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L’uomo che sfidò gli dei del calcio: Wesley Sneijder

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Back to the past, Calcio –

L’uomo che sfidò gli dei del calcio: Wesley Sneijder

Nel decennio dominato da Lionel Messi e Cristiano Ronaldo, un solo altro nome ha sfiorato il trono dei due extraterrestri: Wesley Sneijder. Il trequartista olandese, nativo di Utrecht, nel 2010 è arrivato a un passo dal Pallone d’Oro, in una stagione che lo ha consacrato tra i centrocampisti più forti della sua generazione.

Quell'anno in cui Messi ha preso il Pallone d'Oro 2010 di Sneijder.. la più  grande assurdità : r/FCInterMilan
Messi e Sneijder alla premiazione del pallone d’oro

L’Ajax e il modello Litmanen: l’inizio

Sneijder calcisticamente parlando nasce ad Amsterdam, entrando nel settore giovanile dell’Ajax all’età di sette anni. Il piccolo Wesley crebbe all’interno di un sistema che da decenni rappresenta un modello mondiale per la formazione dei giovani calciatori. Fin da bambino si distingue per una tecnica fuori dal comune, una straordinaria visione di gioco e una personalità che gli permetteva di assumersi responsabilità anche contro avversari più grandi e fisicamente più sviluppati. Non era il classico talento che viveva esclusivamente di fantasia. Sneijder aveva anche una mentalità competitiva feroce e una determinazione che gli consentivano di migliorare continuamente.

L’occasione di mettersi in mostra in prima squadra arrivò nella stagione 2002-03. L’allenatore Ronald Koeman, alle prese con diversi problemi di formazione, decise di puntare sul giovane centrocampista, facendolo debuttare il 2 febbraio 2003 contro il Willem II. In poche settimane Sneijder passò dall’essere una promessa del vivaio a una risorsa importante per una squadra come l’Ajax, che disputava pure la Champions League.

Le qualità del giovane olandese erano evidenti: classe, precisione eccezionale e soprattutto un tiro devastante dalla distanza. Proprio su questo aspetto Koeman, che è stato uno dei migliori specialisti sui calci piazzati, espresse un giudizio particolarmente significativo: «Calcia il pallone davvero bene. Insieme a Chivu è il miglior battitore di punizioni del club». 

Anche i compagni più affermati notarono immediatamente il suo potenziale. Van der Vaart lo definì «una vera superstar del futuro», evidenziando come fosse già diventato un elemento importante per la squadra nonostante la giovane età. Ancora più significativa fu la valutazione di Zlatan Ibrahimović, che all’epoca era una delle stelle dell’Ajax:

«Gioca come se fosse in squadra da anni. Wesley è un vero giocatore dell’Ajax, con una tecnica fantastica».

Il passo più lungo della gamba: l’arrivo al Real

Dopo gli anni all’Ajax bussa Florentino Perez, che con 27 milioni di euro, preleva Sneijder per posizionarlo nel centrocampo dei nuovi Galacticos. La prima stagione con i Blancos per il fantasista olandese non è da buttare infatti mette a segno 9 gol e 7 assist in 38 partite stagionali.

Il vero strapiombo arriva nella stagione 2008/2009: il Real Madrid comincia male il campionato perdendo contro il Deportivo A Coruna e poi infilando una serie di 8 risultati utili consecutivi che però non convincono Florentino Perez a riconfermare Bernd Shuster che viene esonerato a seguito della sconfitta per 3-4 contro il Siviglia. In tutto questo l’olandese salta le prime 5 a causa di un infortunio al ginocchio. Neanche con il cambio allenatore le cose migliorano. Infatti dall’avvento di Juande Ramos, il centrocampista perde la titolarità e scala le gerarchie fino a finire stabilmente tra panchina e tribuna.

Lo stesso Ramos rivelò pubblicamente che in quel periodo il centrocampista soffriva di forti problemi di ansia e stress personale, fattori che ne compromisero seriamente le prestazioni in campo e che spinsero la società a cederlo all’Inter nell’estate del 2009.

Vodka became my greatest friend - Wesley Sneijder on Real Madrid stint -  Football España
Snejider esulta per un gol nella Liga. Foto da: Football Espana

Il 2010: l’anno della consacrazione 

La stagione 2009-10 rappresentò il vertice della carriera di Wesley Sneijder. Arrivato all’Inter negli ultimi giorni del mercato estivo, l’olandese trovò subito la piena fiducia di José Mourinho. Quest’ultimo lo presentò come “un giocatore fantastico” e come l’uomo giusto per dare qualità e imprevedibilità alla manovra offensiva.

