero.
Questa dinamica, se da un lato regala emozioni spettacolari ai tifosi neutrali, dall’altro rappresenta uno degli scenari più amari per i tifosi sconfitti. Dopo una stagione intera di battaglie, sacrifici e speranze, vedere l’obiettivo sfuggire di mano proprio sul traguardo è una ferita difficile da rimarginare. Un copione che si sta ripetendo anche in questi giorni, con la serratissima lotta tra il Napoli di Antonio Conte e l’Inter di Simone Inzaghi. Lo scudetto, infatti, verrà assegnato solo all’ultima giornata, in un venerdì sera da brividi, con uno scontro punto a punto che promette di entrare nella storia del calcio italiano.
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