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Caro Lele Adani…

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Calcio

Caro Lele Adani…

Chi è che ormai non conosce Lele Adani ? L’ex difensore di Inter e Brescia è uno dei più noti commentatori calcistici del nostro tempo, oltre a essere diventato un’autentica star dei social grazie ai suoi tormentoni e alla personalità molto eccentrica.

Ma proprio per via della sua personalità eccentrica, e alla sua nota passione per il calcio sudamericano, il buon Lele si è di nuovo reso protagonista di una polemica relativa alle sue telecronache nei confronti della Nazionale Argentina. Quel che cercheremo di fare oggi non sarà solo una critica al suo modo di fare telecronaca, ma anche capire le ragioni del perché Adani si spinga sempre così oltre.

E quindi, caro Lele Adani, non ti arrabbiare, noi non vogliamo far altro che capire…

Ben venga l’esaltazione, ma…

Come detto poc’anzi, il tifo di Adani nei confornti della Selección, e in generale per il calcio sudamericano, è ormai noto da tempo. La passione nata grazie all’amicizia con l’ex compagno di squadra all’Inter Matias Almeyda è ben radicata nel cuore di Lele, forse anche più di alcuni argentini.

Lo show che ha fatto in telecronaca in occasione della semifinale di questa edizione della Coppa del Mondo fra l’Inghilterra e la stessa Argentina infatti, è solo l’ultimo di una serie di episodi abbastanza emblematici iniziati con gli scorsi Mondiali in Qatar. “Cosa ci sarebbe di male ?” direbbero coloro che amano quel tipo di telecronaca. Beh, nulla se non fosse che il commentatore di Correggio è un dipendente della RAI.

Parliamo seriamente: se avesse lavorato per una rete privata si poteva anche lasciar correre, come spesso e volentieri è stato fatto ai tempi di Sky Italia, ma quando lavori per un servizio pubblico allora la questione si fa ben diversa. Ben vengano le telecronache emozionanti e poco istituzionali, ma sulla tv pubblica italiana un minimo di imparzialità e di contegno sono priorità professionali. Soprattutto quando non parliamo della nostra nazionale, e quando non tutti possono permettersi un abbonamento per un servizio privato, e son costretti a guardarsi le partite sull’unica emittente che le trasmette in chiaro.

La metamorfosi di Lele

Dopo la partita, ovviamente, non sono mancate le critiche. Anche perché lo stesso Alberto Rimedio, il noto telecronista della Nazionale Italiana, è apparso alquanto imbarazzato dopo le sciorinate d’amore di Adani a Messi e compagni.

Quello che ci salta all’occhio più di ogni cosa però, è che Lele Adani non è sempre stato così. Agli inizi della sua carriera da opinionista e commentatore era molto apprezzato per la sua competenza, per la sua dialettica e per il suo stile poco ortodosso, ma sempre entro le righe. Progressivamente però, è cambiato tutto.

Caro Lele Adani...
Lele Adani

Lele ha iniziato ad essere molto seguito sui social grazie ai live podcast Bobo TV e Viva el Futbol, in cui libero da ogni paletto editoriale, poteva lanciarsi in opinioni sempre più spinte e taglienti. A quel punto è chiaro che qualcosa sia cambiato, e che probabilmente egli abbia intuito il vero potenziale dei linguaggi di comunicazione dei moderni social network.

L’essere così eccentrico, lo schierarsi apertamente contro la mentalità “risultatista” italiana, l’enorme esaltazione verso qualunque cosa lo emozionasse ha portato Lele a diventare un vero e proprio personaggio. A volte sicuramente divertente e godibile, come in alcuni progetti musicali a cui ha preso parte, a tratti estremamente tossico ed egoriferito. E forse è proprio qui che arriva il problema: il protagonista della nostra storia ha davvero capito la differenza fra personaggio e professionista ?

Un confine sottile

Nel variegato mondo digitale odierno è abbastanza palese che più fai rumore più vieni ascoltato e preso in considerazione, e così è stato anche per Adani.

I ragazzini, che ormai guardano lo sport quasi esclusivamente tramite il piccolo schermo di uno smartphone, trovano inevitabilmente in Lele Adani una figura forte, carismatica e in un certo senso anticonformista. Crediamo che questo, unito ad un enorme ego e una sana dose di manie di protagonismo, lo abbia portato a sconfinare sempre più, e a trasformare un lavoro così nobile e ambito, come il commentatore tecnico, in un autentico show di un caratterista. Uno show che ha distorto l’attenzione dall’evento cardine, ovvero la partita.

Caro Lele Adani...
Leo Messi e Harry Kane

E ciò che lo testimonia ancor di più è l’impietoso confronto con i suoi colleghi Pierluigi Pardo e Massimo Ambrosini. Le due voci di DAZN hanno raccontato l’epilogo emozionante della sfida tra i britannici e gli argentini lasciandosi andare anche loro all’euforia del momento, impossibile non farlo viste anche la storia e la rivalità fra le due compagini. Ma loro non hanno oltrepassato il confine che il loro collega ha brutalmente sfondato.

L’interpretazione di un personaggio di questo genere non può piacere a tutti, soprattutto quando va oltre ogni briciolo di buonsenso e professionalità. Oltretutto la RAI non fa nulla per cercare di rimetterlo in riga, forse per la regola non scritta del “nel bene o nel male, l’importante è che se ne parli”.

Un messaggio svilente

In ultima istanza, grazie allo spunto fornito da una riflessione del nostro Alessandro Robustelli su Instagram, la domanda che ci poniamo è: ma è davvero questo il messaggio che la nostra emittente nazionale vuole mandare a tutti i ragazzi che vogliono diventare giornalisti e telecronisti ?

Passiamo anni a studiare, a cercare contatti, a inventarci idee e a capire come poter sfondare in un mondo così complicato come il giornalismo moderno, per poi ritrovarci con commentatori egocentrici che vogliono essere protagonisti a tutti i costi, senza il minimo rispetto per il proprio lavoro e per lo sport.

Ci state dicendo che è davvero questo il modo per diventare credibili ?

E qui non si parla più di Lele Adani in sé, perché Lele non è altro che la conseguenza della deriva che ha preso il giornalismo sportivo nell’ultimo decennio. Ognuno ha un proprio stile e le proprie preferenze, ma ciò che non deve mai mancare è la centralità dello sport come vero filo conduttore. Anche perché, non sorprendiamoci che non siamo più una superpotenza calcistica se queste sono le narrazione proposte dai maggiori broadcaster.

Autore

  • 25 anni, studente di Scienze della Comunicazione e aspirante giornalista sportivo. In Fuori Dal Gioco sono autore e  referente della sezione Motorsport, mi occupo quindi della supervisione e della pubblicazione di contenuti a tema sport motoristici, in particolare sul mondo della Formula 1. Mi impegno a trasmettere il più possibile la mia passione, cercando sempre di riportare aneddoti e storie originali.

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