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Pogba e il +5 sulla maglia: così la numerologia rilanciò la Juventus

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Calcio, Serie A e

Pogba e il +5 sulla maglia: così la numerologia rilanciò la Juventus

Paul Pogba si era servito della numerologia per raddrizzare la Juventus di Massimiliano Allegri. Ma niente saltimbanchi, mangiafuoco o magia nera. Una piccola aggiunta grafica sulla maglia del fantasista francese si era dimostrata uno spartiacque, prevalentemente psicologico, della stagione 2015-2016. Quel 10 tanto pesante quanto iconico, agli occhi dei più attenti, non era l’unico numero su quella maglia. Sulla sua destra, in piccolo, come per nascondere una qualche forma di vergogna, c’era un +5. Non era stato il primo e probabilmente nemmeno l’ultimo calciatore che, scavando a fondo della propria immaginazione – o superstizione- ,aveva trovato il modo di invertire un trend negativo.

Pippo Inzaghi aveva l’abitudine di mangiare biscotti Plasmon prima di una partita. John Terry, storico capitano del Chelsea, era noto per ascoltare un CD di Usher a ridosso di un incontro. Tra il rito apotropaico e il simbolismo di Pogba passa un sottile strato di razionalità. Rendersi conto dei propri mezzi era più forte di qualsiasi malocchio, sfortuna o pianeti non allineati. Pogba ci ha messo poco, giusto un pennarello, qualche secondo e subito dopo si è reso conto di chi veramente stava indossando la numero 10 della Juventus. Attenzione, la 10 +5.

L’enigma del +5 di Pogba

Se il buon giorno si vede dal mattino, la Juventus di Massimiliano Allegri avrebbe dovuto finire la stagione 2015-2016 contando i cocci e ponendosi più di una domanda. Dopo 5 giornate la classifica diceva undicesimo posto e -11 dalla vetta. Non un ottimo ambiente per il neo numero 10 Paul Pogba. L’eredità pesante di Carlos Tevez svolazzava come il fantasma del Natale passato. Durante Juventus-Atalanta si notava qualcosa di strano.

Un piccolo scarabocchio sul retro della maglia numero 10. In piccolo un +5 cercava di raccontare qualcosa che solo la fulgida mente di Pogba poteva sapere. La partita riportava però qualcosa di totalmente diverso: Paul errore dal dischetto che avrebbe potuto dare morale in primis a sé stesso. Un numero 10 che non incideva era sinonimo di blasfemia da quelle parti. Anzi, il rischio di qualche flebile fischio e di finire, da lì a poco, sulla graticola iniziava a serpeggiare. Dopotutto i funerali della Juve erano già in corso, mancava solo qualcuno a officiarli.

6 e 15: il ritorno alle origini

L’aggiunta a pennarello aveva trovato terreno fertile sui giornali. La corretta diagnosi, però, continuava a sfuggire lasciando in eredità solo tante teorie e supposizioni. Una di queste vedeva lo zampino di Alberto Ferrarini, mental coach che in passato aveva aiutato anche Leonardo Bonucci. Il suggerimento era chiaro: per smuovere una torbida situazione, Pogba, avrebbe trovato la luce solo tornando a essere sé stesso. Sulla carta era il numero 10 ma nella sua testa era ancora quel numero 6 consacratosi al Manchester United. “1+0+5=6″. Un ritorno alle origini per smorzare la troppa tensione di quel periodo. A Pogba era chiaro il leitmotiv da percorrere: bisognava creare una comfort zone. Come un riccio, Paul si chiudeva cercando un posto sicuro, ma era chiaro come tutto ciò fosse legato alla sua stabilità mentale. Quale posto migliore se non quello che ti ha dato i natali (calcistici e no)?

Sarà stata fortuna, sorte o chiamatela come volete, ma qualcosa di dantesco era avvenuto. Juventus-Torino, partita che di per sé smuove più di qualche mal di pancia era l’antipasto di una rincorsa in campionato culminata col tricolore.

