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La Spagna non è una sorpresa, è un piano

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Calcio, Campionati esteri

La Spagna non è una sorpresa, è un piano

La Spagna di Luis De la Fuente, campione d’Europa in carica, batte la Francia 2-0 e vola in finale dei Mondiali 2026. Una partita perfetta, preparata perfettamente dal CT spagnolo, frutto di un percorso graduale negli ultimi tre anni, che ha permesso alla Roja di rinascere dalle ceneri di un periodo storico deludente a livello internazionale tra il 2014 e il 2020, causa un ricambio generazionale da valorizzare. Luis Enrique mise alcune basi, ma De La Fuente, come uomo nell’ombra in quel periodo storico ha vissuto il calcio spagnolo meglio di tutti. Lui stesso lo ha dichiarato, appena dopo l’annuncio come CT della Roja nel 2022. Il primo insegnamento? Ogni nazionale ha una propria identità calcistica che la fa padrona, il deus ex machina di gioco e giocatori, senza replicare modelli esteri.

L’annuncio di De La Fuente nel 2022.

Un uomo di federazione, non di club

De La Fuente non ha mai allenato una prima squadra di Liga, a differenza di colleghi come Luis Enrique o Del Bosque. Il suo percorso è quasi tutto interno ai settori giovanili e alla federazione spagnola: 10 anni, 4 nel vivaio del Siviglia e 6 in quello dell’Athletic Bilbao, una breve esperienza con l’Alaves. Poi dal 2013 la trafila completa nel settore giovanile della Roja: Under 18, Under 19 e infine Under 21, conquistando due Europei Under-19 e Under-21 nel 2015 e nel 2019. Una gavetta lunghissima che gli ha permesso di conoscere uno per uno i giocatori che oggi guida in finale. A differenza del nostro paese, la Spagna ha puntato sui giovani che hanno trionfato con le categorie Under della propria nazionale, guardacaso.

https://www.goal.com/it/liste/luis-de-la-fuente-chi-e-ct-spagna-carriera-da-allenatore-trofei-vinti-in-carriera/blt1225085f2c872d3b

I Pupilli di Luis

Logicamente molti protagonisti di questa Spagna sono stati lanciati proprio da De La Fuente nelle nazionali giovanili: Unai Simon e Rodri fin dagli Europei Under 19 del 2015, Pedri ed Eric Garcia alle Olimpiadi di Tokyo 2020, Dani Olmo con l’Europeo Under 21 del 2019, Mikel Merino idem. Una continuità rara nel calcio internazionale, che spiega la fiducia totale del gruppo nel proprio commissario tecnico. E non solo: Nico Williams e Unai Simon, entrambi baschi e cresciuti nell’Athletic Bilbao, oppure la pattuglia della Real Sociedad con Oyarzabal, Merino e Zubimendi, tutti passati per le nazionali giovanili guidate proprio dal CT. Una Spagna che si è ritrovata anche riscoprendo le proprie radici cantere.

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La muraglia spagnola

Il dato più impressionante di questo Mondiale non riguarda l’attacco, ma la difesa: la Spagna ha subito un solo gol in tutto il torneo, arrivando alle semifinali come una delle sole tre nazionali nella storia della Coppa del Mondo a riuscire nell’impresa, dopo la Francia del 1998 e l’Italia del 2006. Entrambe le precedenti, va ricordato, sono poi diventate campioni del mondo.

https://sports.yahoo.com/articles/champions-already-spain-defend-absurd-001000287.html

La generazione 2010: eguagliare il sogno

Il collegamento con il trionfo del 2010 non è solo simbolico: in quell’edizione la Spagna vinse il Mondiale subendo appena due gol in tutto il torneo. Oggi la Roja ha fatto ancora meglio nella fase a eliminazione diretta, tanto che i protagonisti stessi, a partire da Oyarzabal, hanno parlato apertamente del sogno di eguagliare quella generazione. Peraltro, hanno la grande occasione di fare un’altra doppietta Europeo-Mondiale, come tra il 2008 e il 2010.

https://www.ilpost.it/2026/07/14/spagna-finale-mondiali

Già prima della sfida contro il Belgio, la Spagna aveva già superato il precedente primato di imbattibilità nella fase a gironi e ad eliminazione diretta di un singolo Mondiale, arrivando a 609 minuti senza subire reti. Il muro più lungo mai eretto in una singola edizione della competizione, superando la Svizzera delle edizioni 2006 e 2010.

https://www.napolimagazine.com/calcio/articolo/mondiali-2026-spagna-il-miglior-attacco-la-difesa-unai-simon-da-record-a-4-50-il-secondo-titolo-mon-07-07-2026

