16 Aprile 2026
Giù il cappello per Joshua Kimmich. Perché il Bayern di Kane, Olise e Luis Diaz, di Musiala e Lennart Karl, di Neuer e Upamecano non potrebbe esistere senza di lui.
Metronomo per eccellenza, ma anche regista e interdittore allo stesso tempo. Chi diceva che fosse il nuovo Philip Lahm aveva proprio ragione, sia per l’evoluzione del giocatore in campo, che per leadership e temperamento. Al Bayern da 11 stagioni, Kimmich ha raccolto il testimone lasciato dallo storico capitano bavarese, riportando a 360 gradi la sua presenza.
Come Lahm, anche Kimmich nasce come terzino destro, ma progressivamente accentra sempre di più il suo raggio d’azione, finendo per diventare uno dei migliori centrocampisti difensivi del mondo.

Nella notte del 4-3 di Monaco di Baviera, Kimmich propone un’altra, l’ennesima, prestazione da incorniciare, di livello superiore alla media. Primo per distacco per tocchi in campo (136) e 86% di passaggi completati (102 su 118), di cui 88 tentati nella metà campo avversaria. Ma anche 1 assist, da corner, per l’1-1 di Pavlovic e una gara da diga difensiva: 3 contrasti vinti su 4, 3 recuperi, 2 intercetti e 5 duelli vinti su 5. Onnipresente in ogni angolo di campo e situazione di gara.

In stagione sono 41 presenze, solo 3 gare saltate per un infortunio alla caviglia tra dicembre e gennaio. 38 da titolare per una media di 82’ in campo: Kimmich è la linfa vitale del Bayern, tutto ruota intorno a lui. Se il trio là davanti gira che è una meraviglia parte del merito arriva anche dalle retrovie, dove vengono ripuliti i palloni e recapitati lindi per essere depositati in rete. Sono infatti 9 gli assist forniti fin qui in stagione, che per un mediano sono tanta roba. Riduttivo, però, definire solamente “mediano” Kimmich.
Sono, invece 2 i gol segnati, pochi vero, ma di un certo peso: l’1-0 contro il Gladbach, che ha aperto le marcature in una gara difficile da sbloccare, e il 3-2 contro il Dortmund di qualche settimana fa, decisivo per allungare definitivamente in campionato.

Nel gotha dei centrocampisti in attività Joshua Kimmich ci entra di diritto. Potrà non spiccare per qualità tecniche come Vitinha, per potenza fisica come Valverde o per visione come Rodri, ma ha tutto quello che serve per stare insieme ai più grandi. Non mi viene in mente squadra dove il 6 bavarese starebbe seduto in panchina.
Non serve un riconoscimento fisico per avere idea della sua grandezza e importanza nel sistema Bayern Monaco. Se chiedessimo a Kompany quale calciatore non toglierebbe mai dal campo potremmo pensare ai tre tenori offensivi, ma sono abbastanza certo che la sua scelta ricadrebbe sempre su Kimmich.
L’unico, vero, insostituibile.
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