Perla rara di Paul al volo di controbalzo: insomma, un gol alla Pogba. Esultanza dal gusto estetico rivedibile, come al solito. Balletti strani, pacche date e ricevute e cresta bionda che catalizzava su di sé tutta l’attenzione. Canovaccio carnevalesco culminante con un segno più fatto con le dita. Non era un modo per spiegarci la proprietà commutativa, ma per ricordare il segno subito vicino a quel numero 10 che non faceva più paura. Si faceva forza essendo sé stesso. 6 e 15, come il giorno in cui è nato. Se per forza di cose si cercava di trovare un significato metafisico, fissato in chissà quale costellazione mitologica, il numero 5, secondo la numerologia, indica cambiamento e libertà.

Gol di Pogba contro il Torino

I dolori del giovane Paul

C’è stato un momento in cui la numero 10 della Juventus ha pesato come non mai. Pogba lo sa bene. La sua ultima stagione della sua prima avventura bianconera è un saliscendi di emozioni e prestazioni. Partito con il freno a mano tirato, il talento francese ha trasformato i primi timidi fischi in applausi e urla di gioia. Caricata una squadra intera sulle spalle, Pogba dominerà il resto del campionato con giocate e gol pesantissimi.
Un crescendo emotivo e qualitativo fermato poi l’estate successiva. Pogba torna al Manchester e la 10 passa a Dybala. Un passaggio di consegne proprio nel picco più alto della carriera.

La matematica di Ivan Zamorano

Tempi diversi ma, scalfita nella storia, si trova un’altra dimostrazione di come un semplice numero (o segno) possa influenzare la mentalità di un calciatore. Forse Ivan Zamorano, nel momento in cui per la prima volta stava mettendo due pezzi di nastro adesivo a modi più tra l’1 e l’8, non si rendeva conto di star diventando un’icona. Il gesto serviva da balsamo per un Ronaldo sottotono nell’avvio della stagione 1998-1999. Il Fenomeno iniziava con la 10 ma non era cosa. Giù di tono come se quella maglia lo stesse costringendo a movimenti innaturali, una sorta di straccio infestato da qualche demone.

Sandro Mazzola in versione sacerdote Mapuche, ma senza strani copricapi piumati, era riuscito a trovare la soluzione: sacrifica il numero 9 di Zamorano per darlo a Ronaldo. Via il malocchio senza usare i sali di Wanna Marchi e del connazionale Do Nascimento, il Fenomeno chiudeva la stagione con 34 gol in 47 partite. E Zamorano? Con un’opera d’ingegneria assoluta, aveva deciso di non volersi privare del numero 9. Un attaccante senza quel numero era come David Bowie senza voce. Come nei cartoni animati, a Sandro Mazzola si era illuminata una lampadina sulla testa. 9 era il risultato di 1 + 8. Senza volerlo avevano creato una delle mosse più geniali del calcio, senza neanche usare un pallone.

Pogba è stato questo e tanto altro: speciale in campo, originale fuori. Estro e talento al servizio di una famiglia dalla storia ultracentenaria. Ne sono passati tanti da quegli spogliatoi. Ma come Pogba, unico nel suo genere, non ce ne saranno più. Figura pop, centrocampista moderno. Il 10 juventino dal lifestyle più urban della scena.

Autori

  • Guardo, ascolto e provo a dare un giudizio. Che sia calcio giocato o dietro le quinte. Il tutto con un chiave pop-moderna. Alla ricerca della curiosità e dell’unicità. Senza dimenticare le radici di un passato che fa ancora discutere e che divide l’opinione pubblica.

  • Studio Editoria e comunicazione all’Università degli Studi di Milano. Mi limito a scrivere di calcio, con sottile ironia, su Fuoridalgioco perché palla al piede sono un disastro. Se non esistesse il calcio passerei le giornate parlando di teorie e tecniche degli scacchi, ma in realtà lo faccio già. Piango ogni volta che vedo un video di Pato al Milan o parte Touch dei Daft Punk.

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