Non solo tiki-taka

La lettura tattica di questa Spagna va oltre l’etichetta del possesso palla. Fanno la diffferenza gli equilibri difensivi solidissimi: il doppio compito di Rodri davanti alla difesa, l’intesa tra Laporte e Cubarsí al centro, il lavoro di copertura (oltre che di sovrapposizione in fase offensiva) di Porro e Cucurella sulle corsie. Un possesso palla “utile”, funzionale prima di tutto a non concedere nulla agli avversari. La difesa resta sempre compatta in linea, seppur molto alta, per ingabbiare i movimenti degli attaccanti avversari.

https://www.eurosport.it/calcio/mondiali/2026/paradosso-spagna-la-metamorfosi-dal-tiki-taka-alla-difesa-senza-gol-subiti-il-belgio-invertira-questo-trend-oppure-no_sto23317636/story.shtml

Il dominio silenzioso

I numeri di Francia-Spagna raccontano esattamente il concetto espresso finora: non serve strafare quando il piano è chiaro. 55% di possesso, 219 passaggi completati su 252, uno xG di 0,99 contro lo 0,04 della Francia. Non semplici statistiche, ma la fotografia di un’identità di gioco costruita in tre anni, capace di annullare un attacco tra i più forti del torneo senza mai concedere una vera occasione da gol. Poi la grande capacità palla al piede di Unai Simon ha prevalso in fase di costruzione per uscire dal pressing dei francesi, senza dimenticare i notevoli raddoppi di Alex Baena e Yamal su Olise e Doué in fase di non possesso. La grande genialità resta Oyarzabal che si abbassa spesso in mediana come regista aggiunto per far sbilanciare e uscire la difesa francese.

https://www.instagram.com/p/Dayis7VuzYs

Spagna

Il gruppo prima dei singoli

Dal suo insediamento nel 2022, De La Fuente ha peraltro già utilizzato oltre 50 giocatori diversi nella Roja, segno di un progetto aperto al ricambio ma coerente nei principi di gioco. Una gestione che ha permesso l’inserimento naturale di giovani come Lamine Yamal accanto ai veterani, senza strappi nella costruzione del gruppo. L’intesa, la compattezza e l’unità di gruppo non sono mai casuali. Questa Spagna merita solo applausi, e il vero protagonista è il generale in panchina, perché questa nazionale sa andare oltre le individualità. Sa giocare, sa soffrire, sa rimediare e sa vincere.

Il progetto di De La Fuente – Mondo Primavera

Impegno e solidarietà

Battere la Francia non è un episodio isolato: è la terza vittoria di fila della Spagna contro Les Bleus negli ultimi tre anni, dopo il successo di Euro 2024 e quello in Nations League 2024-25. Un dato che ridimensiona ogni sorpresa: non è la Francia ad aver steccato una sera, è la Spagna ad aver trovato sistematicamente la chiave per un avversario che, sulla carta, resta tra i più forti al mondo. Non a caso, a fine partita, De La Fuente non ha parlato di tattica o di singoli, ma di squadra: ha sottolineato l’impegno, la generosità e la solidarietà dimostrati dai suoi giocatori giorno dopo giorno, ribadendo di essere orgoglioso di un collettivo capace di rendere semplice ciò che è estremamente complicato. Le parole di un allenatore che, in tre anni, ha costruito prima un gruppo e poi una squadra da record.

Il calcio si guarda in campo, non sui social

Chi si stupisce di questi risultati, probabilmente, il calcio lo guarda più sugli edit di Instagram e TikTok che allo stadio o in tv. Quei video raccontano dribbling e giocate individuali, ma ignorano chi fa davvero la differenza: Merino, Oyarzabal, Unai Simon, Cubarsí, Rodri sono giocatori fortissimi che non cercano la giocata da copertina. Fanno le cose semplici, al momento giusto, senza bisogno di mettersi in mostra. Ed è proprio questo calcio silenzioso e solido a portare la Spagna a un passo dal Mondiale.

https://www.ilpost.it/2026/07/15/spagna-de-la-fuente-rodri-oyarzabal-calcio-mondiali-2026

Autore

  • Fondatore di FuoriDalGioco. Studente di Scienze Giuridiche.
    Gestisco e coordino ogni attività diretta alla pubblicazione di contenuti come articoli e video, insieme alle pubbliche relazioni. Non mi pongo limiti di fronte alla possibilità di crescere e cerco l’avanguardia in ogni ambito. La mia missione è raccontare lo sport nella piena originalità.

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