Sneijder nello scacchiere tattico dell’Inter agiva da trequartista, libero di muoversi tra le linee e di fare da raccordo tra centrocampo e attacco. “Wesley è un giocatore intelligente”, spiegò Mou in più di un’occasione, sottolineando anche la sua disponibilità al sacrificio.

Impossibile non raccontare il suo status di fuoriclasse assoluto, senza citare la doppietta in una delle partite più belle degli ultimi 20 anni dell’Inter, ma forse della storia della Serie A. Quale? Inter-Siena 4-3. I gol su punizione dell’olandese in due momenti critici del match fanno capire tutto. Oggi infatti non siamo più abituati a vedere gol su calcio piazzato di questa portata.

Poi il resto, sarà storia. Con la vittoria di Serie A, Coppa Italia e Champions League, l’Inter conquistò l’iconico Triplete. Al centro di quel capolavoro c’era assolutamente Wesley Sneijder, il giocatore che Mourinho riuscì a valorizzare meglio di chiunque altro.

Wesley Sneijder, il numero 10 dell'Inter del triplete - WH News
Wesley Sneijder festeggia la vittoria della Champions con i suoi tifosi. Foto da: WH News

Il Mondiale: la fine del sogno

Archiviato il Triplete, Sneijder si confermò protagonista assoluto anche al Mondiale sudafricano trascinando gli Oranje fino alla finale. Decisive le sue firme contro Giappone e Slovacchia, ma fondamentale fu la quasi doppietta (perché da un suo cross scaturì il pareggio olandese con autogol di Felipe Melo) nei quarti di finale, giocati il 2 Luglio 2010 contro il Brasile, in quel momento forse la squadra favorita per la vittoria finale.

L’11 Luglio 2010 al FNB Stadium di Johannesburg si gioca la Finale della Coppa del Mondo, da un lato la Spagna più forte della storia con i vari Xavi, Iniesta, Casillas, Fabregas, Puyol ecc… e dall’altra l’Olanda di Sneijder sì, ma anche Robben, Kuyt e Van Persie,ecc.
La partita come tutte le finali, porta con se parecchia tensione e paura dell’errore, infatti le due squadre non si sbilanciano molto per gran parte del match.

L’equilibrio dura fino al minuto 116′, quando Don Andres Iniesta segna il gol più importante della storia della Roja, dedicandolo poi a Dani Jarque, ex capitano dell’Espanyol deceduto l’8 Agosto 2009. La Spagna è campione del mondo, mentre l’Olanda perde la terza finale raggiunta per il titolo mondiale nel corso della sua storia calcistica (dopo 1974 e 1978). Nonostante la sconfitta, nessuno dimenticano le gesta di Sneijder in quella edizione di una Coppa del Mondo. Gol, assist, prestazioni, leadership che valgono solo applausi e un secondo posto a testa altissima. L’inerzia non aiutò lui e la sua Olanda.

Ingiustizia divina e non solo

Purtroppo non sempre il dio del calcio è giusto. Il paradosso però arriverà mesi dopo, perché anche quando è evidente la meritevolezza di un riconoscimento, anche minimo, in compenso alla sconfitta in finale, la decisione non ricade su Sneijder. Parlo del Pallone d’Oro.

Il paradosso fu proprio che, nonostante una stagione perfetta, Wesley Sneijder arriverà quinto alla classifica per il Pallone d’Oro, dietro Messi, Xavi, Iniesta e Cristiano Ronaldo, in quella che viene ricordata infatti come una delle più grandi ingiustizie calcistiche di sempre.

Eppure, a distanza di anni, quel 2010 resta impresso nella memoria di chi ama il calcio più di molti trofei individuali: perché per un’intera stagione, Wesley Sneijder è stato davvero il terzo incomodo di Messi e Ronaldo. Da lì in poi, tra infortuni, scelte di mercato sbagliate e un pizzico di sfortuna, la sua carriera non troverà più quei picchi assoluti, ma resterà il ricordo di un giocatore che, quando contava davvero, è stato semplicemente il migliore di tutti.

Wesley Sneijder festeggia un gol in nazionale. Foto da: The Football Times

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